La Nuova Sardegna

Da Valledoria a Stamford Bridge

di GIOVANNI DESSOLE
Da Valledoria a Stamford Bridge

Le Tenute Costadoria all’International Tasting di Londra in rappresentanza dell’Italia Oltre alla cantina un ambizioso progetto di enoturismo con un campeggio glamour

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Dalla Sardegna a Stamford Bridge, stadio londinese del Chelsea che fu di Gianfranco Zola. All'International Tasting: Wine, Spirit & Beer si parla di vino e non di calcio, ma questo ancora non rende pieno onore alla storia delle Tenute Costadoria di Valledoria, alla scalata di una giovane azienda agricola con spiccata propensione vitivinicola fondata nel 2016 grazie alla passione di tre amici provenienti da ambiti lavorativi diversi (Alessandro Canu è un ingegnere, Amir Gharizadeh operava nel settore turistico e Pasquale Pischedda in quello agricolo) e arrivata oggi a ragionare su mercati mondiali con tanto di partecipazione all'esclusivissimo evento organizzato nello stadio dei Blues.

Proprio a Stamford Bridge giovedì scorso si sono dati appuntamento ambasciatori del gusto provenienti da tutto il mondo, aziende portabandiera chiamate dalle Camere di Commercio delle singole nazioni a mostrare il meglio del territorio di appartenenza. Il top del made in Italy, stavolta e per la prima volta, al sapor di Sardegna. «Dai contatti attivati con la Camera di Commercio sono nate collaborazioni interessanti ed è arrivato questo invito: una sorpresa di cui siamo felici. Pensare che un'azienda sarda possa ricoprire un ruolo di così alto rilievo internazionale ha dell'incredibile e questo ci riempie di orgoglio –dice Alessandro Canu, amministratore delegato –. Il nostro è un progetto giovane ma ambizioso che vede l'isola al centro di tutto: è la Sardegna il vero prodotto da raccontare e far conoscere nel mondo – spiega –. Dedichiamo grande attenzione soprattutto al mercato inglese. A Londra abbiamo sviluppato una bella rete di contatti e siamo presenti come società di distribuzione alcolici: importiamo i nostri prodotti che in 24 ore raggiungono le case dei londinesi». L'idea è sardo-iraniana, la visione imprenditoriale che la sostiene poggia sulla convinzione che per veicolare eccellenze è necessario promuovere prima di tutto l'unicità del territorio di appartenenza: «L'azienda ha un progetto molto ambizioso: negli ultimi tre anni sono stati investiti capitali per oltre un milione di euro, con investimenti programmati nel prossimo triennio per oltre tre milioni di euro. Questo ci consentirà di dare seguito allo sviluppo strategico aziendale mantenendo comunque fede all'obiettivo di assolvere autonomamente al fabbisogno energetico nel pieno rispetto del principio di azienda agricola passiva».

La valorizzazione dei vigneti autoctoni è punto imprescindibile della filosofia aziendale, viatico al processo di internazionalizzazione che ha portato all'apertura di importanti finestre di mercato come Taiwan, Hong Kong, Gran Bretagna e Stati Uniti. «Produciamo vino, guardiamo al mondo e crediamo tanto nell'enoturismo –continua Alessandro Canu -. A tal proposito siamo felici di constatare una forte richiesta di servizi da parte degli stranieri, circa il 96% di presenze, che attualmente consente un'apertura continuativa per oltre sette mesi l'anno delle nostre strutture in regime sold out. Obiettivo, realizzabile, è arrivare a lavorare per l'intero l'anno – chiude Alessandro Canu -. Su queste basi nasce il progetto Glamping Vineyard, unicum in Italia grazie al quale porteremo le famiglie nel mondo del campeggio glamour all'interno di un bellissimo vigneto biologico lungo un percorso esperienziale unico nel suo genere».

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