Ai Bafta “1917” fa la parte del leone
di Alessandro Logroscino
Agli Oscar britannici si impone su tutti la pellicola diretta da Sam Mendes
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LONDRA. Trionfa “1917” – film di sentimenti pacifisti diretto da Sam Mendes, già regista di 007 – ai Bafta, gli Oscar britannici del cinema, un antipasto dell’abbuffata di statuette americane e il cui verdetto qualche volta rappresenta il presagio di quanto accadrà a Los Angeles. E che questa volta delude i pluri-nominati “Jocker”, “The Irishman” e “C’era una volta a Hollywood” – rispettivamente di Todd Phillips, Martin Scorsese e Quentin Tarantino – costretti ad accontentarsi delle briciole o quasi rispetto alle 11 nomination incassate dai primi due o alle 10 del terzo.
A “1917” sono andati i riconoscimenti delle categorie regine, di fronte al solito parterre d’eccezione della platea di Londra, duchi di Cambridge, William e Kate, inclusi: quello per il miglior film e quello per la migliore regia.
Renée Zellweger, candidata pure all’Oscar e che ha già vinto il Golden Globe, si è imposta quale miglior attrice per l’interpretazione in “Judy”, la storia della vita di Judy Garland, riuscendo ad avere la meglio su Jessie Buckley, Scarlett Johansson, Saoirse Ronan e Charlize Theron; mentre Joaquin Phoenix, impressionante nelle atmosfere dark nel suo Batman a tinte fosche di “Joker”, è ancor il miglior attore (con buone chance di far a sua volta filotto all’Oscar) battendo Leonardo Di Caprio, Adam Driver, Taron Egerton e Jonathan Pryce.
“Parasite” si è ben difeso col premio per il miglior film in lingua straniera e quello per la sceneggiatura. Sono viceversa rimasti, come si diceva sotto, le attese complessive sia la pellicola di Phillips (malgrado il trionfo di Phoenix), sia quella di Scorsese, mega produzione Netflix, sia soprattutto quella di Tarantino: che ha portato a casa un solo premio, andato a Brad Pitt, miglior attore non protagonista senza sorprese (anche qui un presagio per l’Oscar?).
Sam Mendes non ha nascosto al momento della premiazione l’entusiasmo per l’onore concesso a un film ispirato liberamente alla storia di suo nonno: «È una soddisfazione molto intima e personale», ha commentato, che «una vicenda di famiglia si sia amplificata fino a questo punto».
A “1917” sono andati i riconoscimenti delle categorie regine, di fronte al solito parterre d’eccezione della platea di Londra, duchi di Cambridge, William e Kate, inclusi: quello per il miglior film e quello per la migliore regia.
Renée Zellweger, candidata pure all’Oscar e che ha già vinto il Golden Globe, si è imposta quale miglior attrice per l’interpretazione in “Judy”, la storia della vita di Judy Garland, riuscendo ad avere la meglio su Jessie Buckley, Scarlett Johansson, Saoirse Ronan e Charlize Theron; mentre Joaquin Phoenix, impressionante nelle atmosfere dark nel suo Batman a tinte fosche di “Joker”, è ancor il miglior attore (con buone chance di far a sua volta filotto all’Oscar) battendo Leonardo Di Caprio, Adam Driver, Taron Egerton e Jonathan Pryce.
“Parasite” si è ben difeso col premio per il miglior film in lingua straniera e quello per la sceneggiatura. Sono viceversa rimasti, come si diceva sotto, le attese complessive sia la pellicola di Phillips (malgrado il trionfo di Phoenix), sia quella di Scorsese, mega produzione Netflix, sia soprattutto quella di Tarantino: che ha portato a casa un solo premio, andato a Brad Pitt, miglior attore non protagonista senza sorprese (anche qui un presagio per l’Oscar?).
Sam Mendes non ha nascosto al momento della premiazione l’entusiasmo per l’onore concesso a un film ispirato liberamente alla storia di suo nonno: «È una soddisfazione molto intima e personale», ha commentato, che «una vicenda di famiglia si sia amplificata fino a questo punto».
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