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musica  

“Piacere, Chet Baker”: storia di un mito 

Al Vecchio Mulino di Sassari due show in omaggio al grande jazzista

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SASSARI. Una serata musicale per raccontare Chet Baker attraverso le canzoni che ne hanno fatto un mito. Non è certo semplice raccontare alcune vite controverse, ma “Piacere, Chet Baker”, in programma venerdì e sabato prossimi (sempre alle 20.30) al Vecchio Mulino di Sassari, è uno spettacolo onesto, poetico. Sul palcoscenico un solo attore (Luigi Tontoranelli), insieme a un pianista (Salvatore Spano) e a un trombettista (Giovanni Sanna Passino) al quale ovviamente spetta una responsabilità pesante.
È una vita senza regole, quella di Chet Baker da Yale, Oklahoma: classe 1926 genio maledetto del jazz, cool jazz ad essere precisi, capace di perdersi in eroina e simili, quanto di spingere all’apice del successo – senza mai curarsene troppo – ogni singola nota partorita dalla sua tromba.
I linguaggi dei tre interpreti s’intersecano per raccontare uno stesso spaccato di vita conclusasi, tragicamente e in modo sospetto, il 13 maggio del 1988 con il volo da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam. Rivolto su un fianco, insanguinato e, forse, inconsapevole lì moriva il trombettista e cantante Chet Baker: vicino a lui solo un paio di occhiali rotti.
Trent’anni dopo, con questa rappresentazione si tenta di prendere parte alle molte antinomie del percorso di un uomo e non del fantasma di un mito che ha vissuto alla stregua di un poeta della beat generation, maledicendo se stesso e con una totale abnegazione per l’insana, ma verace, stoltezza d’essere.Timido e spregiudicato, dolcissimo e violento, viveva prigioniero di un dualismo lancinante quasi sempre sull’orlo del baratro tra droghe, amori disperati e la sua inseparabile tromba. Chet Baker dominò la scena del jazz negli anni Cinquanta
Baker suonato, cantato e rivissuto: restano dentro l’immagine di Chet bimbo che vede, troppe volte, suo padre farsi e delirare. Restano l’astio di alcuni critici e dei puristi, che non giustificavano melodie del calibro di “I fall in love too easily”, ” You don’t know what love is”, “Time after time”, “My funny Valentine”, ma resta anche l’amore del pubblico, compreso quello italiano che, spesso, vide esibirsi Baker – sempre che, come a Napoli, non gli rubassero sotto al naso la sua tromba d’oro, la Martin Committee, resa celebre da Miles Davis.

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