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Il rock dei Giardino in un nuovo cd

Il rock dei Giardino in un nuovo cd

Nell’album “Medusa” ritmi sincopati e testi in linea con i ventenni di oggi

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SASSARI. Ritmi assolutamente orecchiabili, accattivanti, e testitutti in linea con la vita di chi oggi, a vent’anni o poco più, si guarda intorno alla ricerca del suo posto in un mondo che – se non completamente pazzo – non è nemmeno troppo normale.

I Giardino, giovane rock band sassarese capitanata da Alberto Atzori, sono appena usciti nei digital store con un secondo disco ben ancorato alla contemporaneità, nonostante il titolo classicheggiante, mitologico, di “Medusa”. Registrato, senza far passare troppo tempo, a un anno di distanza dal cd di esordio, “Il mondo in due”. Da un disco all’altro, la line up non cambia, con Atzori autore dei testi, voce e chitarra, Edoardo Usai (tastiere), Fabiano Musinu (chitarra), Carlo Manca (basso), Simone Giola (batteria). Questa volta, però, i Giardino ce l’hanno messa tutta per bilanciare meglio parole e musica, e lasciare più spazio al tastierista, il membro più recente delle band, come era già apparso evidente in “Non fare il punk”, il singolo che lo scorso febbraio ha anticipato, con un videoclip, il nuovo lavoro.

Le otto tracce di “Medusa” aprono subito in crescendo con i ritmi sincopati della title track, che introduce uno dei temi di fondo del disco: la fascinazione che certe persone o situazioni esercitano, soprattutto in chi è ancora molto giovane, sbaragliando ogni controllo o resistenza razionale. Un po’ come fa la bellezza esteriore, raccontata in “Bel rumore”, che sui ritmi distorti e spaziali del sintetizzatore annuncia l’ingresso di “lei”, a cui ogni cosa è permessa in una società dove l’immagine conta più di tutto il resto.

Anche in questo secondo disco, Atzori non rinuncia a cercare di abbozzare qualche istantanea della società, locale e globale. Per esempio attraverso le riflessioni del pastore protagonista di “Nessun rancore”, o le “Bambole di carta” con “sole certezze, sempre inattaccabili nelle inesattezze”. “Vaniglia” è una canzone d’amore e nostalgia, mentre “Non fare il punk” racconta l’ossessione di documentare la propria esistenza sui social piuttosto che viverla davvero.

E poi si chiude con due canzoni, “Cicatrici” e “Anemone”, che, nonostante l’energia della musica, non lasciano dubbi su quanto sia difficile costruire relazioni interpersonali autentiche e sane. (grab)

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