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SPAZI DA TENERE APERTI 

«Non chiudete anche le menti»

«Non chiudete anche le menti»

Dopo il Man di Nuoro Lorenzo Giusti è andato a dirigere la Galleria d’arte moderna di Bergamo dove ha vissuto i giorni oscuri della prima ondata. «È stata un’esperienza terribile, siamo stati i primi...

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Dopo il Man di Nuoro Lorenzo Giusti è andato a dirigere la Galleria d’arte moderna di Bergamo dove ha vissuto i giorni oscuri della prima ondata. «È stata un’esperienza terribile, siamo stati i primi a chiudere ma anche i primi a riaprire – racconta –, eppure anche questo ha rappresentato un’occasione: la nostra iniziativa Radio Gamec, che con un camper itinerante ha raccontato la pandemia, è stata riconosciuta dall’Unesco come una delle migliori iniziative museali al mondo. L’arte non cambia il mondo ma ci permette di vederlo secondo prospettive diverse. La pandemia ci ha messo di fronte a un evento globale, ricordandoci che, ora più che mai, il pianeta è unito da uno stesso destino. I teatri hanno naturalmente problematiche diverse da una galleria d’arte, però si potrebbe fare un’analisi della capienza e degli orari per trovare una soluzione».

La talentuosa giovane violinista sarda Anna Tifu: «Le statistiche hanno dimostrato che il teatro è uno dei luoghi più sicuri. Stiamo pagando il prezzo per problemi non risolti, dal trasporto alla mancanza di controlli. Siamo tutti consapevoli che la situazione sanitaria sia gravissima, ma vedo la chiusura dei teatri come una profonda ingiustizia verso chi ha seguito in maniera maniacale i protocolli sanitari. Le messe sono meno pericolose dei teatri e dei cinema? Nel futuro dei musicisti si vede incertezza, precarietà, mancanza di tutele adeguate. Dopo lunghi anni di lavoro, ci troviamo sempre a combattere quotidianamente per rivendicare una professione che non è riconosciuta. Il rischio è quello di demoralizzarsi, di mollare, essendo trattati sempre come l’ultima ruota del carro. Spero ardentemente che, chi come me, ha fatto questa scelta lavorativa che presuppone sacrifici e dedizione messi al servizio di chi ci segue, continui ad essere gratificato e possa continuare a trasmettere emozioni con quel bellissimo atto di condivisione che è la musica. Chiudere un teatro dove suoniamo di fronte a spettatori lontani tra loro e rigorosamente mascherati, rimane incomprensibile».

«Ho appena chiuso al telefono con Ferdinando Bruni, direttore del Teatro dell’Elfo qui a Milano, con cui abbiamo condiviso tanti progetti e una forte amicizia – dice lo stilista Antonio Marras autore teatrale, tra le tante altre cose –. Il problema è che dopo il grande impegno per sanificare, riorganizzare gli ingressi, ripensare perfino la regia per limitare i contatti sul palco, tutte misure portate avanti con successo, adesso si ricade nella chiusura. Non voglio fare previsioni sanitarie, dico solo che il vero dramma è vivere in questa incertezza. Non vedere la luce in fondo al tunnel. Questo si ripercuote nello spirito con cui si lavora».

Giovanni Carroni, Banquo nel Macbettu di Serra, di cui ha tradotto i testi in sardo: «Dopo centinaia di repliche di Macbettu ci dobbiamo fermare. Tutto questo non può che rimarcare amaramente l’inspiegabile scelta di chiudere i teatri, nonostante un unico caso di positività. Tra l’altro senza nessun margine di apertura anche parziale che, se fatta in maniera intelligente, permette di far lavorare artisti e tecnici per progetti di produzione, ricerca e formazione. Ricordo che il Fondo unico per lo spettacolo ha confermato per il 2020 lo stesso contributo annuale, senza neanche dover presentare consuntivi. I teatri, anche se chiusi, costano. Ci avrebbero inoltre potuto “sfruttare”, per ospitare gli studenti da coinvolgere in progetti formativi con il supporto dei loro insegnanti.

Questo consentirebbe di chiudere a turno alcune scuole, alleggerendo così anche il trasporto pubblico, senza però chiudere l’intelligenza e lo studio». (p.cu.)

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