La Nuova Sardegna

Il cinema di Roberto Perpignani 

Lunedì santo a Castelsardo e Ultimo tango a Parigi

Profano e sacro. Da uno dei film scandalo della storia del cinema, “Ultimo tango a Parigi”, a un cortometraggio sconosciuto sul Lunissanti di Castelsardo che porterà a sorpresa al Sardinia Film...

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Profano e sacro. Da uno dei film scandalo della storia del cinema, “Ultimo tango a Parigi”, a un cortometraggio sconosciuto sul Lunissanti di Castelsardo che porterà a sorpresa al Sardinia Film Festival. Arriva, anzi torna, nell’isola Roberto Perpignani, maestro assoluto dell’arte del montaggio, che domani alle 10 al Teatro Civico sarà protagonista di una masterclass organizzata all’interno della manifestazione guidata dal Cineclub Sassari. Oltre centocinquanta film all’attivo, molti premiati, a partire dagli inizi degli anni Sessanta quando, ancora molto giovane (è nato a Roma nel 1941), ha deciso di dedicarsi al cinema e ha cominciato a lavorare con tanti autori di livello. Tra questi Bernardo Bertolucci che incontra per “Prima della rivoluzione” del 1964. «Siamo coetanei e avevamo appena compiuto 23 anni quando andammo a Cannes per la presentazione del film. Lavorare con lui è stato determinante, abbiamo esplorato insieme le potenzialità della gioventù, la forza di un cinema colto e creativo». La collaborazione si interrompe (ma il montatore romano ci tiene a sottolineare che sono sempre rimasti amici) dopo il montaggio di “Ultimo tango a Parigi” al quale Perpignani non doveva lavorare. «Iniziò Franco Arcalli che però si ammalò e Bernardo mi chiese di prendere il suo posto per un periodo. Alla fine montai una parte considerevole del film e così siamo accreditati entrambi». Sulla polemica che accompagnò l’uscita del film, per la presunta violenza sessuale che ha continuato a far parlare negli anni, Perpignani taglia corto: «In fase di montaggio non c’era alcun problema. La polemica è nata più tardi quando qualcuno ha pensato di specularci sopra e il film fu censurato, mandato al rogo come si diceva per le opere contro la morale. Una cosa offensiva per il genere umano. Se non fosse come sosteniamo, che quella scena è stata inventata e interpretata, noi avremmo visto nei materiali qualcosa di spiacevole. Si trattava invece di ciak normali». Erano gli anni Settanta, quelli in cui Perpignani iniziava l’attività di docente al Centro sperimentale e come membro di un gruppo di ricerca folklorica realizzò anche un cortometraggio che in pochi hanno visto: un filmato sulla cerimonia della notte del lunedì santo a Casterlsardo. Una chicca, quasi inedita, per il pubblico del Sardinia Film Festival che avrà un’occasione unica per fare un viaggio nella storia della settima arte che da oltre mezzo secolo vede protagonista Perpignani al fianco di grandissimi autori, non solo italiani. Come Orson Welles con il quale ha in pratica debuttato: «Sono stato un suo giovane assistente al montaggio e questa cosa mi ha formato in modo tale che non sono tornato alla pittura dalla quale venivo». Come dire il contrario. Collabora nel corso del tempo, per fare solo qualche altro nome con Lattuada, Bellocchio, Bolognini, Amelio, Moretti, Jancsó e Radford noto per “Il postino” con Massimo Troisi che morì appena terminate le riprese: «Montarlo fu davvero provante – ricorda Perpignani – ma ci lavorai come un forsennato perché il film fosse pronto per Venezia. Massimo lo meritava». Uno dei tanti film arricchiti dal contributo creativo del montatore: «Mettere insieme due inquadrature non ha niente di schematico. Le immagini ti suggeriscono il modo in cui potresti lavorare, però sei tu che devi essere sensibile e in grado di “ascoltare” le immagini».

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