L’amicizia con De André sotto il cielo dell’Agnata
di Giampiero Cocco
Dori Ghezzi racconta le interminabili serate di chiacchiere e risate con Fabrizio Due artisti genovesi cresciuti insieme che si erano innamorati dell’isola
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TEMPIO. «Belandi, è arrivato quel gran cialtrone del mio amico», diceva Fabrizio De André quando all’agnata approdava, dalla vicina Corsica, il ragionier Ugo Fantozzi. “Belandi”, l’aforisma e intercalare del dialetto genovese si trasformava nel più diretto “belinone” sulla bocca di Paolo Villaggio, legato al cantautore genovese sin dall’infanzia.
«In effetti – ha ricordato ieri Dori Ghezzi, la vedova del cantautore che trascorre un breve periodo di ferie in una località dell’isola –, Paolo era un amico di famiglia e legatissimo a Mauro, il fratello maggiore di Fabrizio. Ma le affinità intellettuali, lo spirito goliardico, l’innato senso dell’ironia di entrambi diede vita ad un reciproco sentimento di fraterna amicizia nonostante le differenza di età, sei anni. Una amicizia nata nel 1944 e, come ha ricordato spesso Paolo Villaggio, interrotta soltanto dalla morte».
Ugo Fantozzi, al secolo Paolo Villaggio, era un amante della Sardegna, che aveva scoperto nei primi anni Sessanta, quando alternava il suo lavoro di intrattenitore a bordo della navi degli armatori genovesi Costa –sulla Federico C., insieme a Fabrizio De André che rallegrava i vecchi passeggeri della prima classe cantando loro ...Quando la morte mi chiamerà.. c’era anche un cantante zazzeruto, che al piano suonava...come prima, più di prima t’amerò”... l’allora sconosciuto Silvio Berlusconi – alle feste di Porto Rafael, mega party organizzate sulla spiaggia e nell’allora nascente villaggio turistico sognato e realizzato da Rafael Neville, conte di Berlanga, il fondatore di Porto Rafael, a Palau , icona gay ante litteram e munifico mecenate di artisti d’ogni genere, ospite generoso della popolazione hippy che, alla fine degli anni Sessanta, aveva scoperto la Sardegna come calda alternativa alla fredda isola di Wight. Il 21 agosto di ogni anno il Conte di Neville apriva la sua casa e il suo piccolo regno agli amici, e Paolo Villaggio era uno di questi. Poi il ragionier Ugo Fantozzi si trasferì in Corsica, acquistando, dopo un breve e poco soddisfacente periodo all’isola di Cavallo, uno degli appartamenti realizzati nella ristrutturazione del vecchio forte che ospitava la Legione Straniera, a Bonifacio. Ad un tiro di schioppo dalla casa al mare di Fabrizio, a Portobello di Gallura, e dall’Agnata, il buen retiro del cantautore e della moglie Dori Ghezzi.
«Una presenza solare – ricorda Dori –, con interminabili serate trascorse a parlare di tutto e ironizzare, con tagliente sarcasmo, sulle scelte di ciascuno. Una simbiosi intellettuale che legava indissolubilmente Fabrizio a Paolo, uno scontro tra due personalità agli antipodi ma accomunati dalla immensa cultura di entrambi». La filosofica e panteistica visione della vita di Faber (era il sopranome che Paolo Villaggio diede a Fabrizio negli anni Sessanta, dalla passione del cantautore genovese per le matite colorate prodotte della Faber) si scontrava con la rude visone della realtà di Ugo-Paolo Fantozzi-Villaggio, che non perdeva occasione per definire tutto ciò con il suo mitico «è una boiata pazzesca», frase che immancabilmente chiudeva ogni ragionamento serio per dare vita ad una infinita serie di gag spassosissime. Un legame indissolubile, quello tra Fabrizio e Paolo, che andò ben oltre la morte del cantautore genovese. Paolo Villaggio fu fortemente critico, com’era suo costume, nei confronti di coloro che “scoprirono” le altissime qualità artistiche del cantautore genovese post mortem. Un cameo dedicato a Villaggio–Fantozzi c’è anche nel docufilm appena finito di girare dalla Rai sulla vita, in Sardegna, di Fabrizio De André, che andrà in onda nel prossimo inverno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«In effetti – ha ricordato ieri Dori Ghezzi, la vedova del cantautore che trascorre un breve periodo di ferie in una località dell’isola –, Paolo era un amico di famiglia e legatissimo a Mauro, il fratello maggiore di Fabrizio. Ma le affinità intellettuali, lo spirito goliardico, l’innato senso dell’ironia di entrambi diede vita ad un reciproco sentimento di fraterna amicizia nonostante le differenza di età, sei anni. Una amicizia nata nel 1944 e, come ha ricordato spesso Paolo Villaggio, interrotta soltanto dalla morte».
