La Nuova Sardegna

Idee e programmi per uscire dall’immobilismo 

di Costantino Cossu
Idee e programmi per uscire dall’immobilismo 

Autonomia regionale e mondo globalizzato Dal Piano di rinascita ai nodi del presente

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SASSARI. Uno dei consiglieri di Roosvelt ai tempi in cui gli States di fronte alla Grande depressione scelsero la via del New Deal, per convincere il presidente a rompere gli indugi disse: «O facciamo così oppure i grandi trust industriali e le grandi concentrazioni finanziarie in America saranno sia Chiesa sia Impero». Cioè domineranno non soltanto la politica ma anche le coscienze. Episodio ricordato ieri pomeriggio da Giorgio Macciotta in apertura del dibattito intitolato “Progettare il futuro”, che la Fondazione “Berlinguer” e il Centro studi “Dettori” hanno organizzato per cercare una rotta nell’attuale confusa e incerta fase della storia sarda e nazionale.
Conviene partire da qui per riannodare i fili della discussione di ieri pomeriggio. E non solo perché la scelta di Roosvelt rispondeva a una crisi strutturale di ampiezza molto simile a quella che il mondo vive dal 2008, ma anche perché nelle parole del consigliere del presidente americano è contenuto un richiamo al ruolo, se non al primato, della politica che alla fine è stata la traccia principale del dibattito che ha visto coinvolti amministratori, esponenti delle forze sociali e studiosi della storia recente della Sardegna. La politica e le sue responsabilità, soprattutto, sono tate chiamate in causa. E questo sia nella ricostruzione della stagione che diede avvio all’industrializzazione dell’isola con il cosiddetto Piano di Rinascita (partito di fatto nel 1962), sia nelle analisi delle conseguenze delle scelte di allora, sia nell’indicazione di possibili vie d’uscita.
Per primo Pietro Soddu ha richiamato la capacità della politica, negli anni decisivi della ricostruzione postbellica, di definire un progetto e di guidare i processi di mutamento. Ma a mettere più di tutti i piedi nel piatto, spostando il baricentro della discussione dal passato al presente, è stato il presidente dell’Anci Sardegna, Emiliano Deiana. «Sull’Ordine Nuovo – ha ricordato Deiana – Antonio Gramsci scriveva: «Dobbiamo accelerare il futuro». La direzione di quella accelerazione era, per Gramsci, progressiva. Altrettanto bisogna fare oggi. Di accelerazioni nella direzione del modello neoliberista se n’è avuto abbastanza. Deiana ha fatto un lungo elenco di criticità: dallo spopolamento alla disoccupazione giovanile, dallo strangolamento finanziario dei Comuni alla vischiosità dei meccanismi burocratici e amministrativi, dall’ambiente a rischio alla crisi di un settore chiave come quello della pastorizia. «Su tutto ciò che non va – ha detto – dobbiamo aprire cantieri di elaborazione politica», per non lasciare le scelte sempre e soltanto alle forze economiche e finanziarie che da decenni dominano la società.
Un richiamo forte alla necessita di riaprire i canali del confronto tra la politica e le forze sociali è arrivato dal segretario regionale della Cgil Michele Carrus, mentre il presidente della Fondazione di Sardegna, Antonello Cabras, ha indicato nello svaporare dei corpi intermedi tra società civile e politica uno dei problemi dell’oggi, indicando nello spopolamento il vero banco di prova per il futuro. Cabras, per il quale «servono apporti nuovi», ha ripreso l’idea di Giacomo Mameli: trovare il modo di far tornare nell’isola le tante energie intellettuali e imprenditoriali sparse nel mondo. Per il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, bisogna far leva sullo stato di insularità per attivare politiche di intervento straordinario da parte sia di Roma sia di Bruxelles. Mentre l’assessore regionale Luigi Arru ha riconosciuto l’urgenza di ricostruire un senso di comunità di fronte allo sfilacciamento dei legami sociali determinato dalla crisi, mettendo in guardia, però, dalla tentazione di leggere l’attuale fase solo in negativo.
Nel dibattito è entrato anche il libro di Pier Sandro Scano “Renzo Laconi, un’idea di Sardegna”. Scano, che è stato dirigente di primo piano del Pci sardo, ha ricordato che oggi il mondo in cui Laconi si muoveva non esiste più. E ha sollevato la questione cruciale della qualità delle classi dirigenti, notando che niente della stagione del Piano di Rinascita sarebbe stato possibile se la Sardegna non avesse potuto contare su politici colti e insieme fermi nella difesa di valori di moralità pubblica. Tasto dolente, toccato da un ex leader che, tra il polemico e lo sconsolato, ha confessato di preferire alla politica, oggi, la lettura di Euclide e di Newton.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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