David di Donatello, guarire col calcio: premiato il docu-film con i ragazzi oristanesi

“Crazy for Football” del regista Volfango De Biasi. Una storia di sport, riscatto e disagio mentale

ORISTANO. Idealmente, su quel palco sommerso dalle luci, davanti a quel pubblico di attrici e attori famosi, c’erano anche loro: Cristian Maoddi di Oristano e Silvio Tolu di Arborea. Campioni speciali, che sono stati protagonisti lo scorso anno in Giappone del campionato mondiale di calcio a cinque per persone con problemi psichiatrici.

Quell’avventura (alla quale avrebbero dovuto partecipare anche Sergio Medda di Riola Sardo e Mauro Pisanu di Nurachi che per un contrattempo dovettero rinunciare) è stata il soggetto di un film che lunedì è stato premiato al cerimonia dei David di Donatello.

I ragazzi oristanesi sono infatti tra i protagonisti di “Crazy for football”, a cui è andata la statuetta come miglior documentario. Il docufilm del regista Volfango De Biasi, promosso dalla Federazione italiana gioco calcio, già dal titolo usa un gioco di parole per descrivere la condizione dei protagonisti del film: “Crazy for Football” racconta la storia di 12 ragazzi, arrivati da diversi dipartimenti di salute mentale italiani, che nel 2016 hanno partecipato ad Osaka al Mondiale di calcio a cinque per pazienti psichiatrici.

Lo sport, e in questo caso il calcio o il calcio a cinque, sono una vera e propria medicina per aiutare a curare disturbi come la schizofrenia, la depressione, il disturbo bipolare, gli attacchi di panico. A Oristano questa medicina la si conosce da tempo, grazie alla squadra “Il Fenicottero”, all’associazione “Una ragione in più”, agli educatori della Asl , a un allenatore federale e a un gruppo di volontari. La statuetta è anche un po’ la loro.

«Il calcio –spiegano dal Dipartimento di salute mentale di Oristano –, ha rivoluzionato le vite di chi, fino a pochi anni fa, viveva in completo isolamento. Decisivo è stato il ruolo del direttore del Dipartimento di Salute Mentale Gianfranco Pitzalis e dei suoi operatori Francesca Cappai, Pietrina Mulas, Mariella Mele, Rinaldo Peis e Davide Denti, che hanno creduto in questa forma di terapia alternativa e che sostengono: “C’è chi si ammala di calcio e chi, come i nostri ragazzi, di calcio guarisce”».

Un’iniziativa partita nel 2010 con 6 giovani e che oggi vede la partecipazione, agli allenamenti di calcetto che si svolgono settimanalmente nella palestra di San Nicola, più di 20 ragazzi con patologie psichiatriche gravi. Ad allenarli è Gianluca Pinna, ex giocatore della primavera del Cagliari.

Un’avventura che ha portato alcuni di questi ragazzi sino in Giappone. Quel mondiale ha poi dato l’occasione per raccontare la vita dei protagonisti, guidati dal tecnico di questa strana nazionale Enrico Zanchini e preparati atleticamente dall’ex campione di pugilato Vincenzo Cantatore.

Le loro storie, spesso invisibili agli occhi dei tanti che passano vicino senza notare difficoltà e sofferenze, sono uscite dal ghetto e anche da un’ambito dove la derisione è più frequente della solidarietà.

E così i virtuosismi di Cristian, che stupiva tutti con palleggi da freestyler sul lungomare di Torregrande, hanno avuto spazio e risalto in un torneo internazionale e nelle immagini di un documentario premiato con il maggior riconoscimento che il cinema italiano può assegnare.

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