Loretta, 60 anni da show girl: «E ora scrivo una serie tv»

La Goggi si racconta. Dalla "Freccia nera" a "Tale e quale". Il lavoro con Proietti, le belle estati in Sardegna con il suo amore, il marito Gianni Brezza. E le artiste che considera un po' sue eredi

È partita dalla prosa ed è arrivata al varietà, passando per gli sceneggiati, il cinema, le imitazioni, i fotoromanzi, Sanremo, la Rai, Canale 5, Telemontecarlo, la radio, Proietti, Baudo, Noschese, Dorelli, il teatro, le sit-com. Loretta Goggi è un unicum dello spettacolo italiano, e non solo. Sessant'anni di carriera in settant'anni di età.

Signora Goggi, qual è il suo segreto?

«Probabilmente il fatto di essermi innamorata strada facendo di questa professione. Io ho cominciato per puro caso, senza talenti segreti. Avevo studiato solo un po' di piano e di canto. II mio primo contratto lo hanno firmato i miei genitori a 10 anni. Ho iniziato davvero per gioco. Per me travestirmi era come un Carnevale quotidiano: un giorno ero damina del Cinquecento, l'altro povera dell'Ottocento. Ho iniziato a capire che amavo questo lavoro quando sono arrivata a quell'età ingrata, tra bambina e adolescente, e mi erano rimasti solo radio e doppiaggio. Mi mancava molto il lavoro di attrice. E quando Anton Giulio Majano mi ha richiamata per "La freccia nera" fui felicissima di rimettermi in carreggiata. Avevo quasi 18 anni e da lì è nato quel grande amore per lo spettacolo».

Lei fa risalire il suo debutto al 10 giugno 1960, primo giorno di prove di "Sotto processo" di Majano: che ricordi ha di quella bambina di 10 anni?

«Ricordo benissimo il provino a cui ho quasi costretto i miei genitori a portarmi. In via Teulada c'erano tanti bambini. Si avvicinò un funzionario Rai e mi chiese: "hai mai recitato?". E io: "ho fatto il saggio di quarta elementare". Lui: "non lo dire al regista, vuole una che non ha mai fatto niente". Quando toccò a me ero terrorizzata. Majano mi chiese: "hai mai recitato?". Io dissi sì e scoppiai a piangere. Poi spiegai il perché. E lui: "voglio questa"».

Nel 1965 il debutto da doppiatrice. Lei è il canarino Titti e Gigi Proietti il Gatto Silvestro: l'inizio di un grande sodalizio artistico. Com'era Proietti?

«Gigi è stato un grande virtuoso della recitazione, della voce, dell'eloquio. Un uomo pieno di fantasia, di humour. La cosa che mi ha sempre meravigliato sono i tanti artisti usciti dal suo laboratorio. Non ce n'è uno che non sia diventato famoso e bravo. Aveva una grande capacità di darsi a ragazzi che stavano cominciando. Altri invece non vogliono avere eredi. Allo stesso tempo lui non voleva dividere il palco con nessuno. Io sono stata l'unica a dividerlo al 50 per cento con lui in "Stanno suonando la nostra canzone". Era un animale da palcoscenico, aveva bisogno del suo spazio, di sudare, di dare sfogo alle sue capacità».

Attrice, doppiatrice, cantante, ma è vero che è stata anche disc jockey per Radio Vaticana?

«Avevo fatto molti dischi per le Edizioni Paoline. Non cantati ma recitati: sulla vita di Bernadette, sulla Madonna di Fatima. Frequentavo dunque gli studi di Radio Vaticana e un sacerdote illuminato mi propose di fare uno show musicale. Non mettevo musica classica, ma canzoni di Gianni Morandi e Patty Pravo».

Il grande successo arriva in tv: come avviene il passaggio dagli sceneggiati ai varietà?

«Dopo "La freccia nera" fui contatta dalla Durium che a quei tempi regalava agli attori degli sceneggiati l'opportunità di incidere un disco. Lo feci anche io e questo mi portò a presentare alcuni speciali sulla Rete uno con Battisti, Reitano e altri. Poi andai da Pippo Baudo a fare la parodia della "Freccia nera", lui mi chiese di fare il varietà e io, non solo su quali basi, dissi sì. Lì è partita la mia strada che mi ha dato l'opportunità di fare ridere. Fino a quel momento interpretavo solo malate, moribonde. Invece, da lì ho iniziato anche io a divertirmi tantissimo».

Tra i tanti personaggi imitati c'è qualcuno che si è offeso?

«Quando ho iniziato, le imitazioni non erano molto amate. Ma io imitavo principalmente cantanti. Qualcuna si fece viva per ringraziarmi, come Orietta Berti e Gigliola Cinquetti, altre no. Ma non credo di avere offeso nessuno, non erano pesanti».

Nel 1979 conduce il primo "Fantastico" dove avviene l'incontro che le cambierà la vita: quello con Gianni Brezza.

