Guerra e lager nelle pagine di Masala e di Mameli
SASSARI. Anche alcuni scrittori sardi hanno trattato i temi legati alla Giornata della memoria. A cominciare da Francesco Masala col suo libro “Quelli dalla labbra bianche”, prima edizione nel 1962,...
SASSARI. Anche alcuni scrittori sardi hanno trattato i temi legati alla Giornata della memoria. A cominciare da Francesco Masala col suo libro “Quelli dalla labbra bianche”, prima edizione nel 1962, tradotto in sardo come “Sos Laribiancos”. Antonio Romagnino, cagliaritano, aveva raccontato – prima edizione nel dicembre 2003 – la sua guerra in “Diario Americano., Prisoner of War 1943-1945”. Ultimamente sono stati due libri di Giacomo Mameli, “La ghianda è una ciliegia” del 2006 e "Il forno e la sirena" del 2013 a dar voce a testimoni del secondo conflitto mondiale e che hanno conosciuto l'orrore anche dei campi di sterminio insieme a prigionieri ebrei, ad omosessuali e zingari. Fra tutti i personaggi di Mameli emerge la vicenda di Vittorio Palmas Cazzài, di Perdasdefogu, (103 anni compiuti lo scorso 16 dicembre) che si salva «per due chili» a Bergen Belsen: «Pesavo 37 chili, se ne avessi pesato 35 sarei finito nelle camere a gas come altri prigionieri». Col racconto di Mameli “La sirena" è stato Antonio Brundu (oggi ha 99 anni) a documentare i bombardamenti e il martirio di Cagliari e Monserrato, Olbia e Gonnosfanadiga. (m.v.)
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