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cagliari

Entusiasmo e applausi per Pisaroni

di Gabriele Balloi
Entusiasmo e applausi per Pisaroni

Ottimo concerto del baritono per la Stagione concertistica del Lirico

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CAGLIARI. Grandi applausi, al Lirico, per il baritono Luca Pisaroni. Ospite d’eccezione nella Stagione concertistica venerdì (con replica l’indomani). Ha mandato in visibilio una sala neppure tanto piena, a onor del vero. Ma l’entusiasmo del pubblico è parso comunque palpabile. Entusiasmo che il cantante suscita fin dagli esordi, al Festival di Salisburgo, quando a 26 anni debuttò coi Wiener Philharmoniker diretti da Harnoncourt. Da allora, in breve tempo, è diventato una di quelle stelle della lirica tanto corteggiate da istituzioni musicali e major discografiche. O perlomeno così all’estero. Visto che qua in Italia pare abbia cantato solamente un’opera, “Così fan tutte”, al Regio di Torino circa dieci anni fa. Mentre in giro per il globo è sovente scritturato, nonché destinatario di apprezzamenti. Sta di fatto che Pisaroni – nato in Venezuela e cresciuto poi a Busseto, dove frequentò le masterclass di Carlo Bergonzi – ha preferito vivere in Austria, con sua moglie Catherine, figlia del grande baritono statunitense Thomas Hampson, assieme al quale si è esibito più volte e con cui, oltretutto, ha inciso di Verdi il “Simon Boccanegra”.

Annoverato fra gli specialisti odierni del repertorio mozartiano, Pisaroni ne ha eseguito alcune arie da concerto sotto l’attenta direzione di Giampaolo Bisanti. Come ad esempio “Mentre ti lascio, oh figlia” o “Aspri rimorsi atroci” delle quali, peraltro, diede bellissima interpretazione Boris Christoff, il basso bulgaro che a otto anni fece scattare in Pisaroni l’amore per il canto.

Ed è qui, non a caso, che dà il meglio di sé. Pur non dotato di enorme volume sonoro, compensa con dizione chiarissima, nobile espressività, e timbro omogeneo in tutta la sua estensione che, se nei registri medio e acuto sfoggia uno splendore cupreo, in quello basso tende leggermente a sfocare. Qualche limite di dinamica s’avverte, forse, nei Lieder schubertiani, benché vada detto che son nati per accompagnamento pianistico, non certo orchestrale. Quelli dove meglio emerge sono comunque “Tartareo gruppo” e “Al postiglione Cronos”. Mentre sul “Re degli Elfi”, l’unico nell’orchestrazione di Gillmann e non Reger, per quanto ricco di pathos, fatica un po’ a cangiare i colori. Perfettamente a suo agio invece nel bis, come Leporello, sul suo cavallo di battaglia: “Madamina, il catalogo è questo” dal “Don Giovanni” di Mozart, di cui Bisanti ha diretto pure l’ouverture con piglio spumeggiante, quasi frenetico. Il concerto si apriva, però, col “Magnificat” di John Rutter, partitura perlopiù manieristica. Ragion per cui doppio plauso va a Bisanti per la brillantezza e sontuosità dell’impasto orchestrale, alla carezzevole vocalità del soprano Daniela Schillaci (sarà lei Leonora nel “Trovatore” diretto proprio da Bisanti, dal 16 al 30 dicembre) ed il coro (pur con alcune piccole incertezze) istruito da Gaetano Mastroiaco, i quali in più momenti sono riusciti a rendere gradevole questa pagina un po’ leziosa.

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