L’eredità coraggiosa di Arthur Ashe
di Roberto Sanna
“Giorni di grazia” racconta le vittorie e le battaglie civili del grande tennista afroamericano
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SASSARI. Un solo tennista di colore è riuscito ad alzare la coppa del vincitore sul campo centrale di Wimbledon. Stiamo parlando di Arthur Ashe, che nel 1975 vinse il torneo di tennis più prestigioso battendo in finale Jimmy Connors. Ashe è anche l’unico tennista di colore, insieme a Yannick Noah (vincitore del Roland Garros a Parigi) a essersi imposto nei tornei del Grande Slam (ha vinto anche l’Australian Open e gli Usa Open) e per la comunità afroamericana resta un simbolo perpetuo.
Ridurre la sua vita alla carriera sportiva sarebbe però riduttivo e la sua biografia “Giorni di grazia”, scritta poco prima di morire di Aids nel 1993 e pubblicata adesso in Italia da Add, ci regala il quadro esatto di un personaggio profondo e complesso, capace di spendere il suo nome e il suo impegno in battaglie importanti per i diritti civili. Nato nel 1943 in Virginia, si trovò subito a fare i conti con i problemi di razzismo che ancora infestavano quello stato del profondo Sud degli Usa. Riuscì nonostante tutto a emergere e a costruirsi una carriera di successo ma in quegli anni il razzismo imperava e il mondo del tennis non era impermeabile: ad Ashe fu impedito dal governo sudafricano di giocare gli Open di Johannesburg, lui reagi promuovendo una battaglia durissima contro la federazione sudafricana. Anni dopo, affrontò ancora a muso duro quel governo esponendosi più volte nelle battaglie contro l’apartheid a fianco a Nelson Mandela. Fu in prima fila anche nella nascita dell’Atp, l’associazione dei tennisti professionisti che segnò una grande svolta in questa disciplina. Smise per problemi al cuore diventando subito capitano della squadra di Coppa Davis e nel libro è ben raccontata la difficoltà di far convivere insieme tennisti dal carattere difficile e spigoloso come Connors e McEnroe. Quest’ultimo lo ripagò dicendo «se sono diventato una persona migliore è per il tempo che ho passato con lui».
L’ultima sfida quella all’Aids, contratto con una trasfusione di sangue. Nel libro racconta il momento della scoperta della malattia, le cure sperimentali, la difficoltà di viverla in famiglia e soprattutto i pregiudizi della gente nel momento in cui il problema divenne pubblico. Queste pagine sono soprattutto l’eredità di un uomo coraggioso che si è sempre dovuto guadagnare, riuscendoci, il rispetto degli altri.
Ridurre la sua vita alla carriera sportiva sarebbe però riduttivo e la sua biografia “Giorni di grazia”, scritta poco prima di morire di Aids nel 1993 e pubblicata adesso in Italia da Add, ci regala il quadro esatto di un personaggio profondo e complesso, capace di spendere il suo nome e il suo impegno in battaglie importanti per i diritti civili. Nato nel 1943 in Virginia, si trovò subito a fare i conti con i problemi di razzismo che ancora infestavano quello stato del profondo Sud degli Usa. Riuscì nonostante tutto a emergere e a costruirsi una carriera di successo ma in quegli anni il razzismo imperava e il mondo del tennis non era impermeabile: ad Ashe fu impedito dal governo sudafricano di giocare gli Open di Johannesburg, lui reagi promuovendo una battaglia durissima contro la federazione sudafricana. Anni dopo, affrontò ancora a muso duro quel governo esponendosi più volte nelle battaglie contro l’apartheid a fianco a Nelson Mandela. Fu in prima fila anche nella nascita dell’Atp, l’associazione dei tennisti professionisti che segnò una grande svolta in questa disciplina. Smise per problemi al cuore diventando subito capitano della squadra di Coppa Davis e nel libro è ben raccontata la difficoltà di far convivere insieme tennisti dal carattere difficile e spigoloso come Connors e McEnroe. Quest’ultimo lo ripagò dicendo «se sono diventato una persona migliore è per il tempo che ho passato con lui».
L’ultima sfida quella all’Aids, contratto con una trasfusione di sangue. Nel libro racconta il momento della scoperta della malattia, le cure sperimentali, la difficoltà di viverla in famiglia e soprattutto i pregiudizi della gente nel momento in cui il problema divenne pubblico. Queste pagine sono soprattutto l’eredità di un uomo coraggioso che si è sempre dovuto guadagnare, riuscendoci, il rispetto degli altri.
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