La Nuova Sardegna

«Il teatro ci libererà dalla paura»

di Andrea Massidda
«Il teatro ci libererà dalla paura»

Il presidente del Cedac Antonio Cabiddu parla della riprogrammazione

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SASSARI. Un lavoro incessante dietro le quinte per riprogrammare eventi e disegnare nuove stagioni. Nella forte convinzione che quando finalmente questo sfiancante lockdown terminerà «l’antidoto allo smarrimento e alla paura potrà essere ricercato anche nel teatro». È quello che stanno facendo anche i vertici del Cedac, il Circuito multidisciplinare dello spettacolo in Sardegna, ora che – come del resto gli impone l’ultimo Dpcm – annuncia la sospensione di tutte le manifestazioni già previste nell’isola sino al 13 aprile. Tutti gli spettacoli e i concerti in programma sono quindi rimandati a nuove date, in via di (ri)definizione, con una rimodulazione del calendario studiata per consentire a abbonati e spettatori la fruizione di eventi culturali di ampio respiro, che vedono la Sardegna inserita a pieno titolo nei circuiti nazionali e internazionali. I biglietti già acquistati – aggiungono dal Cedac – resteranno validi per le nuove date, che verranno comunicate quanto prima alla stampa e al pubblico. «Siamo pronti a ripartire nel momento in cui ci diranno che potremo farlo – spiega la direttrice artistica Valeria Ciabattoni –, grazie alla disponibilità degli artisti e delle compagnie stiamo lavorando al nuovo calendario di tutti gli spettacoli sospesi fino a ora».

Il danno è comunque davvero notevole. Basti pensare che sino a oggi sono 90 le recite e i concerti del Cedac non andati in scena (il 46 per quanto riguarda la prosa, il 15 per la danza, il 14 per cento per la musica e il 15 per il teatro ragazzi). Il valore dei cachet non corrisposti ammonta a 417mila euro e il mancato incasso a circa 300mila euro.

Numeri spaventosi e che non hanno bisogno di grandi commenti. Tuttavia Antonio Cabiddu, che del Cedac è il presidente, prova ad analizzare la situazione. «Stiamo attraversando un periodo particolarmente difficile – dice – sia sotto il profilo professionale, con una serie di problematiche che investono l'intero settore della cultura e delle arti performative, sia sul piano esistenziale. Usando una metafora teatrale “il palco è crollato”: l’epidemia ci ha costretto a ripensare i nostri piani e le nostre priorità, a restare a casa, proprio noi che viaggiamo per il tutto il territorio fino a notte fonda».E ancora: Abbiamo riflettuto sulla nostra vulnerabilità e fragilità, e in questa situazione così delicata e complessa, a fronte dei problemi dell’immediato e delle incertezze del futuro, il pensiero va alle migliaia di persone che lottano per sopravvivere ogni giorno nei reparti di terapia intensiva».

Ma l’attività del Cedac non si ferma comunque. «In attesa della riapertura dei teatri – continua Cabiddu – abbiamo temporaneamente trasferito parte della nostra attività e del nostro impegno in rete, continuando a offrire attraverso i social network e il nostro canale Youtube una selezione ragionata di opere teatrali, spaziando dai grandi classici alla drammaturgia contemporanea, raffinati balletti e coreografie contemporanee, concerti e spettacoli di nouveau cirque oltre alla pubblicazione online degli incontri con gli artisti per tener viva la fiaccola della cultura. Tutto pur consapevoli che nulla possa sostituire l’emozione, il pathos e il coinvolgimento dello spettacolo dal vivo. Noi continuiamo a lavorare “dietro le quinte” per riprogrammare gli eventi e (ri)disegnare le nostre stagioni, le rassegne e i festival, per poter ripartire quando l’emergenza sarà rientrata».



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