La città di notte, da Buscaglione a Belzebù

Arriva direttamente dal lockdown l’album della band jazz blues capitanata da Diego Pani

CAGLIARI. La città di notte sfida il coprifuoco. Ed esce alla faccia di tutti i Dpcm di Conte. La città di notte è una band. E ad uscire è il disco d’esordio intitolato come il nome del gruppo. L’unico Conte di riferimento, in questo caso non è Giuseppe, ma casomai Paolo, l’avvocato-musicista di Asti soprattutto nei momenti più movimentati, nella atmosfera da ore piccole e nella costruzione dei personaggi. Storie di buio, ora fuorilegge.

«La Città di Notte – spiega la band – nasce dall’urgenza di descrivere le due facce della vita notturna: quella scura ed evocativa della città vuota avvolta dalle tenebre e illuminata da pallide luci e quella caotica dei localini, in cui si beve, si balla, si suda e ci si consuma. Dentro il lavoro c’è tutta la tradizione filo-americana della storia della musica italiana, da Buscaglione al primo Celentano. Con testi in italiano, belli, semplici ed efficaci. E note suonate bene da chi la musica la conosce perché l’ha studiata e l’ha vissuta da quando era bambino.

Prendete il cantante. Diego Pani, di Santu Lussurgiu, è un etnomusicologo che ha portato la sua ricerca sulla tradizione sarda anche a convegni accademici di primo livello con esperti di tutto il mondo. Ma è anche frontman dei King Howl, band heavy blues cagliaritana con 3 dischi all’attivo, gestisce Talk About Records, etichetta discografica indipendente e organizza il festival Vulcani-Blues nel Montiferru. Insomma, il vero vulcano è lui. Gli altri? Musicisti veri. Andrea Schirru, di San Sperate, al piano, ha una lunga storia tra Conservatorio e palco. Frank Stara, batterista, di Cagliari, ha formazione e curriculum che l’hanno portato anche al Pistoia blues.

E poi Edoardo Meledina, di Ozieri, che mischia passione giovanile per i Tool, esperienze professionali di ottimo livello e insegnamento di teoria, di musica d’insieme, di basso elettrico, e di Jazz alla scuola civica di Ozieri e di Macomer. Tutto questo – vale per tutti e quattro – si sente. Dal blues di “Il giorno in cui morirò”, primo pezzo del disco. A “Buscaglione”, con il protagonista che affoga tutti i suoi dispiaceri nell’alcool e nel gioco d’azzardo e maledice il casinò. Fino a “La Città di Notte”, cool jazz, descrizione di un viaggio in macchina da soli, di notte, per le strade vuote di Cagliari.

«Questo disco – spiega Pani – è per noi importantissimo non solo perché è la prima fatica della band, ma proprio per il periodo in cui esce. Abbiamo ragionato se aspettare, se lanciarlo in un periodo in cui poterlo effettivamente suonare dal vivo, ma la risposta è stata che il disco doveva uscire adesso, anche mentre tutto è fermo, anche quando le sorti della musica sono sospese. Questo disco è quindi anche una dichiarazione di esistenza, dove affermiamo che ci siamo anche noi, ancora con più forza visto il periodo che viviamo. Torneranno tempi migliori e noi saremo pronti a tornaresul palco».

L’intenzione è uscire anche in tour di notte. E magari uscire anche fuori dalla Sardegna: il progetto ha buone basi per tentare il salto con un giro promozionale nazionale. Anche a distanza, per ora. Tutto organizzato: a supportare il disco ci sarà il videoclip del brano “Belzebù” diretto dal regista Domenico Montixi, un ufficio stampa e una distribuzione nazionale, e una campagna sui social, dove, attraverso fotografie e piccoli scritti, la band racconterà se stessa e il significato e la genesi delle sue canzoni.

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