Frammenti di un’isola in 1200 fotografie

A Villa Verde l’inaugurazione della mostra “A Banda 2020” ideata da Tore Ligios per i paesi a rischio spopolamento

Altro che “mal unidos”. Tore Ligios, ministro dell’arte fotografica in Sardegna, è riuscito a far squadra, con un “Forza Paris” di 75 artisti dello scatto. Nei giorni scorsi, con quattro sindaci e tanta gente entusiasta, ha partecipato all’inaugurazione della mostra “A Banda 2020”.

Non è avvenuto né a Brera né alla boutique di Basel Photo. Ma “A Banda”, cioè da una parte, da un lato come dicono in Logudoro. Ma anche in questo “lato” c’è il mondo. Locale e globale. Prima tappa a Villa Verde, borgo di 264 abitanti al confine tra la Marmilla georgica di Giulio Angioni e il basso Oristanese. Paesi della più nobile civiltà contadina.

Mostra con oltre 1200 fotografie in bianco e nero e a colori, c’è Sardegna e mondo, leggete anche la cronaca del lockdown italiano dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità, lo scorso marzo, ha parlato di pandemia. Trovate in mascherina Covid 19 Sabrina infermiera al pronto soccorso, Tania addetta alla sanificazione, Alessandro soccorritore del 118 e la portalettere Paola a casco bianco-giallo Poste Italiane. Autori affermati e autori emergenti del mondo giovanile da coinvolgere in una rassegna internazionale. Percorso partito da Sassari nel 2011 al Carmelo, poi a S’Olivariu di Gonnesa. Da ieri a Villa Verde, sindaco Franco Marchi, Tore Ligios nel ruolo di professore-cerimoniere. Con Villa Verde, mostra anche a Curcuris (sindaco Massimo Pilloni) con i centenari d’Ogliastra (c’è la foto di Vittorio Palmas, di Perdasdefogu, martire di Bergen Belsen, morto a 106 anni), idem a Pompu (Santu Miali, sindaco Moreno Atzei) e nel museo-gioiello di Albagiara (sindaco Massimo Pilloni).

Tore Ligios: «Vogliamo promuovere dibattiti, dar vita a paesi che si spopolano ma che possono offrire nuovi metodi di vita, raccogliere proposte utili a trovare una formula condivisa dove far transitare e circolare i lavori, le idee, i differenti punti di vista». Laura Carlini, turista veneta in transito in Marmilla, guarda le foto e si ispira a Giacomo Leopardi: «Il fotografar m’è dolce in questo villaggio», dice ammirando l’albero ritorto nel Supramonte di Gianluca Chiai, “I dettagli” di Maria Filindeu, “Il treno che esce dalla città” di Donato Tore documentando una Nuoro 2020 ancora senza ferrovia statale, le “Omofonie silenziose” di Giuseppe Tamponi col sax di Orlando Julius e la chitarra di Tristan Hosinger. La turista, col catalogo Soter editrice, è già stata a Curcuris dove ha incontrato i centenari di Pietro Basoccu accolti in un cortile sulla chiesa di San Sebastiano tra melograni, cespugli di mirto, ciuffi di elicriso e timo. Case rifinite, muri ordinati, due contadini rientrano a casa con i legumi dell’orto. Curcuris ha 307 abitanti, Ales di Antonio Gramsci è a pochi chilometri, anche qui il decoro urbano è evidente. Il maggior numero di foto è a Villa Verde. Ecco “Apnea” di Ambra Iride Sechi e la sua palestra popolare di pugilato, Mimmo Caruso e le sue foto sul silenzio, le giogaie del Gennargentu di Mario Arca. Marianna Ogana di Portotorres si lancia con “Antropological studies of human activity in the coastal areas of Sardinia”. Caterina Mattana ci porta a Siviglia, c’è il Portogallo, si torna in Sardegna con “In nome del latte”. Che incanto, che colpi al cuore con “I fiori di campo” di Anna Marceddu, bimbi e donne rom con occhi e volti, primi piani da film d’autore. Le immagini intimo-erotiche di Laura Kaamos. Ancora bambini e bambine con A-Mare di Isabella Muzzu. Gli anziani di Santu Lussurgiu di Giuseppe Firinu.

La mostra va vista. I primi quattro paesi coinvolti sono a pochi chilometri l’uno dall’altro. Chiara Caredda esalta la vita dei piccoli borghi, si serve di Cesare Pavese con “La luna e i falò” per ricordarci che “un paese vuol dire non essere soli”. E così “Su Palatu”, assurdamente sfrattato nove anni fa dalla casa dov’era nata l’associazione che ha promosso il culto d’arte della fotografia in Sardegna, continua nella sua missione pedagogica sul valore delle immagini. Quest’anno i primi quattro paesi. Nei prossimi anni seguiranno Assolo, Baradili, Gonnosnò, Nureci, Senis, Sini, Usellus. In tutto undici Comuni con poco più di quattromila abitanti (il più popoloso Usellus con 773 residenti, il più piccolo Baradili con 86). Comuni della resistenza demografica, Comuni che vogliono vivere anche di cultura. E sanno creare comunità diffusa scommettendo sull’arte chiamata fotografia.

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