Metafora della vita, tra poker e tenerezza
Standing ovation del pubblico per la grande interpretazione di Delle Piane e i tramonti su Capo Caccia
ALGHERO. L’ingresso in sala sui titoli di coda è accompagnato da un lungo, interminabile applauso. Una standing ovation per Cesare Furesi dalla sua città, Alghero, dove ha voluto a tutti i costi girare “Chi salverà le rose?”. Fatica a trattenere le lacrime il regista appena terminata l’anteprima al Miramare. Non riesce a bluffare questa volta, a frenare le emozioni come un giocatore di poker. Quel gioco di carte, nella sua essenza perfetta metafora della vita, che porta sullo schermo riprendendo nella sua storia il mitico personaggio dell’avvocato Giulio Santelia protagonista di “Regalo di Natale” di Pupi Avati. L’interprete è lo stesso, Carlo Delle Piane. Trent’anni dopo è ormai un anziano signore che vive ad Alghero con Claudio (Lando Buzzanca), il compagno di una vita, costretto a letto perché gravemente malato. Giulio, che ha lasciato il poker per stargli vicino, si occupa di lui con dedizione. Un amore assoluto rappresentato dalla rosa che porta ogni giorno al suo capezzale.
Le rose però non arrivano dal giardino della loro villa, ormai quasi abbandonata perché i soldi sono finiti e non possono più permettersi il giardiniere e la cuoca. Questo però Claudio non lo deve sapere e Giulio maestro del bluff al tavolo verde, mette in scena un altro tipo di finzione: per amore. Così per non far mancare nulla al compagno vende tutto quello che può e si indebita. Quando la situazione peggiora ulteriormente si ritrova costretto a contattare la figlia Valeria (Caterina Murino) che non vede da tanti anni. Il loro rapporto conflittuale – in questo si può rintracciare qualcosa di autobiografico come dimostra la singolare, colorita dedica di Furesi al padre sui titoli di testa – è il cuore del film insieme alla storia tra i due anziani protagonisti, simbolo di un amore universale, puro e senza confini che diventa la tematica di fondo di “Chi salverà le rose?”. Un amore da favola che non conosce ostacolo, nemmeno il tempo, la vecchiaia che fa sentire il suo peso soltanto sul corpo dei due uomini. E se il personaggio di Buzzanca è costretto a letto, l’attore recita sempre disteso, da elogiare anche fisicamente lo sforzo di Delle Piane che reduce da un’emorragia celebrale ha messo tutto se stesso per dar vita a questa nuova incarnazione (la terza dopo “Regalo di Natale” e il sequel “La rivincita di Natale”) dell’avvocato Santelia. Certo molto diverso dall’imbattibile, freddo giocatore di poker visto nei due film di Pupi Avati. Commuove la dolcezza, la tenerezza di Giulio-Delle Piane. I movimenti lenti, la fatica nello spostarsi per la città, nel fare la scale. Sono alcune delle scene più riuscite del film che convince meno quando sposta l’attenzione su altri personaggi (nel cast principale ci sono anche Antonio Careddu, Philippe Leroy, Massimiliano Buzzanca, Guenda Goria) e si perde un po’ in troppi dialoghi al posto di puntare su una maggiore sottrazione, su un racconto più espressamente cinematografico fondato sulle immagini. Da segnalare la bella colonna sonora firmata da Marcello Peghin, musicista di Alghero che offre al film anche diversi suoi interpreti (come Antonio Luvinetti, Maurizio Pulina, Ignazio Chessa) in ruoli minori oltre ai meravigliosi tramonti su Capo Caccia. (f.c.)
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