La Nuova Sardegna

Bruno Tognolini: «Dire storie, per resistere»

di Roberta Sanna
Bruno Tognolini: «Dire storie, per resistere»

Lo scrittore e organizzatore della rassegna spiega il tema che è stato scelto per l’edizione di quest’anno: “Coraggio!”

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CAGLIARI. «Frodo, che portò l’anello ma non lo usò mai per se stesso: Fuoco! A noi il fuoco del coraggio!». Con un rituale responsorio, simile a quello dei Maori, ma presente in tante culture, stasera alle 20 dall’Exma, al culmine del Festival Tuttestorie, uscirà in processione il Santo Personaggio, patrono del coraggio. La statua di ferro alta tre metri e mezzo, preceduta dal cocchio da cui si lanceranno sul ritmo di tamburi giapponesi le tiritere che celebrano gli impulsi coraggiosi di ciascuno dei santini – personaggi letterari scelti da bambini e autori che formano la lunga e colorata chioma del Santo – arriverà sino alla piazza della Darsena, accompagnata dall’imponente seguito di percussioni corporee, un serpentone di bambini e ragazzi preparati da Katia Castagna con i tanti laboratori fatti nelle scuole e centri di accoglienza.

«La speranza è che i cittadini, vedendo quella che potrà sembrare una “Rantantira 2 la vendetta”, nel sentire e riconoscere i personaggi di libri si uniscano alla processione per arrivare alla Darsena e cantare insieme l’Inno del Coraggio». Lo auspica Bruno Tognolini, particolarmente orgoglioso dell’inno che ha scritto così come di Antonello Murgia che lo ha musicato, ed eseguito con le voci di Fabio Marceddu, Tiziana Pani e del Coro di voci bianche del Conservatorio di Cagliari sui ritmi dixieland del Crazy Ramblers Quintett.

« C’è un passo avanti rispetto ad altre edizioni – spiega Tognolini che ci accoglie all’Exma con il doppio badge di organizzatore e di ospite –. Ogni anno con Tuttestorie ragionavamo sul tema come una cosa fuori di noi. Quest’anno – anche con Nicoletta Gramantieri, bibliotecaria di Sala Borsa a Bologna, nostra seguace e ora cooptata nel gruppo di ideazione – quando ci siamo chiesti cos’è il coraggio per noi e cos’è nei libri, in cosa riguarda i bambini, ci siamo accorti che ci riguardava molto da vicino, come operatori». Come se questa undicesima edizione del Festival segnasse una nuova consapevolezza, insomma. «In realtà già usavo il termine “incoraggiatori”. Per indicare che siamo quelli che si prendono la briga di andare in giro e osare seminare discorsi di speranza e di coraggio. Da quando ho cominciato, mi chiedevo che senso ha mettere al mondo figli se poi gli dici che quel mondo è una catastrofe. Tra adulti, troppo spesso ci compiacciamo di dire “è la fine”. Sarebbe assurdo, criminale, parlare così ai bambini. C’è una specie di fermo istintivo, specifico della nostra specie. Ci dice che non sono discorsi per loro, perché, se noi vediamo la catastrofe, starà a loro cercare di evitarla». E di vedere le cose da un altro punto di vista. Ecco il vantaggio dello scrittore per l’infanzia, spiega Tognolini. «Già sapevo che alle radici della mia vocazione – o caso – c’era questo: non sarei stato costretto a fare discorsi di frana e catastrofe, ma anzi a farne di costruzione e specialmente di speranza».

Ed erano proprio quelli, che aveva voglia di fare – spiega lo scrittore. «Perché gli incoraggiatori hanno il coraggio di fare discorsi piccoli, che si fanno in luoghi piccoli, nelle periferie. Con la scusa dell’infanzia, con delle maschere, insomma. Avete presente quelli che si affrancano dall’obbligo di far finta di non vedere gli altri in strada grazie alla presenza di un cane? Ecco. Da tanto ho scoperto che con la scusa dell’infanzia in tanti lasciano accesso a sentimenti e ragionamenti che come adulti riterrebbero impropri».

Come il coraggio della speranza, appunto. «Molto spesso genitori e insegnanti con cui faccio gli incontri, mi dicono con gratitudine: “Mi ha fatto tornare bambina”. Ma non ho fatto questo. Semplicemente ho utilizzato la scusa dell’infanzia per far rifiorire sentimenti e ragionamenti, emozioni e speranze che ad un adulto sono vietate, chissà perché».

Nell’analisi degli ideatori sul tema del coraggio c’è stata anche la domanda: bene, siamo incoraggiatori, ma chi incoraggia gli incoraggiatori? Ed ecco la risposta. «Prendiamo coraggio da due categorie diverse. Prima di tutto dagli altri incoraggiatori, quando incontri in pittura, musica o scrittura, artisti che ti fanno nascere l’invidia felice, quella che fa pensare “questo bastardo com’è riuscito a fare questa cosa troppo bella” e allo stesso tempo offre un incoraggiamento, perché ti mostra che si può fare».

L’altra categoria è quella degli incoraggiati, conclude Tognolini. «C’è un circuito sanguigno, sangue venoso e arterioso, che va e torna. Vedere il lampo negli occhi dei bambini e dei grandi, questa risposta di accoglienza e di entusiasmo, e di compito anche, perché dicono “è questo che mi serviva”. Ed è ciò che fa continuare. Così come le lettere e le email che mi arrivano e che contano forse più delle copie vendute. Ecco, tutto questo è il vissuto che c’era a monte. E il festival Tuttestorie è un incoraggiatore, in città ha questa funzione. Ora ha fatto un oggetto del suo soggetto. Così ci siamo resi conto che i personaggi dei libri sono come santi a cui chiediamo incoraggiamento e una grazia nella vita, e così è nato il Santo Personaggio, patrono del coraggio, che sfilerà stasera in chiusura di Tuttestorie. Anche questo sarà per noi un atto di coraggio, uscire dal nido in cui si comprime e conserva la forza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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