Fiammetta Fazio e Lucilla Giagnoni la crisi si risolve con l’Edipo Re
SASSARI. Il teatro e la storia come strumenti interpretativi della realtà e della politica contemporanea. L'attrice Lucilla Giagnoni e la storica Fiammetta Fazio, accompagnati dai musicisti Luca...
SASSARI. Il teatro e la storia come strumenti interpretativi della realtà e della politica contemporanea. L'attrice Lucilla Giagnoni e la storica Fiammetta Fazio, accompagnati dai musicisti Luca Nulchis ed Egidiana Carta hanno portato in scena al Civico di Sassari «Oltre la fine, la città nuova». Lo spettacolo inserito all'interno della rassegna “Voci di donna” organizzata da Teatro e/o Musica ha raccontato l'apocalisse, intesa come rivelazione che preannuncia un nuovo inizio per l'umanità. In una sorta di conferenza-spettacolo dal ritmo serrato i quattro protagonisti riportano il teatro alla funzione che aveva per gli antichi greci.
«Il termine theatron viene dal verbo greco theáomai -dice Fiammetta Fazio- e vuol dire: osservare per capire e riflettere sui fatti. L'educazione del cittadino avveniva a teatro, era questo il luogo della riflessione politica». «La nostra Apocalisse è iniziata a New York l'undici settembre del 2001. Tutti abbiamo visto, -dice Giagnoni- tutti ricordiamo cosa stavamo facendo quel giorno mentre i simboli “inattaccabili” della nostra cultura occidentale venivano distrutti». Il tema affrontato è globale coinvolge ogni cittadino del mondo: come superare la crisi? Come affrontare l'apocalisse, come costruire un nuovo percorso? Arriva dai classici, la risposta di Giagnoni e Fazio, da un testo sacro: l'Apocalisse di Giovanni e da un testo teatrale: l'Edipo Re di Sofocle, uno dei più avvincenti e riusciti thriller della storia della letteratura. «Questa crisi per essere risolta ha bisogno di consapevolezza, di nuove scelte -dice Giagnoni- nuovi sguardi». L'analisi si sofferma sul significato di democrazia sulle sue fragilità congenite ma anche sul ruolo del politico, sulla responsabilità dei governanti di saper riconoscere le cause della crisi e risolverle avendo come obiettivo non il proprio tornaconto ma il bene comune. «Edipo vuol salvare la sua Tebe dalla peste, dal contagio e attraverso un percorso di conoscenza -dice Giagnoni- si accorge che lui stesso è la causa del male. Edipo si assume la responsabilità di essere inconsapevole patricida e inconsapevole figlio incestuoso e sceglie l'esilio per il bene della sua città». Responsabilità individuale, fragilità umana, i messaggi di Sofocle sempre attuali arrivano dritti al pubblico in questo lavoro in cui si riscopre la potenza evocativa del teatro nell'interpretazione magistrale di Giagnoni che riesce con brevi monologhi a coinvolgere il pubblico nella tragica vicenda di Edipo supportata in un perfetto equilibrio stilistico e narrativo dalla presenza "rassicurante" di Fazio. L'accompagnamento musicale di Nulchis e Carta e le loro “invenzioni” sonore per pianoforte, flauto voce e armonium indiano, veicolano le emozioni del racconto amplificandone il messaggio.
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