I confini mobili tra fotografia e arte
Al via ad Alghero il ciclo di mostre “42 giorni”, a cura del “Collettivo trepercento”
ALGHERO. Il mezzo fotografico nell’arte contemporanea è il tema di sei mostre – cinque personali, una con doppi protagonisti – riunite nel ciclo “42 giorni” curato dal collettivo trepercento.
Un gruppo che, spiegano i componenti, deve il nome alla percentuale di Dna dell’uomo di Neanderthal presente in loro. E di conseguenza in tutti noi. Ad ospitarli, dal 30 settembre all’11 novembre, è la galleria Bonaire Contemporanea di via Principe Umberto ad Alghero. Loro sono Giulia Sini (da venerdì alle 18.30), Francesca Randi (dall’8 ottobre), Enrico Pugioni (dal 15), Gianni Ruggiu (dal 22), Giulia Sale (dal 29), Giusy Calia e Marcello Scalas (dal 5 novembre). La caratteristica principale di questo gruppo è che per nessuno dei sette la fotografia è l’arte d'elezione. È invece una potenzialità in più da aggiungere a quelle già esplorate con la pittura, le installazioni e altri linguaggi visivi.
Apre la staffetta Giulia Sini con “Pitifù”, quindici lavori realizzati con un mix di fotografia analogica e digitale, modellazione 3d e collage digitale, con finiture e cornici rigorosamente a mano. Il titolo – ironica deformazione, riemersa dai ricordi d’infanzia, del dolcetto petit four – rappresenta per l’artista «l’atmosfera della famiglia allargata, cioè comprensiva di zie», presenze costanti dei suoi primi anni di vita, spettatrici del suo debutto dal grembo materno e perimetro del mondo.
Tra sarcasmo e nostalgia, Sini scrive nella presentazione: «Mi ero rigirata in testa quel nome arrotondato con finale pizzoso come i colli in nylon bianco delle camicette ricamate da mia madre che mi procuravano accesi sfoghi cutanei. Per scoprire poi che erano quelli brutti delle occasioni speciali, delle domeniche e delle feste, gli ultimi che avrei scelto, potendo, i disadattati».
Questi gli orari del ciclo di mostre: il sabato e la domenica dalle 18.30 alle 20.30; tutti gli altri giorni su appuntamento. (gr.br.)
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