La Nuova Sardegna

La mafia americana e i tanti misteri italiani

di Angiola Bellu
La mafia americana e i tanti misteri italiani

Enrico Deaglio parla del suo nuovo libro “La zia Irene e l’anarchico Tresca”, una fiction storica che illumina il presente

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Anno 2022: un imminente futuro distopico immaginato Enrico Deaglio nel suo ultimo romanzo. “La zia Irene e l’anarchico Tresca’ (Sellerio). l’Italia è sull’orlo della bancarotta totale. L’unico filo di speranza è tra le mani di un banchiere gentiluomo che potrebbe essere eliminato. Marcello Eucaliptus riceve in eredità una valigia appartenuta alla cara zia Irene, che fu fascinosa “impiegata” del ministero dell’Interno ai tempi della Prima Repubblica. Deaglio parte dal futuro per raccontarci un lato del nostro passato rimasto in ombra. Narrazione seducente che ci restituisce un’immagine diversa dell’Italia. Un grande lavoro di ricerca alla base di un giallo che mette la fantasia al servizio della verità.

Ne abbiamo parlato con l’autore. Partiamo dalla zia Irene, che scopriamo essere stata una vera spia dei servizi segreti. Una zia triestina. Una comunista molto legata a Vittorio Vidali, figura del chiave del Novecento. Per intervento di questo senatore comunista è assunta nei Servizi segreti italiani. Quando muore lascia al nipote una valigia in cui sono nascosti una quantità enorme di segreti della sua vita di spionaggio. Marcello Eucaliptus viene convocato da un gruppo di smaglianti ultraottantenni amici della defunta che pare reggano ancora le sorti di una sgangherata Repubblica italiana. Sono vecchi agenti dei Servizi della prima Repubblica, quelli che avrebbero dovuto salvare Aldo Moro, quelli di Gladio, quelli che hanno fatto l’Italia. I nostri però sono persone civili, che hanno a cuore la Repubblica. Si trovano in un dopolavoro non segnato in nessuna mappa che sta dietro alla Trattoria al Biondo Tevere, l’ultimo posto dove Pier Paolo Pasolini venne visto vivo; un buon simbolo della stagione dei misteri.

Come è nato il suo romanzo?

«Il fulcro è l’intervento degli Stati Uniti nella liberazione dell’Italia dal fascismo: lo sbarco degli Alleati in Sicilia nel 1943. Ora sappiamo che i famosi gangster italo americani ebbero un peso molto grande: favorirono le truppe americane, trovarono i contatti e presero accordi con la mafia. Il caso più famoso è quello di Lucky Luciano. Perché riuscirono a contare così tanto e perché li colloca alla basa del capitalismo moderno? Si giovarono del più grande errore fatto dagli Usa: il proibizionismo. La vendita clandestina di alcolici in mano ai gangster era il 15% del Prodotto interno lordo. Questo produsse un altro modo di barattare che ebbe un peso molto forte nella storia del capitalismo moderno in America e in altri Paesi come l’Italia».

Come andarono quindi le cose quando si decise per lo Sbarco in Sicilia?

«Il governo americano si rivolse ai gangster italoamericani che aveano un peso molto forte perché votavano per il partito democratico. Roosevelt non sarebbe stato rieletto se non avesse avuto i voti degli italiani; forza elettorale che imponeva anche le proprie condizioni. Ci sono personaggi a noi sconosciuti – come Generoso Pope – che ebbero un ruolo importantissimo in tutte le nostre vicende».

Il romanzo ruota intorno alla figura – leggendaria in America, sconosciuta in Italia – dell’anarchico Carlo Tresca. Lei racconta un’altro lato dell’emigrazione italiana negli Usa, con un’incredibile presenza dei movimenti anarchico e comunista e del Partito socialista.

«L’immigrazione verso gli Stati Uniti avvenne a partire dagli ultimi vent’anni dell’Ottocento fino ai primi venti del Novecento. Buona parte di questi italiani erano anarchici, socialisti e comunisti. Emigravano perché perseguitasti in patria. Il Partito socialista italiano aveva negli Usa circa cento giornali. Gli anarchici erano altrettanto forti. Un mondo molto presente nell’organizzazione delle lotte operaie nella prima parte del ’900. Oltre al “Padrino”, c’era un’altra italianità e Tresca ne è stato il simbolo. Grandissimo oratore, organizzatore di scioperi, colto, fondatore di giornali. Rappresentava l’oppositore del fascismo che non conosciamo. Forse se fosse tornato in Italia nel 1943 avrebbe potuto cambiare i destini del nostro Paese. Per ciò è stato ammazzato e completamente dimenticato».

Lo Stato profondo che sorregge la nuova Repubblica sopravvive nel passaggio dal fascismo?

«Esatto. Ci fu un patto voluto da Roosevelt, Churchill, Stalin e Togliatti: mandato via Mussolini tutto l’impianto dell’Italia sarebbe rimasto tale, con il potere della Chiesa, degli industriali, degli agrari..non c’era da fare nessuna rivoluzione, anzi c’era da impedirla».

Lei racconta di un altro italiano, Rodolfo Valentino, e della sua decisa posizione antifascista.

«Era un giovane emigrato figlio di una famiglia benestante, colto, che arrivò in America e divenne subito un sex symbol ma era il contrario del modello predatore e maschilista del tempo. In più era un antifascista: diceva apertamente che non gli piaceva Mussolini e il suo regime; prese posizioni pubbliche sul delitto Matteotti. Tornò in Italia e si rifiutò di mettere la camicia nera. Era boicottato dalla censura fascista. Morì a trent’anni e durante l’esposizione della salma a NewYork ci fu una manifestazione di massa con ventimila persone. Parteciparono anche Tresca e gli altri protagonisti del libro: i fascisti di New York piazzarono una corona funebre con su scritto “da Benito”. Tresca e Vidali impedirono questo scempio».

Sono tanti i parallelismi che lei traccia nel suo libro tra il clima politico di inizio Novecento e di oggi.

«Un’ondata di difesa dell’esistente contro la migrazione dei più poveri; la voglia di un uomo forte; la richiesta di maggiore sicurezza; la paura delle minoranze... questo è avvenuto allora e sta avvenendo oggi su entrambe le parti dell’Oceano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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