a Cagliari e a Nuoro
“Ai miei tempi”, il rapporto difficile tra una figlia e una madre
CAGLIARI. Mercoledì 23 e giovedì 24 ottobre, alle ore 21 Teatro Massimo di Cagliari – per poi proseguire al Teatro Eliseo di Nuoro martedì 29 ottobre – va in scena “Ai miei tempi” La produzione di...
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CAGLIARI. Mercoledì 23 e giovedì 24 ottobre, alle ore 21 Teatro Massimo di Cagliari – per poi proseguire al Teatro Eliseo di Nuoro martedì 29 ottobre – va in scena “Ai miei tempi” La produzione di Sardegna Teatro, nasce dal vivace testo di Elisa Pistis, giovane drammaturga sarda, e – per la regia di Roberto Rustioni – riproduce gli alti e bassi della più atavica e controversa delle relazioni umane: quella fra una madre e una figlia. Fuori da ogni sguardo melodrammatico, sulla scena Maria Grazia Sughi interpreta una impertinente signora centenaria che si ostina a vivere, a carico della figlia settantenne Rosalba Ziccheddu che vede gli anni della sua vita scivolare via in attesa di essere libera da un cordone ombelicale impossibile da tagliare.
Quali sono i nostri tempi, come possiamo dirci figli di un tempo? Quando la nostra vita è più lunga di almeno dieci-quindici anni, possiamo già dire di aver vissuto almeno due tempi diversi; e quando la nostra vita ha passato nove decine di anni? Quando abbiamo superato il secolo, quale è veramente il nostro tempo? Quanto pesano cinquanta, sessanta, settanta anni di relazioni sociali? In un Paese dove il numero degli anziani supera di gran lunga quello dei giovani, un confronto tra generazioni, un rapporto di amore/odio tra persone che devono fare i conti con gli anni che passano.
«Tutti – spiega Rustioni – hanno esperienze, spesso problematiche e dolorose, con la terza età. Io sono sempre alla ricerca di uno sguardo tragicomico sulle cose e sul mondo. E ho mantenuto questa attitudine anche per una questione fondante come la durata della vita. Quindi alle attrici ho chiesto leggerezza nell’attraversare la pièce con vivacità e immediatezza».
Quali sono i nostri tempi, come possiamo dirci figli di un tempo? Quando la nostra vita è più lunga di almeno dieci-quindici anni, possiamo già dire di aver vissuto almeno due tempi diversi; e quando la nostra vita ha passato nove decine di anni? Quando abbiamo superato il secolo, quale è veramente il nostro tempo? Quanto pesano cinquanta, sessanta, settanta anni di relazioni sociali? In un Paese dove il numero degli anziani supera di gran lunga quello dei giovani, un confronto tra generazioni, un rapporto di amore/odio tra persone che devono fare i conti con gli anni che passano.
«Tutti – spiega Rustioni – hanno esperienze, spesso problematiche e dolorose, con la terza età. Io sono sempre alla ricerca di uno sguardo tragicomico sulle cose e sul mondo. E ho mantenuto questa attitudine anche per una questione fondante come la durata della vita. Quindi alle attrici ho chiesto leggerezza nell’attraversare la pièce con vivacità e immediatezza».
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