Ugo Fantozzi, al secolo Paolo Villaggio, era un amante della Sardegna, che aveva scoperto nei primi anni Sessanta, quando alternava il suo lavoro di intrattenitore a bordo della navi degli armatori genovesi Costa –sulla Federico C., insieme a Fabrizio De André che rallegrava i vecchi passeggeri della prima classe cantando loro ...Quando la morte mi chiamerà.. c’era anche un cantante zazzeruto, che al piano suonava...come prima, più di prima t’amerò”... l’allora sconosciuto Silvio Berlusconi – alle feste di Porto Rafael, mega party organizzate sulla spiaggia e nell’allora nascente villaggio turistico sognato e realizzato da Rafael Neville, conte di Berlanga, il fondatore di Porto Rafael, a Palau , icona gay ante litteram e munifico mecenate di artisti d’ogni genere, ospite generoso della popolazione hippy che, alla fine degli anni Sessanta, aveva scoperto la Sardegna come calda alternativa alla fredda isola di Wight. Il 21 agosto di ogni anno il Conte di Neville apriva la sua casa e il suo piccolo regno agli amici, e Paolo Villaggio era uno di questi. Poi il ragionier Ugo Fantozzi si trasferì in Corsica, acquistando, dopo un breve e poco soddisfacente periodo all’isola di Cavallo, uno degli appartamenti realizzati nella ristrutturazione del vecchio forte che ospitava la Legione Straniera, a Bonifacio. Ad un tiro di schioppo dalla casa al mare di Fabrizio, a Portobello di Gallura, e dall’Agnata, il buen retiro del cantautore e della moglie Dori Ghezzi.
«Una presenza solare – ricorda Dori –, con interminabili serate trascorse a parlare di tutto e ironizzare, con tagliente sarcasmo, sulle scelte di ciascuno. Una simbiosi intellettuale che legava indissolubilmente Fabrizio a Paolo, uno scontro tra due personalità agli antipodi ma accomunati dalla immensa cultura di entrambi». La filosofica e panteistica visione della vita di Faber (era il sopranome che Paolo Villaggio diede a Fabrizio negli anni Sessanta, dalla passione del cantautore genovese per le matite colorate prodotte della Faber) si scontrava con la rude visone della realtà di Ugo-Paolo Fantozzi-Villaggio, che non perdeva occasione per definire tutto ciò con il suo mitico «è una boiata pazzesca», frase che immancabilmente chiudeva ogni ragionamento serio per dare vita ad una infinita serie di gag spassosissime. Un legame indissolubile, quello tra Fabrizio e Paolo, che andò ben oltre la morte del cantautore genovese. Paolo Villaggio fu fortemente critico, com’era suo costume, nei confronti di coloro che “scoprirono” le altissime qualità artistiche del cantautore genovese post mortem. Un cameo dedicato a Villaggio–Fantozzi c’è anche nel docufilm appena finito di girare dalla Rai sulla vita, in Sardegna, di Fabrizio De André, che andrà in onda nel prossimo inverno.
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