Si fa presto a parlare di “Progresso”
di Antonio Calabrò
Lo storico Schiavone racconta l’evoluzione tecnologica alla luce della pandemia
2 MINUTI DI LETTURA
“Progresso”, dice semplicemente il titolo dell’ultimo libro di Aldo Schiavone, storico di rilievo europeo, per Il Mulino. E usa una “parola controtempo” per ragionare su un’idea forte e fragile: l’andare avanti, nella storia, grazie alla forza delle scienza e delle dinamiche sociali positive e il costruire un mito che diventa l’ossessione della modernità, esaltando il cambiamento e trascurandone le crisi, le conseguenze, le diseguaglianze che sana e quelle nuove che apre (il divario digitale, per esempio o le nuove forme dei divari generazionali). Vale dunque la pena ringraziare Schiavone per averci dato, in pagine chiare ed essenziali, le chiavi per ragionare su un’idea che ha segnato il panorama ideale degli ultimi due secoli e che oggi, invece, diventa oggetto di critiche. C’è una funzione progressiva della scienza e della tecnica, spiega Schiavone, che non vanno trasformate in totem. E c’è una profonda responsabilità morale di tutti noi nel maneggiare gli strumenti con cui proviamo a costruire un migliore futuro. La globalizzazione, cui l’idea di progresso è stata legata, ha mostrato molti dei suoi limiti. Così come la spregiudicatezza nell’impiego di alcune tecnologie (l’ingegneria geometrica, per esempio). La pandemia ci costringe a profonde riflessioni critiche. E il progresso ritrova i suoi valori solo se sa legarli a un radicale miglioramento della condizione umana.
“Umano Inumano Postumano”, scrive Marco Revelli, Einaudi, analizzando “le sfide del presente”, con uno sguardo competente sulla storia. Auschwitz e l’Olocausto “rompono la soglia” tra Umano e Inumano. Oggi la “Disumanità” segna il nostro presente, con profonde fratture sociali e personali, testimoniate dagli sguardi crudeli con cui si affronta il tema epocale dei migranti. La tecnologia, “costruita a somiglianza degli essere umani”, l’Intelligenza Artificiale, per esempio, mette in discussione molti dei valori della persona che hanno segnato la civiltà dell’Occidente. Non si può cedere alla “vertigine tecnologica”. Ma serve una metamorfosi culturale per ritrovare valori umani, come la dignitas. E insistere sull’etica, al di là della semplice utilità delle nostre azioni.
Sono temi che hanno un luogo privilegiato di svolgimento: la scuola. “Nello specchio della scuola”, scrive Patrizio Bianchi, economista di lunga esperienza e uomo di governo, per Il Mulino. Nella stagione della crisi, bisogna investire in formazione, costruendo un nuovo patrimonio di conoscenze, indispensabili sia per rafforzare lo spirito di comunità e cittadinanza, sia per affinare gli strumenti per una crescita migliore.
“Umano Inumano Postumano”, scrive Marco Revelli, Einaudi, analizzando “le sfide del presente”, con uno sguardo competente sulla storia. Auschwitz e l’Olocausto “rompono la soglia” tra Umano e Inumano. Oggi la “Disumanità” segna il nostro presente, con profonde fratture sociali e personali, testimoniate dagli sguardi crudeli con cui si affronta il tema epocale dei migranti. La tecnologia, “costruita a somiglianza degli essere umani”, l’Intelligenza Artificiale, per esempio, mette in discussione molti dei valori della persona che hanno segnato la civiltà dell’Occidente. Non si può cedere alla “vertigine tecnologica”. Ma serve una metamorfosi culturale per ritrovare valori umani, come la dignitas. E insistere sull’etica, al di là della semplice utilità delle nostre azioni.
Sono temi che hanno un luogo privilegiato di svolgimento: la scuola. “Nello specchio della scuola”, scrive Patrizio Bianchi, economista di lunga esperienza e uomo di governo, per Il Mulino. Nella stagione della crisi, bisogna investire in formazione, costruendo un nuovo patrimonio di conoscenze, indispensabili sia per rafforzare lo spirito di comunità e cittadinanza, sia per affinare gli strumenti per una crescita migliore.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
