La Nuova Sardegna

Il “Mal di pietre” di Milena Agus L’amore folle che spinge alla rivolta

di Fabio Canessa
Il “Mal di pietre” di Milena Agus L’amore folle che spinge alla rivolta

Nelle sale il film tratto dal romanzo della scrittrice sarda. Prodotto in Francia e girato da Nicole Garcia Protagonista Marion Cotillard, giovane donna che si libera di un matrimonio divenuto una prigione

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Manca poco all’uscita, a maggio, del suo nuovo libro: “Terre promesse”. Sempre per Nottetempo, la casa editrice che l’aveva lanciata nel 2005 con “Mentre dorme il pescecane”. Un anno dopo quell’esordio era arrivato il grande successo con “Mal di pietre”, finalista ai principali premi letterari italiani e tradotto in diverse lingue. Un romanzo, il secondo di Milena Agus, amatissimo in particolare in Francia. «Un bel racconto carico di mistero e di passione», scrisse a suo tempo il quotidiano Le Monde recensendo il libro. E l’Express: «Sorprendente e notevole. Una rivelazione. Una grande scrittrice» Non stupisce quindi che a farne un film siano stati proprio i francesi. A dieci anni esatti dalla uscita del libro, ecco dunque la trasposizione cinematografica presentata all'ultimo festival di Cannes e adesso arrivata anche nelle sale italiane grazie a Good Films. A firmare l’adattamento (insieme allo sceneggiatore Jacques Fieschi) è Nicole Garcia, regista con un passato importante di attrice, che ha lavorato nel corso della sua carriera con maestri come Resnais, Tavernier, Verneuil, Lelouch.

Per il ruolo da protagonista Garcia ha voluto a tutti i costi una delle più grandi interpreti della sua generazione, la stella francese più brillante anche a livello internazionale: Marion Cotillard: «Ho pensato subito a lei per questo ruolo – ha spiegato la regista– Chi altri avrebbe potuto interpretarlo? Ho atteso che fosse libera da tutti i suoi impegni negli Stati Uniti; è andata così, e di certo non me ne pento poiché Marion ha dimostrato un grande rigore. Il suo impegno e la sua fiducia mi hanno colpito profondamente».

In “Mal di pietre” l’attrice interpreta Gabrielle, una donna che vive in un paesino del sud della Francia, in un’epoca in cui il suo desiderio di trovare il vero amore è considerato scandaloso, se non perfino folle. Contro il suo volere, i genitori la obbligano a sposare José (Alex Brendemuhl), un onesto contadino spagnolo che, secondo loro, la renderà una donna rispettabile.

Un giorno, Gabrielle si reca sulle Alpi per curare i suoi calcoli renali, e lì incontra André (Louis Garrel), un affascinante reduce rimasto ferito durante la guerra d’Indocina, che risveglia in lei una passione sopita. La donna desidera quindi disperatamente fuggire con André e liberarsi da un matrimonio che le sembra una prigione.

Questa la sinossi del film che presenta nel suo svolgimento variazioni significative rispetto al romanzo, ma mantiene comunque lo spirito della storia raccontata da Milena Agus. Certo un po’ affievolito. Non è tanto il cambiamento dell'ambientazione, dalla Sardegna alla Provenza, a creare qualche problema (almeno per chi ha letto il romanzo) ma la semplificazione narrativa. Se in qualsiasi passaggio dalla pagina scritta al grande schermo risulta in fondo necessaria, in questo caso appare fin troppo schematica. Così il racconto, non aiutato da una regia poco incisiva, evita con fatica un incedere che tende a essere sempre più stanco con l'andare dei minuti. Sino alla “sorpresa” finale (attesa da chi conosce la conclusione del libro).

Per fortuna c’è Marion Cotillard, attrice così intensa, unica, capace di diventare davvero autrice dei suoi personaggi. Interessante a proposito quello che riporta Nicole Garcia nelle note di regia: «Ha lavorato sul suo ruolo tutta da sola, scrivendo molti appunti in un piccolo taccuino, che la vedevo spesso consultare. Nel film, Marion mostra una grandissima sensualità, che credo sia davvero rara nel cinema. Ha colto perfettamente il lato profondamente animale di Gabrielle, oltre che la sua pazzia creativa».

Un personaggio quindi borderline che grazie anche alla forza espressiva del suo sguardo, alla profondità dei suoi occhi, risulta credibile. Emoziona nella sua ostinazione, autodistruttiva, di cercare il vero amore. Una radicalità che ha il sapore di un eroismo che fa da specchio alla dignità eroica di Josè espressa attraverso il silenzio, la pazienza, la devozione. Un altro modo di amare. Meno fou, ma non meno vero.

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