«Ricordo i nostri primi colloqui: chiacchierate sulla visione totale del mondo. Non abbiamo parlato di lavoro, di colleghi, ma di tutt'altro. Mi è piaciuta subito questa persona. Noi artisti siamo molto narcisi e, come diceva Gianni, quando scendiamo dalle scarpe rischiamo di rimanere sui tacchi. Mio marito mi è apparso subito come una persona molto saggia, libera. Ho capito che potevo contare su di lui».

Tra l'altro con suo marito eravate di casa in Sardegna.

«Io frequentavo la Sardegna già da prima, ho avuto una casa a Porto Cervo insieme a mia sorella Daniela per tanti anni. Ma mio marito voleva vivere in barca. E così ho iniziato a girare la Sardegna in lungo e in largo. Traversate da soli, delfini, luna piena, mare grosso. E poi l'incanto di questa isola a cui non manca nulla. Ho un ricordo speciale dell'isola di Marinella, nell'omonimo golfo. Un piccolo porticciolo gestito da una coppia. C'erano poche barche, ci invitavano a non usare detersivi. Un paradiso terrestre. Ci siamo tornati per anni. Anche l'ultimo in cui mio marito ha vissuto».

È stata la prima donna a condurre un varietà per Canale 5, un quiz, Sanremo: è stato difficile affermarsi in un mondo maschile come quello tv?

«Assolutamente sì. Alla Rai ho detto tanti no e me ne sono andata a Canale 5. Berlusconi voleva fare il varietà con Goggi, Trapani, Brezza e Antonio Ricci che scriveva i testi. Ho detto: "finalmente qualcuno che dice Hello Goggi (era il titolo del varietà, ndr)". E da allora sono rimasta ferma sulle mie posizioni».

A Sanremo è stata anche in gara - e arrivò seconda - con "Maledetta primavera": sono passati quasi 40 anni ma è una canzone che conoscono anche i giovanissimi. Che effetto le fa?

«È una grandissima soddisfazione, difficile da spiegare a un collega che fa solo il cantante ed è abituato. A me che arrivo dalla rivista mi inorgoglisce avere una canzone tra le evergreen Siae, che è anche disco d'oro Fimi perché ha ancora oggi è cantata dai giovani. È una cosa meravigliosa che dopo anni nelle partiture ci sia il mio nome».

Negli anni '70 e '80 è una delle star della tv, poi il ritiro.

«Un talento come il mio aveva bisogno di muoversi a 360 gradi. La tv stava cambiando, era fatta da persone del pubblico, talenti che venivano scoperti tramite salotti tv o quiz. A quel punto ho pensato che il teatro fosse il palcoscenico ideale in cui investire energia. Più due o tre ospitate in tv per non farmi dimenticare».

Dopo la morte di suo marito è tornata in tv grazie a Carlo Conti: cosa è cambiato?

«Non è cambiato niente in me, è cambiato il ruolo che Carlo ha pensato di affidarmi. Esserci senza la responsabilità di un programma mio. Io non pensavo di essere in grado di fare la giurata. Avevo detto no anche alle prime edizioni di "Ballando". Ma Carlo era una garanzia, così ho accettato ed è stato un grande successo. E ancora oggi dopo 10 edizioni Carlo mi chiede: "se te la senti ti voglio ancora in giuria a Tale e quale show"».

E grazie alla tv è stata riscoperta anche dal cinema.

«Il primo è stato Fausto Brizzi che mi aveva vista a "Tale e quale" e mi ha voluto in ruolo molto lontano da me. Cinzia Th. Torrini invece mi ha scelta per "Un'altra vita". Da allora ho ripreso a recitare, a fare fiction e cinema. Da giovane avevo fatto soltanto musicarelli, perché mi proponevano solo ruoli un po' sexy ma io non volendomi spogliare non li ho mai accettati. Ora nessuno mi chiede di spogliarmi e posso fare cinema. Solo quest'anno ho girato "Burraco fatale", "Ritorno al crimine", "Glassboy" e il nuovo film di Paolo Ruffini. Ora sono sul set di una fiction».

Tv, cinema, teatro, musica, doppiaggio, imitazioni, fotoromanzi: c'è qualcosa che non ha mai fatto e che avrebbe voluto?

«Aggiungo: ho scritto anche due libri. Ma la cosa che sto tentando di fare adesso - ma prima dovrò fare un corso - è scrivere una sceneggiatura per una fiction insieme a mia sorella Daniela. Due donne di una certa età che devono ricominciare e devono puntare sul loro talento».

Loretta Goggi ha un'erede?

«Paola Cortellesi canta come un angelo, recita benissimo, fa le imitazioni, ma non so se abbia voglia di rivolgersi a una platea più grande. C'è poi Virginia Raffaele che balla anche molto bene, fa le imitazioni, conduce. Sono già due realtà importanti che io chiamo eredi perché auguro loro di arrivare a 70 anni con la mia popolarità».

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