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Giuseppe Manno, storico all’avanguardia

Da venerdì in edicola il tredicesimo volume dedicato all’uomo che seppe raccontare l’isola in maniera moderna

SASSARI. Da venerdì prossimo arriva il edicola con la Nuova il tredicesimo volume della collana “I grandi personaggi” (a 8,60 euro oltre il pezzo del giornale) dedicato a Giuseppe Manno e curato dallo storico Nicola Gabriele.

Nato ad Alghero nel 1786 e morto a Torino nel 1868, Manno fu segretario del vicerè di Sardegna Carlo Felice, presidente del Senato dal 1849 al 1855, ministro nel1859. Deve la sua fama soprattutto a due opere storiografiche: “Storia della Sardegna dai più antichi tempi alla morte di Carlo Emanuele III” e “Storia moderna della Sardegna dall'anno 1775 al 1799”.

Il primo volume della Storia di Sardegna, scritto da Manno in soli sette mesi, fu pubblicato a Torino nell'agosto 1825. Nell'affrontare la questione delle origini della storia sarda, Manno volle evitare le trappole delle «lusinghe della fantasia» in cui erano caduti molti di quegli autori che avevano prestato ascolto alle «chimere greche». Quanto alla storia della Sardegna romana, l'autore mostrò una indiscutibile sicurezza dovuta al sapiente uso dei repertori eruditi sei-settecenteschi e alla conoscenza degli autori classici. Raccontando la rivolta contro i romani del «duce dei Sardi Amsicora», con grande fiuto letterario Manno tracciò il ritratto di un personaggio che, come un eroe da tragedia classica, potesse far fremere il lettore di orgoglio nazionale.

Il capolavoro di Manno è “Storia moderna della Sardegna dall'anno 1773 al 1799”, edita a Torino in due volumi nel 1842. Già nell'autunno del 1839 aveva incominciato a raccogliere il materiale documentario per la nuova opera. Il 28 maggio 1840 informava Pietro Martini di aver ripreso gli studi storici «trovandomi nell'impegno di scrivere la storia moderna nostra dal 1773 al 1814». Nel mettere insieme le fonti necessarie per la stesura, il suo interesse si concentrò non soltanto sulla documentazione ufficiale conservata presso gli archivi torinesi ma anche sui carteggi privati, le memorie e le testimonianze dirette. Tuttavia durante la stesura dell'opera Manno cominciò a nutrire più di un dubbio sull'opportunità di affrontare la narrazione dell'intero periodo compreso tra il 1798 e il 1814. Così, il 28 giugno 1841, annunciava a Martini il proposito di «dar termine» alla Storia moderna «con l'anno 1799 o per meglio dire con l'arrivo in Cagliari della Regia Corte»: si rendeva conto che la precoce restaurazione, la dura repressione dei moti patriottici sardi e il viceregno di Carlo Felice erano ancora argomenti controversi e scabrosi.

Il 6 dicembre 1841 l'opera era già terminata. L'autore la considerò come «il migliore fra i lavori della mia mente», giudizio cui in effetti non si può non aderire, per la robusta architettura, per la profonda conoscenza delle fonti, per gli innegabili pregi letterari, per la qualità di una narrazione vigorosa ed efficace, per la sua stessa partecipazione emotiva agli eventi. Un’opera rimasta per molto tempo un riferimento storiografico importante.