i filmmaker sardi
Il ricordo di Mereu e Marcias «Un talento inarrivabile»
SASSARI. Un maestro, per tutti. La morte di Bernardo Bertolucci ha colpito anche i registi sardi. Bonifacio Angius a Torino per presentare il suo nuovo film “Ovunque proteggimi” ha voluto rendere...
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SASSARI. Un maestro, per tutti. La morte di Bernardo Bertolucci ha colpito anche i registi sardi. Bonifacio Angius a Torino per presentare il suo nuovo film “Ovunque proteggimi” ha voluto rendere omaggio al grande regista anche durante l’incontro con il pubblico dopo la proiezione della pellicola, ricordando come nella scelta di “Oblivion” per la colonna sonora del suo film abbia pensato anche a Bertolucci che voleva gli arraggiamenti dello stesso Piazzolla per “Ultimo tango a Parigi”.
Commovente il ricordo di Peter Marcias: «La sua morte mi ha colpito molto, perché è stato un regista immenso, come un padre, e non realizzi mai possa morire. Vidi “L'ultimo imperatore" a 10 anni e rimasi folgorato dalla forza delle immagini. In seguito mi appassionò uno dei suoi primi film, “Prima della rivoluzione”, che avrò visto venti volte. Un gigante del cinema, che mi ha fatto scoprire tante cose di me molto intime, e soprattutto mi ha insegnato a cercare la libertà. La sua lezione resterà per sempre».
Queste invece le parole di Salvatore Mereu: «Ho amato Bertolucci soprattutto per “Il conformista”. Negli anni dell'Università, a Bologna, l'ho visto ripetutamente al cinema Lumiere rimanendone ogni volta soggiogato. Mentre lo vedi hai l’illusione beffarda che tutto sia filmabile, che gli stessi pensieri lo possano essere. Poi il giorno in cui per la prima volta prova misurarti col cinema capisci come tutto quello che hai visto e amato sia il risultato di un grande, inarrivabile, talento. Pochi grandi registi come Bertolucci, con la loro opera, riescono ad essere modello per altri».
Concorda un grande critico come Enrico Magrelli che da Torino racconta: «È stata una delle intelligenze creative più straordinarie della storia del cinema. La sua energia non era mai venuta meno e da poco mi aveva raccontato di un suo nuovo progetto. Ci lascia, ma come tutti i grandi resterà sempre con noi con i suoi film immortali». (f.c)
Commovente il ricordo di Peter Marcias: «La sua morte mi ha colpito molto, perché è stato un regista immenso, come un padre, e non realizzi mai possa morire. Vidi “L'ultimo imperatore" a 10 anni e rimasi folgorato dalla forza delle immagini. In seguito mi appassionò uno dei suoi primi film, “Prima della rivoluzione”, che avrò visto venti volte. Un gigante del cinema, che mi ha fatto scoprire tante cose di me molto intime, e soprattutto mi ha insegnato a cercare la libertà. La sua lezione resterà per sempre».
Queste invece le parole di Salvatore Mereu: «Ho amato Bertolucci soprattutto per “Il conformista”. Negli anni dell'Università, a Bologna, l'ho visto ripetutamente al cinema Lumiere rimanendone ogni volta soggiogato. Mentre lo vedi hai l’illusione beffarda che tutto sia filmabile, che gli stessi pensieri lo possano essere. Poi il giorno in cui per la prima volta prova misurarti col cinema capisci come tutto quello che hai visto e amato sia il risultato di un grande, inarrivabile, talento. Pochi grandi registi come Bertolucci, con la loro opera, riescono ad essere modello per altri».
Concorda un grande critico come Enrico Magrelli che da Torino racconta: «È stata una delle intelligenze creative più straordinarie della storia del cinema. La sua energia non era mai venuta meno e da poco mi aveva raccontato di un suo nuovo progetto. Ci lascia, ma come tutti i grandi resterà sempre con noi con i suoi film immortali». (f.c)
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