«Un evento unico che ancora riunisce un’intera comunità»
Una tradizione legata al martirio del santo, il 15 maggio 304 Il presidente del comitato, Varrucciu: «Una festa che cresce»
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OLBIA. La città aveva ancora templi bianchi e due complessi termali quando Simplicio venne preso e ucciso, trafitto da una lancia perché si era rifiutato di adorare il potere imperiale. Era il 15 maggio del 304. E da quel momento in poi il suo martirio ha sempre rappresentato un faro per tutta la comunità. Oggi a portare avanti la tradizione della festa è un comitato. Il presidente si chiama Giovanni Varrucciu ed è un olbiese doc. «La festa di Olbia è molto antica – spiega Varrucciu –. Anche durante i tempi più bui il 15 maggio è sempre stato giorno di festa. Stiamo parlando di una ricorrenza sentitissima perché riesce a riunire tutta la comunità. San Simplicio è sì il patrono di Olbia, ma anche della Gallura e della Diocesi».
La grande festa. Il comitato, che per organizzare la festa riceve finanziamenti da Comune e Regione, fa i salti mortali per rispondere alle aspettative degli olbiesi. «Per me è un onore ricoprire la carica di presidente – confessa Giovanni Varrucciu –. Ma è anche una grande responsabilità. Mi sento un po’ come un padre di famiglia che deve far quadrare i conti e cercare di prendere le decisioni più giuste. Per fortuna il comitato è formato da soci e collaboratori che ogni anno mettono a disposizione il proprio tempo libero per organizzare i vari appuntamenti. Ma un grazie va sicuramente anche al parroco don Giovanni Debidda, che ci dà la carica e ci spinge a fare sempre meglio». Oggi San Simplicio è una festa piuttosto grande. Ma non è sempre stato così. Basti pensare che fino a neanche un secolo fa la basilica era in rovina. «Certo, le cose negli anni sono cambiate – sottolinea Varrucciu –. Una volta, per esempio, le cozze si mangiavano nel centro storico e rigorosamente crude. Invece adesso, dopo l’ondata di paura del tifo di qualche decennio fa, le cozze si mangiano alla marinara, non più in centro ma al parco Fausto Noce. A parte questo, la festa si è trasformata e si è ingrandita in tanti altri aspetti. Diciamo che il santo si è ripreso l’importanza che merita».
Una lunga storia. La festa si è arricchita anche da quando è stato realizzato il museo della necropoli, sotto il sagrato della chiesa. Una struttura che permette di capire meglio anche la storia del culto di San Simplicio. Qui infatti esistevano dei templi nelle età fenicia, greca, punica e romana, quando prese forma una necropoli. Lo stesso Simplicio venne sepolto qui. Dopo la caduta dell’impero, al posto del tempio romano fu costruita una chiesa paleocristiana dedicata al martire e, circa mille anni fa, l’attuale basilica. «È un sito di grande importanza. E ha fatto bene il Comune a trasformarlo in un museo – afferma Varrucciu – Inoltre quest’anno saranno anche gli studenti di una scuola media a raccontare ai visitatori la storia della basilica del santo». (d.b.)
La grande festa. Il comitato, che per organizzare la festa riceve finanziamenti da Comune e Regione, fa i salti mortali per rispondere alle aspettative degli olbiesi. «Per me è un onore ricoprire la carica di presidente – confessa Giovanni Varrucciu –. Ma è anche una grande responsabilità. Mi sento un po’ come un padre di famiglia che deve far quadrare i conti e cercare di prendere le decisioni più giuste. Per fortuna il comitato è formato da soci e collaboratori che ogni anno mettono a disposizione il proprio tempo libero per organizzare i vari appuntamenti. Ma un grazie va sicuramente anche al parroco don Giovanni Debidda, che ci dà la carica e ci spinge a fare sempre meglio». Oggi San Simplicio è una festa piuttosto grande. Ma non è sempre stato così. Basti pensare che fino a neanche un secolo fa la basilica era in rovina. «Certo, le cose negli anni sono cambiate – sottolinea Varrucciu –. Una volta, per esempio, le cozze si mangiavano nel centro storico e rigorosamente crude. Invece adesso, dopo l’ondata di paura del tifo di qualche decennio fa, le cozze si mangiano alla marinara, non più in centro ma al parco Fausto Noce. A parte questo, la festa si è trasformata e si è ingrandita in tanti altri aspetti. Diciamo che il santo si è ripreso l’importanza che merita».
Una lunga storia. La festa si è arricchita anche da quando è stato realizzato il museo della necropoli, sotto il sagrato della chiesa. Una struttura che permette di capire meglio anche la storia del culto di San Simplicio. Qui infatti esistevano dei templi nelle età fenicia, greca, punica e romana, quando prese forma una necropoli. Lo stesso Simplicio venne sepolto qui. Dopo la caduta dell’impero, al posto del tempio romano fu costruita una chiesa paleocristiana dedicata al martire e, circa mille anni fa, l’attuale basilica. «È un sito di grande importanza. E ha fatto bene il Comune a trasformarlo in un museo – afferma Varrucciu – Inoltre quest’anno saranno anche gli studenti di una scuola media a raccontare ai visitatori la storia della basilica del santo». (d.b.)
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