La Sardegna di Lisetta Carmi approda al Man

In mostra fino al 13 giugno le immagini della celebre fotografa genovese che negli anni Sessanta si innamorò di Orgosolo

Lisetta Carmi, genovese, classe 1923, arriva in Sardegna nel 1962. Qualche anno prima ha letto gli articoli di Maria Giacobbe su “Il Mondo” che poi confluiranno nel libro che diede notorietà internazionale alla scrittrice, “Diario di una maestrina”, nel quale si dà conto di un’esperienza didattica unica e delicatissima insieme con le condizioni di povertà e arretratezza dei paesi del centro Sardegna, Orgosolo in particolare. Carmi è rimasta turbata da quelle descrizioni, specie della famiglia Piras, nella quale un bambino va a scuola senza scarpe, e decide di inviare alla famiglia un pacco dono come gesto di solidarietà, al pari di tante persone che erano rimaste colpite dal crudo racconto di Giacobbe. Poi decide di andare a Orgosolo e recarsi proprio dalla famiglia Piras, con la quale intesse un rapporto che ancora oggi non si è interrotto.

Parte da qui la mostra che da ieri sino al 13 giugno il museo Man di Nuoro dedica a una delle più interessanti e longeve fotografe italiane, autrice di reportage che nel secolo scorso hanno fatto molto parlare di sé per la forza delle denuncia e dell’impegno sociale insieme con una padronanza dell’immagine di rara efficacia. “Voci allegre nel buio” l’ha intitolata Luigi Fassi, direttore del Man, che con Luigi Martini, gallerista genovese che tutela l’opera della fotografa, ha curato una mostra che non parla solo di Sardegna, ma che ha la propria forza nelle tante immagini, circa un centinaio, perlopiù inedite, dedicate all’isola.

Nella mostra non c’è solo la parentesi sarda, in realtà un rapporto che andrà avanti per una ventina d’anni, quello tra l’interno dell’isola e la fotografa genovese, ma anche molti scatti di altri reportage che ebbero grande notorietà. Su tutti, la serie dedicata ai travestiti – come allora, negli anni 70, venivano definiti – di Genova. Ritratti che sono il frutto di una frequentazione quasi quotidiana, per sei anni, con la comunità e i personaggi alcuni dei quali furono successivamente cantati da Fabrizio De André. Poi, per restare a Genova, ci sono i camalli, gli operai del porto, raffigurati nelle impietose condizioni di lavoro cui venivano sottoposti negli anni del boom economico: schiavi moderni di una società che preferiva rivolgere lo sguardo da un’altra parte. La forza di Lisetta Carmi, come ha ben sottolineato Fassi, se vogliamo è proprio in questo, accendere una luce su mondi dimenticati dai riflettori e svelarne, insieme con la denuncia delle vite drammatiche dei protagonisti, un’inedita bellezza.

Lisetta Carmi è sempre stata uno spirito libero, racconta chi la conosce, ma anche la sua stessa biografia, fatta di continue rivoluzioni personali. Nata in una famiglia ebrea della borghesia genovese, sin da giovane si afferma come una valente pianista. Tiene concerti, studia, ma con le leggi razziali del 1938 è costretta a lasciare la scuola e due anni dopo l’Italia insieme con i suoi famigliari. Destinazione Zurigo. Racconterà, nella concitazione di quei momenti, di aver portato con sé solo uno spartito, Il clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach. Al rientro in Italia, nel 1946, conclude gli studi di pianoforte al conservatorio di Milano e intraprende una carriera da concertista che la porterà sui maggiori palcoscenici internazionali. In tutto questo c’è anche una parentesi in Israele, ma la nazione che lì si sta costruendo non le piace, e torna in Italia.

Nel 1960 lascia la musica per la fotografia, che ha da poco scoperto, raccogliendo consensi e incoraggiamenti. È in questa fase che si inserisce la Sardegna, dove sostanzialmente compie uno dei suoi primi reportage. Nella mostra al Man vediamo che l’obiettivo si ferma sui paesaggi, ma sono soprattutto le persone ad affascinarla e diventare l’oggetto delle sue immagini: come i bambini di Orgosolo che il 31 dicembre vanno di casa in casa con un sacco in spalla a raccogliere doni alimentari per la Candelaria. Un modo di affacciarsi con speranza al nuovo anno. Carmi va a Nuoro, in Baronia, e persino nella nascente Costa Smeralda, allora in costruzione, semideserta. Fassi rivela che per lei non ebbe alcun fascino, anzi la visse come una violenza sul paesaggio: lo testimoniano le note che la fotografa appuntava sul retro di ciascuna stampa, note che sulla Costa Smeralda sono affatto indulgenti verso quella operazione immobiliare avulsa dalla Sardegna che lei conosceva. Ma è solo una delle tante tappe che la porteranno in tutto il mondo, con soste in India e a Parigi sino alla decisione di stabilirsi in Sicilia.

Per aprire la mostra il Man usufruisce delle condizioni poste dal Dpcm nazionale sulle zone gialle. E quindi, obbligo di mascherina, non più di 10 visitatori per volta, se possibile su prenotazione. La mostra apre dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19. Il presidente del Man Tonino Rocca ha lanciato un appello alla Provincia di Nuoro perché faccia in modo che i lavori del nuovo museo in piazza Satta vadano conclusi nei tempi previsti, cioè entro l’anno. Evidentemente stanno andando a rilento. E ha annunciato che la prossima mostra sarà dedicata all’illustratrice Edina Altara (1898-1983).

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