Le provocazioni di Clapis all’Exma

Inaugurata a Cagliari la mostra dell’artista autore di video virali sui social

CAGLIARI. “Contact Zone, Arte e Comunicazione secondo Federico Clapis” è il titolo della nuova mostra organizzata dall’Exma. Curata da Simona Campus, direttrice artistica dell’Exma, in collaborazione con Evina Banci e Antonio Manca, l’esposizione presenta a Cagliari un artista controverso che inizia la sua carriera producendo video virali sui social network, accumulando milioni di seguaci e visualizzazioni sino al 2015, anno in cui nel pieno della sua popolarità, converte la sua presenza online per far conoscere la sua produzione artistica, abbandonando definitivamente il mondo dell’intrattenimento.

Saranno Simona Campus e lo stesso Federico Clapis, a introdurre il pubblico alla scoperta della mostra, partendo da quella che si potrebbe definire una camera di decantazione, con pareti dove il nome dell’artista viene ripetuto in codice binario dichiarando così fin da subito l’oscillazione su cui Clapis fa dondolare l’arte e la comunicazione come mezzi espressivi nati dalla stessa matrice creativa.

Tra le due pareti, una video installazione del 2019 dal titolo “Welcome(?)” che ripostata sul profilo Instagram dell’autore pochi giorni fa ha conquistato in poche ore quasi undicimila “cuoricini” e numerose polemiche. Perché Clapis suscita in egual misura consensi e controversie ma sicuramente con le sue opere crea nuovi orizzonti nel panorama dell’arte.

La sala delle Volte dell’Exma accoglie le tele della serie “Actor on Canvas”, in cui l’artista ha inserito delle sagome di sé stesso realizzate in polvere di nylon, nate dalla scansione del suo corpo in diverse posizioni, presentando così una nuova idea di autoritratto. Ma sono presenti anche alcune delle sue sculture più rappresentative.

C’è poi “Babydrone”, una delle sue creazioni iconiche in cui il bambinello viene portato dal drone invece che dalla cicogna o l’Immacolata Concezione che tiene virtualmente in braccio il suo neonato con un’immagine dall’ironia dolce amara o la profonda alienazione riprodotta nel ventre di “Connection” con madre e figlio legati dal cordone ombelicale. Sino ad arrivare alle ultime fatiche in cui Clapis indaga sul nostro rapporto con la natura che ormai non può prescindere dalla tecnologia. L’opera del periodo lockdown “Health First” è una panchina con i dissuasori per piccioni sulla seduta e il primo DPCM contro la pandemia sullo schienale e qui Clapis strizza l’occhio all’arte concettuale restando fedele alla sua inclinazione “scanzonata”, diretta e immediata nel veicolare anche messaggi contenenti universi introspettivi.



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