La Nuova Sardegna

Se il mondo è un Partenone di carta

di Roberta Sanna

La resa di fronte alla catastrofe: Phia Mènard in scena al Massimo di Cagliari

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CAGLIARI. Vivere a teatro l’intensa esperienza della passività davanti alla catastrofe e uscire con una domanda. Possiamo ancora intervenire e allontanare la distruzione dell’umanità e del pianeta? La performer Phia Mènard porta in scena un tema complesso e attuale con un’azione scenica di grande potenza e spettacolarità. In scena, un’Atena punk del XXI secolo costruisce incastro dopo incastro – in solitudine, nel silenzio riempito solo dai rumori amplificati – un grande Partenone di cartone e scotch, armata da volontà, strategia e lunghe lance come puntello. Ma mentre osserva il risultato della sua fatica, comincia a piovere in modo torrenziale e l’intero palcoscenico, che ospita anche la gradinata del pubblico, si riempie di nubi. Sotto lo spettacolare evento atmosferico in pochi minuti il fragile edificio si sfascia.

Prodotta per Documenta Kassel, noto festival di sperimentazione artistica, la performance “Maison mère” (al Massimo sino a domenica per Sardegna Teatro), nasce da differenti impulsi scaturiti dal tema “Apprendere da Atene. Per un parlamento dei corpi”. Sono partita da un ricordo di infanzia – racconta Mènard che incontriamo dopo la prima. «Mai più la guerra, dicevano le mie nonne, entrambe vedove di guerra – racconta l’artista - si è resa necessaria l’Europa per non avere più conflitti bellici. E oggi, con la crisi climatica c’è un pericolo a livello globale». Così questa “casa materna” immaginata come il protettivo ventre femminile simboleggia insieme il periodo della gestazione e il lungo cammino dell’umanità.

«Durante tutta la pièce ogni spettatore vorrebbe venire ad aiutarmi, ma non lo fa, ha un po’ timore di Atena, siamo a teatro. Si resta fermi ad osservare, sgomenti, la catastrofe. Così ci sentiamo colpevoli per il pianeta ma non agiamo anche se sarebbe ancora possibile».

A questa efficace allegoria si uniscono l’esperienza ad Atene durante la crisi economica, e il valore del femminile nella società. «Nonostante la povertà i greci riuscivano ad accogliere i migranti e dargli da mangiare. Ecco, mi sono detta, è questa l’Europa. Ed è questo il ruolo che può avere nel mondo. E a costruire la casa materna – dice Mènard - è Atena, una donna con la capacità di creare, costruire, ricostruire. La donna può portare nel mondo questa capacità. Io sono nata uomo e per un periodo della mia vita ho avuto il potere maschile. Già allora non riuscivo a capire il perché di tanta violenza sulle donne, quando invece erano proprio loro a creare vita e curare la famiglia. Nel momento in cui ho fatto la transizione improvvisamente ho percepito come la violenza della società si manifestava sul mio corpo. Ero la stessa persona, ma avevo perso tutto il potere. Così ho dedicato una trilogia alla questione femminile. Perché in questo momento storico l’apporto delle donne sarebbe determinante per cambiare il mondo. Come possiamo pensare che a farlo siano Bolsonaro, Putin, Erdogan, Trump, che sono la caricatura della virilità e del patriarcato? –Conclude l’attrice –. E confido negli adolescenti di oggi, consapevoli che i confini tra maschile e femminile sono più morbidi e fluidi, e in una società in cui finalmente si possa convivere tutti, con gli stessi diritti».



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