“Bandidos e balentes” L’isola dei sequestri
Sabato a Santa Giusta la prima del film di Fabio Mulas
SASSARI. L’appuntamento è per sabato al Movies Multisala di Santa Giusta. Tre proiezioni (17.30, 20 e 22.30) per l’anteprima di “Bandidos e balentes. Il codice non scritto”, di Fabio Manuel Mulas. Saranno presenti il regista, di Thiesi, i sui principali collaboratori nella realizzazione del film e gli interpreti principali di una storia ambientata nella Sardegna degli anni Cinquanta e Sessanta alle prese con il problema del banditismo e delle faide familiari.
«Raccontiamo uno spaccato dell’isola in quel periodo – racconta Mulas – basandoci sulle storie raccolte da Gianluca Pirastu, carabiniere con trent’anni di servizio tra paesi e ovili. In un diario teneva le storie che gli raccontavano e qualche anno fa è nata l’idea di farne una sceneggiatura e quindi un film».
Un lungometraggio che, spiega il regista, ha come tema fondamentale quello del matriarcato: «Tutto ruota intorno alle donne, sono loro a comandare in famiglia, a portare in qualche modo i pantaloni. Anche se poi a commettere gli omicidi sono gli uomini». Facile capire da questa osservazione che i ruoli principali sono stati affidati a delle donne. «I personaggi sono tanti – sottolinea Fabio Manuel Mulas – e infatti abbiamo coinvolto oltre cento persone nella realizzazione del film. La figura chiave è però quella di Mintonia, la protagonista femminile interpretata da Elisabetta Contini. Il figlio Bobore emigrato in Belgio rientra in Sardegna per una faida di famiglia, perché gli vengono ammazzati il padre e il fratello. Per vendicarli viene richiamato nell'isola dalla madre Mintonia e dalla sorella Angheledda, interpretata da Katia Corda». Quest’ultima con una brutta disavventura alle spalle, il naufragio della Costa Concordia.
Una brutta avventura l’ha vissuta anche un altro dei protagonisti voluti da Mulas in questo film: Luca Locci, da bambino sequestrato per oltre novanta giorni. «Una partecipazione straordinaria quella di Luca – sottolinea il regista – che interpreta un ricco possidente, un personaggio che verrà rapito. Inoltre da questo incontro è nato il progetto per raccontare il suo sequestro in un altro film. Tutto già pronto, gireremo in estate proprio nel periodo in cui avvenne la vicenda quasi quarant’anni fa. Per me è sempre molto importante ricostruire tutto il più fedelmente possibile, con location naturali, abbigliamento dell'epoca. Così abbiamo fatto anche per “Bandidos e balentes”, portiamo sullo schermo un pezzo di storia degli anni Cinquanta e Sessanta. Abbiamo chiesto i costumi originali agli abitanti dei paesi, le vecchie attrezzature dei pastori, le divise storiche dei carabinieri. Si vedrà anche un treno dell'epoca che abbiamo avuto grazie al sostegno del comune di Macomer».
Uno dei tanti paesi dove state effettuate le riprese: tra gli altri Mamoiada, Lei, Benetutti, Bultei, Giave, Thiesi, Bonorva, Silanus. «Diverse location – aggiunge Mulas – come diverso è il sardo utilizzato, oltre quaranta varianti dialettali. Ma ci saranno comunque i sottotitoli in italiano, come si potrà vedere nelle altre sale sarde da fine febbraio. E poi contiamo di proporlo anche nel resto d'Italia e non solo».
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