Bellezza e natura il tesoro vero della Sardegna

I primi interventi di tutela a metà degli anni ’80 Un modello per la gestione del territorio

SASSARI. Torna oggi in tutta Italia la Giornata delle oasi Wwf, con moltissime iniziative nelle circa 100 oasi gestite dall’associazione aperte gratuitamente con esplorazioni di fiumi e boschi, avvistamenti di animali, bird watching, attività all’aperto. È il modo più diretto per capire cosa fa il Wwf, e perché è importante che continui il suo impegno.

In Sardegna l’impegno del Wwf data dalla metà degli anni Ottanta. È il 1985, sulle pagine di un quotidiano appare la notizia che la tenuta di Monte Arcosu, sulle montagne del Sulcis, è in vendita. Un medico di Cagliari, recentemente scomparso, Antonello Monni, delegato Wwf per la Sardegna, chiama la sede centrale dell’associazione e lancia l'idea: «Compriamo Monte Arcosu. Salveremo il cervo sardo e una foresta meravigliosa».

Un’idea fantastica. Fulco Pratesi, fondatore del Wwf e allora presidente in carica, accettò la sfida e la fece approvare dal consiglio direttivo. Quella che seguì fu una delle campagne di raccolta fondi più entusiasmanti in campo ambientale. In poche settimane si raccolsero i fondi necessari – circa 300 milioni di lire – a cui si aggiunse un finanziamento della Comunità europea. Monte Arcosu divenne la prima oasi del Wwf in Sardegna. La più grande, ancora oggi. Un successo di conservazione straordinario. Il cervo sardo al momento dell’acquisto era presente con una popolazione di appena settanta esemplari. Ora sono più di 1200. Molte aree boschive erano state mortificate dai tagli a raso. Oggi sono tornate foreste.

La seconda oasi acquisita dal Wwf in Sardegna fu Turr ’e Seu, a Cabras. Un luogo che, prima di colpire per la bellezza, t’inebriava con i profumi intensi della macchia. Un tratto di costa a picco sul mare, dominato dalla Torre del Sevo o Turr ’e Seu, dalla mole tondeggiante costruita nel XVI secolo. Furono due insegnanti di Cabras, Dario e Mena Cossu, insieme al Wwf oristanese, a trattare l’affitto della tenuta con la vedova di don Efisio Carta, lo storico padrone degli stagni, che proprio nei luoghi della futura oasi fu rapito nel 1978, per non fare mai più ritorno. L'abbandono di quell'area e le prime forme di degrado, convinsero gli attivisti ad agire. La gestione di quel tratto di costa fu dedicata soprattutto al recupero dell'aspetto originario, con la vegetazione finalmente libera da tagli e rifiuti, i muretti a secco rimessi in piedi, le casette rurali aperte alle attività didattiche.

L’oasi di Seu nasce a metà degli anni Ottanta del Novecento e rimane al Wwf per più di dieci anni, fino a quando subentrò l’amministrazione comunale e poi l’attuale Area marina protetta della penisola del Sinis. Per chi ha partecipato alla nascita dell’oasi e alla sua gestione Wwf in quegli anni, resta vivo un bel ricordo e molti rimpianti.

a Monte Arcosu e Torre ’e Seu si aggiunse poi l’oasi delle Steppe, a Mores, nel Meilogu, nasce per salvare un uccello, la gallina prataiola, minacciata di estinzione. Il sito si estende in quella piana che conserva uno degli ambienti più a rischio dell’Europa occidentale: le steppe e le praterie aride. Un ambiente tipico con prati, pascoli, campi coltivati e vere e proprie steppe, non lontano dalla mole austera del nuraghe Burghidu. L’oasi nacque grazie all’impegno di alcuni giovani dell'allora Wwf di Ozieri e diventò ancora più concreta con un progetto di conservazione dell’habitat e della gallina prataiola, diventata il simbolo dell’area, cofinanziato dall’Unione europea. È stata da sempre un’area di rifugio per la fauna selvatica.

L’ultima ad arrivare in casa Wwf è stata l’oasi di Scivu, ad Arbus. A volerla sono stati prima di tutto proprietari, Fausta e Giovanni Atzedi. I quali hanno ereditato un paradiso e come tale hanno deciso di conservarlo. Da qui il contatto con il Wwf. L’oasi di Scivu sta crescendopiano piano, anche perché ha dovuto superare l’impatto iniziale di chi a livello locale ha fatto un’opposizione ancora oggi inspiegabile. Si estende tra le dune e le aree subito alle spalle di quel complesso ambientale, Scivu-Piscinas, considerato l’unico deserto costiero d’Europa. Ci sono ginepri secolari e piante endemiche; c’è il cervo sardo e, non lontano, si è riprodotta la tartaruga marina. L’oasi nasce anche per contrastare il taglio delle piante e le scorribande dei fuoristrada. Ma soprattutto per il desiderio di mantenere un patrimonio di natura e di bellezza. Come per tutte le oasi del Wwf e del mondo.

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