Quando la vita valeva meno del carbone

Domani pomeriggio a Busachi lo storico Toni Ricciardi presenta il suo libro sull’emigrazione italiana e sarda in Belgio

Una deportazione, non semplicemente uno scambio – sia pure ineguale – fra l’Italia ribollente di disoccupati nel disastro del dopoguerra e il Belgio che aveva la materia prima per rimettere in movimento l’Europa ma non la manodopera sufficiente per estrarla.

L'emigrazione italiana in quel paese nell’immediato secondo dopoguerra è, a settant’anni di distanza dagli accordi fra governi De Gasperi e van Acker, sottoposta a un giudizio molto severo nel libro “Marcinelle, 1956 - Quando la vita valeva meno del carbone” Donzelli), scritto da Toni Ricciardi, storico delle migrazioni all’Università di Ginevra. L’autore sarà domani a Busachi (Centro servizi sociali, ore 17.30), dove sarà intervistato da Maria Antonietta Mongiu, Vincenzo Medde e Simone Cireddu in un’iniziativa organizzata da “Paesaggio Gramsci” e “SardegnaSoprattutto” a conclusione di una stagione durante la quale la Sardegna centrale e in particolare il Barigadu hanno ricordato la parte giocata dai sardi in quella dolorosa epopea.

La tragedia di Marcinelle (262 minatori morti, tra cui 136 italiani) è la conclusione del libro (affidata ad Annacarla Valeriano), e lo spartiacque fra una fase quasi nascosta dell’emigrazione e il venire alla luce di una realtà terribile insieme delle regioni minerarie del Belgio, la Vallonia, il Limburgo, e dell'Italia abbandonata in massa dai giovani, soprattutto nelle aree Appenniniche e meridionali, nelle due grandi isole, e lasciata agli anziani, ai bambini in attesa di emigrare a loro volta.

Comincia in quei giorni di agosto, nelle cronache dei giornali italiani che seguono i tentativi di recuperare i minatori vivi e poi i cadaveri dal pozzo di Bois du Cazier, una presa di coscienza collettiva dell'altissimo prezzo pagato da lavoratori di tutta l'Italia lungo tutto il decennio precedente per una scelta del governo che cominciò ad apparire allora non così indiscutibile e inevitabile.

Non solo i morti, i feriti, i malati di silicosi, ma le condizioni di vita di chi è rimasto dei duemila italiani che partivano ogni settimana alla volta dei bacini minerari nei convogli che si formavano alla stazione di Milano: i racconti delle esperienze di lavoro e di vita dei minatori e delle loro famiglie ruppero il velo che aveva nascosto i costi del miracolo italiano.

I comunisti, l'associazionismo cattolico, persino la politica avevano povato a guardare dentro all'emigrazione italiana in Belgio ancora prima di Marcinelle. Anche un giovane sottosegretario agli Esteri, Aldo Moro, testimoniò del lavoro "abbrutente, inumano" degli emigrati italiani che aveva scoperto durante un viaggio di 15 giorni in Olanda, Lussemburgo e Belgio, nel 1949.

Ma il libro di Toni Ricciardi è esplicito come mai prima nessun'altra rievocazione storica (a parte la storica belga Anne Morelli), e severo, nel rilevare il silenzio che accompagnò la relazione del governo sugli accordi del 1946 e 1947, il voto pressoché unanime del Parlamento. Tutti i partiti furono favorevoli, nessuno escluso, a scambiare, appunto, minatori con carbone. Poi nemmeno il patto dello scambio venne rispettato dai belgi, il carbone non arrivò mai effettivamente in Italia in rapporto al numero dei minatori impiegati nei pozzi. E la violazione degli accordi si ripetè con troppe complicità in materia di rispetto del salario concordato che non doveva essere dissimile da quello dei minatori belgi, riguardo alle case che erano state promesse anche agli italiani che invece trovarono le baracche usate dai belgi per detenervi i progionieri di guerra, e poi in materia di sicurezza del lavoro, assistenza sanitaria, coperture previdenziali e pensionistiche.

Sono ancora vivi molti italiani e sardi che hanno fatto i minatori in Belgio. Anche sardi che parteciparono alle operazioni di soccorso a Bois du Cazier. Durante l’estate sono stati intervistati in alcune decine nei paesi del Barigadu e del Mandrolisai, raccolti in 250 minuti di un dvd, che domani sarà consegnato da Paesaggio Gramsci alle amministrazioni che insieme alla Fondazione di Sardegna hanno sostenuto il progetto.

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