Tra vigne e antichi palazzi l’utopia diventa possibile
Agricoltura di qualità e turismo sostenibile le risposte vincenti alla crisi
di COSTANTINO COSSU
Due storie devo raccontare per dire come la Sardegna potrebbe vivere libera dall’incubo del petrolchimico e del turismo di rapina. Le ho trovate a Martis, nel cuore dell’Anglona, colline coperte di vigne e un paesaggio che non ha niente di meno di quello del Chianti o della Val d’Elsa. Un angolo del pianeta che, abitato dagli uomini sin dal Neolitico, oggi è a rischio di spopolamento assoluto.
La prima storia è quella di Sara Spanu e di Walter Deledda. Lui è nato a Torino, dove il padre, negli anni Sessanta del secolo scorso, era emigrato per fare l’operaio. Da ragazzino Walter, che oggi ha 47 anni, ha fatto l’apprendista in diverse piccole officine, lo sterminato indotto torinese negli anni della fabbrica ancora fordista, quella della catena di montaggio e dell’operaio massa. Appena diciottenne, libero di disporre della sua vita, Walter ha lasciato i viali austeri della Torino sabauda per tornare ai vicoli del paese, a casa della nonna paterna. E ha messo su una piccola impresa artigiana di elettrotecnica, la Euroterm, che negli anni è cresciuta sino a diventare, nel 2007, la Euroterm Energia s.r.l., una delle maggiori imprese sarde nel settore delle fonti energetiche rinnovabili, in particolare impianti fotovoltaici e mini eolici. L’alternativa concreta, praticabile, redditizia, al carbone e all’olio combustibile di Sarroch e di Porto Torres.
. DA LONDRA A TOKIO
Tornato a Martis, Walter ha conosciuto Sara. Storia d’amore, un matrimonio e tutti e due insieme in una scommessa impossibile: far rinascere le antiche vigne che Sara aveva ereditato dalla famiglia Spanu. E’ nata così, nel 1998, l’Azienda vitivinicola Binzamanna, che oggi vince importanti premi internazionali e vende i vini di Martis a Parigi e a New York, a Tokio e a Londra. Cannonau, Vermentino, Cagnulari e Bovale sono gli antichi vitigni salvati dalla distruzione sulla collina di Binzamanna. «Abbiamo recuperato – racconta Sara – le coltivazioni che nel secondo dopoguerra, negli anni delle grandi migrazioni dalla Sardegna verso il Continente, erano state abbandonate. Queste terre hanno una forte vocazione agricola e vitivinicola, sostenuta da saperi e pratiche che hanno radici secolari. C’è voluta tanta passione e tanto lavoro, ma alla fine i risultati sono arrivati». «La nostra attività – aggiunge Walter – è sostenuta da un legame profondo con il patrimonio culturale e la storia di Martis. Qui la vite si coltiva dai tempi della dominazione romana. I terreni, di origine calcarea, sono straordinari. E le correnti calde provenienti dal mare creano un microclima ideale per la produzione di vini di corposità e struttura ben definite. Non piantiamo mai più di 5.000 piante per ettaro. La quantità è limitata, ma la qualità è sempre alta». In poche parole, le ragioni del successo mondiale dei vini Binzamanna.
IL PAESE DI BOCCACCIO
La seconda storia che devo raccontare è quella di un trentaduenne, Giovanni Marchetti. Che è di Martis soltanto per parte di madre. Il padre è toscano, di Certaldo, il paese di Boccaccio. Anche lui, come Walter, ha lasciato la penisola per l’isola. Aiutato dai contributi in denaro che il Comune dà a chi da fuori viene stabilirsi a Martis, Giovanni vive qui da qualche anno in una casa in via Garibaldi. Si occupa del recupero di terre che sono state abbandonate. Non da solo però. Altri sono coinvolti nell’impresa attraverso Workaway, un network web di viaggi e di scambi culturali che si basa sul lavoro volontario in cambio di vito e alloggio. Zappi e innesti per quattro-cinque ore al giorno e salvi dalla desertificazione il meraviglioso paesaggio di Martis; in cambio Giovanni ti mette a disposizione un letto e la sua cucina. Nel tempo che ti resta libero, visiti il luogo nel quale hai deciso di viaggiare. «Arrivano qui – spiega Giovanni – da tutte le parti. Anche dal Brasile, dalla Nuova Zelanda. Ragazzi che vogliono girare il mondo in maniera diversa e senza spendere troppo. Insieme viviamo un’esperienza che ha una ragione fondamentalmente etica». A Certaldo Giovanni faceva l’educatore in una cooperativa Arci Ragazzi. «Anche lì le mie motivazioni erano etiche: volevo aiutare ragazzi che avevano problemi. Poi – racconta – abbiamo dovuto chiudere perché le primarie del Pd le ha vinte un candidato sindaco che ha dato i soldi del finanziamento pubblico ad altri. Così funziona». Ha mollato tutto ed è venuto a Martis.
SILENZIO E SOLITUDINE
Non è soltanto la vecchia casa ristrutturata di Giovanni a ospitare chi viene da fuori. A Martis arriva un turismo responsabile e sostenibile. Gente che non cerca soltanto mare, sole e discoteche, ma anche la bellezza dei paesaggi, della natura, dei monumenti, dei siti archeologici. Gente che chiede cultura: il festival Ethnos che ogni anno porta a Martis nomi importanti del rock, gli antichi saperi sedimentati nei cibi, nei vini, nell’artigianato. Gente disposta a pagare per due beni diventati rarissimi: il silenzio e la solitudine. I due agriturismo di Martis, “Carrucana” e “Nuraghe Longu”, non conoscono crisi. Così come l’azienda agricola “Piras”, dove si allevano cavalli e che offre pernottamento e stallaggio. Nel centro del paese c’è poi un Bed&Breakfast che si chiama “Su Palattu”. I turisti sono ospitati nelle stanze di un grande palazzo a tre piani costruito nel 1888 da un ricco proprietario terriero, Leonardo Ruju. L’edificio appartiene ora a Fabrizio Deledda, 45 anni, fratello minore di Walter, l’imprenditore vignaiolo. Anche lui è scappato via da Torino. Ora ha uno studio da geometra e gestisce “Su Palattu”. «Quando l’abbiamo acquistata, casa Ruju era cadente – racconta – È una struttura bellissima, con grandi stanze e soffitti affrescati. Il restauro è durato un bel po’ e per realizzarlo ho dovuto chiedere un prestito. Abbiamo aperto l’estate scorsa. Eravamo un po’ preoccupati. E invece, sold out. Quest’anno già da marzo abbiamo chiuso le prenotazioni: ospiti sino a ottobre, quasi tutti stranieri. Se continua così, il mutuo per il restauro tra poco sarà bello che pagato».
Ovviamente non è tutta così, Martis. L’agricoltura non innovativa e la pastorizia stentano, così come le poche imprese edili e il commercio. «I giovani vanno via perché non c’è lavoro”, dice il sindaco Tiziano Lasia, 57 anni. E però c’è qualcuno che indica una strada: i coniugi Deledda e Giovanni mostrano che sottotraccia cresce una nuova Sardegna, che un’altra Sardegna è possibile.
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