La Nuova Sardegna

La Sardegna come la Tortuga, gli Shardana erano nuragici?

di Paolo Curreli
La Sardegna come la Tortuga, gli Shardana erano nuragici?

Archeologi e studiosi alle prese con le origini dei pirati che terrorizzavano il Mediterraneo

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Sono stati partecipi di una mutazione che ha cambiato per sempre gli equilibri e le potenze dell’Età del bronzo. Gli Shardana, principali combattenti della grande alleanza dei Popoli del mare, hanno fatto tremare i Faraoni e tutte le civiltà del Mediterraneo. Ma “il popolo che nessuno è riuscito a sconfiggere” come li descrisse Ramses II, sono stati ancora protagonisti, migliaia di anni dopo, di aspre contese nella torrida estate sarda. Il campo di battaglia non è stato “il grande verde” (definizione degli egizi del Mare nord occidentale da cui provenivano i pirati Shardana) ma i giornali, le sale conferenze e il burrascoso oceano del web.

La contesa sulla provenienza degli Shardana è sempre stata attiva, quella più accademica da oltre due secoli a partire da Francois Champollion il traduttore della Stele di Rosetta (disputa accessibile perlopiù agli addetti ai lavori) e quella di appassionati dilettanti e “ricercatori indipendenti” come Leonardo Melis, che ha dedicato a questo popolo diversi libri con un taglio più avventuroso e divulgativo.

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Ma se si vuole trovare la pietra miliare a cui riferirsi, in questa ultima stagione di dibattiti, la si può sicuramente individuare nel ponderoso volume di Giovanni Ugas, “Shardana e Sardegna. I Popoli del mare, gli alleati del Nordafrica e la fine dei grandi regni”. XV-XII secolo a.C.” (edizioni della Torre). Un imponente studio che arriva a una precisa conclusione: «Gli Shardana e le antiche popolazioni che costruirono i nuraghi sono lo stesso popolo». Conferma di una tesi che arriva dopo decenni di studi da una delle figure più stimate e credibili dell’archeologia sarda. L’archeologo ha presentato il suo volume in numerosi incontri pubblici, affrontato il dibattito con altri studiosi e con il pubblico, chiarendo quali sono le prove che sostengono la sua teoria. Eccone alcune: «I bronzetti e le armi ritrovate in Sardegna descrivono un popolo specializzato nel combattimento ed esperto di navigazione. Portano l’argento di cui l’isola è ricca e i lapislazzuli. Pietra preziosa che commerciano i cretesi che navigano con i nuragici, ma probabilmente si fa riferimento a un minerale azzurro diffuso in Sardegna, la calamina. La spada, lo scudo tondo e altri elementi dell’abbigliamento militare. L’itinerario descritto nella stele di Tuthmosis III posiziona le isole al centro del Grande verde a Nord-Ovest. Fondamentale il rapporto continuo dei sardi, visto la prossimità geografica, con la Tunisia. L’azione dei Popoli del mare si svolge durante il massimo sviluppo della civiltà nuragica».

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Il 23 giugno a Olbia l’incontro “Sulle tracce degli Shardana” dà voce a un’altra visione e spariglia di nuovo le carte. Organizzatore l’archeologo Rubens D’Oriano che continua la sua battaglia contro la “fantarcheologia”: «Per il mondo dei dilettanti di un’archeologia fai da te gli Shardana sono senza dubbio i nuragici in una dimensione di dominatori mitizzata, fino al ridicolo. È ora di sentire un vero esperto». Relatore dell’incontro è infatti il massimo esperto degli Shardana d’Egitto Giacomo Cavillier. «Per capire le fonti egizie bisogna capirne la mentalità – sostiene Cavillier –. Se citano un popolo è per impadronirsi della sua essenza. La stele di Tuthmosis III non è un documento razionale o una carta geografica come l’intendiamo noi. Bisogna prestare cura all’interpretazione. Sicuramente questi popoli per raggiungere l’Egitto hanno seguito un andamento orario nel Mediterraneo, provenivano da ovest, ma a occidente dell’Egitto ci sono tante civiltà. Per esempio perfino nella lontana Danimarca sono state trovate sepolture con elmi cornuti e spade lunghe». La conclusione dello studioso lascia aperte tutte le soluzioni. «Non sappiamo da dove provenissero, né che fine abbiano fatto. Sono un popolo mediterraneo e potrebbero anche essere sardi, ma fino adesso abbiamo poche tracce per formulare un’ipotesi più attendibile».

Stessa tesi di Alfonso Stiglitz archeologo che ha animato un altro incontro a Cagliari con Cavillier. «In realtà non possiamo dire se gli Shardana fossero o non fossero i nuragici. A Ugarit lo stesso termine non indica un’etnia ma bensì una funzione – precisa Stieglitz –. Un po’ come dire i “militari”. Anche gli oggetti che vengono citati non rappresentano una prova incontrovertibile, la spada lunga è una soluzione efficace che viene adottata da tanti popoli, così come l’elmo cornuto è stato ritrovato un po’ dappertutto. La fortezza di El-Ahawat in Israele, che per Ugas e altri è un avamposto egizio difeso dagli Shardana-nuragici, a una più attenta analisi è risultato, quasi sicuramente, essere un sito fortificato cananeo». Per l’archeologo vale la definizione “itineranti del naufragio del millennio” di Lilliu che non ebbe modo di approfondire lo studio dei “popoli del mare”. «Non un’etnia definita, quindi – per Stiglitz – ma gruppi di uomini uniti dalla pratica del commercio, della guerra e della pirateria».

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A riaccendere il partito dei Shardana-nuragici sono le dichiarazioni di Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, che tiene il 29 giugno a Sassari una conferenza nell’aula magna dell’università dal titolo: “I Popoli del mare nelle fonti egizie”, organizzata dalla Società Archeologica Sassarese, il MiBact, l’università di Sassari e lo stesso Museo Egizio: «Gli egittologi adesso propongono due teorie alternative – spiega lo studioso –: la prima penso sia un’interpretazione piuttosto forzata: che vi siano dei movimenti, da oriente a occidente, che portano delle popolazione dell’Egeo orientale a spostarsi, a passare dall’Egitto, e poi a insediarsi in Sicilia e in Sardegna; e questo quindi sarebbe un insediamento posteriore alla battaglia (la battaglia è quella del 1177 a.C in cui Ramses III sconfisse gli Shardana) cosa che invece l’iscrizione di Ramses III ci fa assolutamente rigettare. Per due motivi: uno, perché ci dice “coloro nelle loro isole avevano fatto una confederazione”; in secondo luogo Ramses III è davvero chiarissimo in quello che succede: non vi è un insediamento posteriore, cioè loro arrivano in Egitto e in Egitto vengono annientati e vengono ridotti a schiavi. Quindi abbiamo un movimento che probabilmente va da Occidente verso Oriente» Il dibattito resta aperto sulla saggia soluzione proposta da Alfonso Stiglitz: «Le risposte vanno cercate sul campo, luogo per luogo analizzando ogni reperto per sé. Il mondo dei nuragici rimane una delle civiltà più affascinanti dell’umanità, e questo anche se si dovesse scoprire che Shardana e Sardegna non hanno niente a che fare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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