società umanitaria
Mezzo secolo raccontato in un documentario
di Fabio Canessa
ALGHERO. Una lunga storia, un anniversario importante che diventa occasione per ripercorrerla. La Società Umanitaria in Sardegna festeggia mezzo secolo dalla fondazione con un documentario sui tre...
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ALGHERO. Una lunga storia, un anniversario importante che diventa occasione per ripercorrerla. La Società Umanitaria in Sardegna festeggia mezzo secolo dalla fondazione con un documentario sui tre centri di servizi culturali nell’isola. L’episodio dedicato ad Alghero è stato proiettato ieri nella sala conferenze Lo Quarter. «È arrivato il momento giusto per raccontare la nostra storia, fare un po’ un bilancio – sottolinea Alessandra Sento, direttrice della Società Umanitaria di Alghero – E ovviamente lo facciamo a partire dal cinema che per noi è stato il linguaggio privilegiato per portare avanti l’idea che ha mosso i Centri dei servizi culturali in Sardegna sin dalla creazione alla fine degli anni Sessanta. E non solo, anche la fondazione madre, la sede centrale di Milano nata alla fine dell’Ottocento, dalla quale abbiamo ereditato il principio base che un’emancipazione sociale ed economica è possibile soltanto attraverso un’emancipazione culturale».
E per promuovere questa crescita culturale all’interno della comunità il cinema è diventato per la Società Umanitaria il mezzo ideale: «Partiamo dal presupposto – aggiunge Alessandra Sento – che non solo è uno strumento in grado di leggere e interpretare la realtà, ma anche di trasformarla. È così abbiamo pensato di raccontare la nostra storia con il cinema perché di questo ci occupiamo, da cinquant’anni. Prima con i fondi della Cassa per il Mezzogiorno, poi con quelli della Regione. Puntando sempre sulla conservazione della cultura cinematografica e della memoria storica e audiovisiva della Sardegna». Oltre all’episodio sulla Società Umanitaria di Alghero si potranno vedere presto quelli sui centri di Carbonia e Cagliari. Tre episodi separati che poi confluiranno, con degli estratti, anche in un progetto unico per raccontare nel complesso i cinquant’anni anni dell’umanitaria in Sardegna. L’episodio su Alghero, per la regia di Marco Antonio Pani, è un racconto a più voci che traccia a grandi linee la storia di questo mezzo secolo, ma riflette anche sul presente e sul futuro.
La narrazione di Alessandra Sento e le parole degli operatori culturali Emiliano Di Nolfo, Nadia Rondello, Giusy Salvio, Giuliana Trampana accompagnano le testimonianze degli utenti di ieri e di oggi, dei collaboratori, dei partner culturali ed istituzionali. Dai pionieristici anni di Villa Asfodelo fino a Cinema delle Terre del Mare, la rassegna che punta ad attualizzare l’esperienza del Meeting internazionale degli anni Sessanta. La serata di ieri oltre alla proiezione del documentario sulla Società Umanitaria, intitolato “Dalla parte del pubblico”, è stata occasione anche per vedere un piccolo estratto da “Uno sguardo alla terra” di Peter Marcias (coprodotto da Società Umanitaria Cineteca Sarda) che uscirà a febbraio distribuito da Istituto Luce Cinecittà. Un’opera che parte dal lavoro di Fiorenzo Serra per arrivare a discutere sul cinema documentario di oggi, con interventi di grandi registi. Oggi è in programma un altro appuntamento, sempre nella sala conferenze de Lo Quarter.
Alle 18.30 Sergio Naitza, accompagnato da Manlio Brigaglia, presenterà il suo documentario “Dalla quercia alla palma”. Nel 1977 il film dei Taviani “Padre padrone” vince la Palma d’oro a Cannes. A distanza di 40 anni, i registi e i protagonisti raccontano memorie e aneddoti, insieme alle comparse ma anche a Nanni Moretti (presente in un piccolo ruolo) e Gavino Ledda, autore del libro a cui il film è ispirato.
E per promuovere questa crescita culturale all’interno della comunità il cinema è diventato per la Società Umanitaria il mezzo ideale: «Partiamo dal presupposto – aggiunge Alessandra Sento – che non solo è uno strumento in grado di leggere e interpretare la realtà, ma anche di trasformarla. È così abbiamo pensato di raccontare la nostra storia con il cinema perché di questo ci occupiamo, da cinquant’anni. Prima con i fondi della Cassa per il Mezzogiorno, poi con quelli della Regione. Puntando sempre sulla conservazione della cultura cinematografica e della memoria storica e audiovisiva della Sardegna». Oltre all’episodio sulla Società Umanitaria di Alghero si potranno vedere presto quelli sui centri di Carbonia e Cagliari. Tre episodi separati che poi confluiranno, con degli estratti, anche in un progetto unico per raccontare nel complesso i cinquant’anni anni dell’umanitaria in Sardegna. L’episodio su Alghero, per la regia di Marco Antonio Pani, è un racconto a più voci che traccia a grandi linee la storia di questo mezzo secolo, ma riflette anche sul presente e sul futuro.
La narrazione di Alessandra Sento e le parole degli operatori culturali Emiliano Di Nolfo, Nadia Rondello, Giusy Salvio, Giuliana Trampana accompagnano le testimonianze degli utenti di ieri e di oggi, dei collaboratori, dei partner culturali ed istituzionali. Dai pionieristici anni di Villa Asfodelo fino a Cinema delle Terre del Mare, la rassegna che punta ad attualizzare l’esperienza del Meeting internazionale degli anni Sessanta. La serata di ieri oltre alla proiezione del documentario sulla Società Umanitaria, intitolato “Dalla parte del pubblico”, è stata occasione anche per vedere un piccolo estratto da “Uno sguardo alla terra” di Peter Marcias (coprodotto da Società Umanitaria Cineteca Sarda) che uscirà a febbraio distribuito da Istituto Luce Cinecittà. Un’opera che parte dal lavoro di Fiorenzo Serra per arrivare a discutere sul cinema documentario di oggi, con interventi di grandi registi. Oggi è in programma un altro appuntamento, sempre nella sala conferenze de Lo Quarter.
Alle 18.30 Sergio Naitza, accompagnato da Manlio Brigaglia, presenterà il suo documentario “Dalla quercia alla palma”. Nel 1977 il film dei Taviani “Padre padrone” vince la Palma d’oro a Cannes. A distanza di 40 anni, i registi e i protagonisti raccontano memorie e aneddoti, insieme alle comparse ma anche a Nanni Moretti (presente in un piccolo ruolo) e Gavino Ledda, autore del libro a cui il film è ispirato.
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