La Nuova Sardegna

Tarquinio Sini, contrasti e ironia a colori

di ELISABETTA MASALA
Tarquinio Sini, contrasti e ironia a colori

Un talento poliedrico tutto da scoprire Il libro domani con La Nuova Sardegna

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Poliedrico, ironico e squisitamente irriverente è il protagonista della monografia a cura di Anna Pau in edicola domani a 7,50 euro, più il prezzo del quotidiano, con La Nuova. Tarquinio Sini è un artista a tutto tondo, amante della vita mondana e delle belle donne, capace di cavalcare i rapidi cambiamenti di cui il Novecento si è reso protagonista. Eppure, nonostante il successo, Sini ha scelto di stare alla larga dalla cosiddetta “arte pura”. La sua vocazione lo ha tenuto lontano dai canali tradizionali, facendolo concentrare piuttosto sulle molteplici forme artistiche che gli risultavano via via più congeniali, come l’illustrazione di riviste e libri, la grafica pubblicitaria, la caricatura, la ceramica, divenendo persino autore di un romanzo!

UNA VITA TROPPO BREVE

Perché Tarquinio Sini è tutto questo: un dirompente spirito irrequieto, strappato alla vita troppo presto, quando nel 1943 le bombe su Cagliari lo colpiscono in via Sant’Efisio, proprio a pochi passi da casa sua. Nato a Sassari nel 1891, dopo aver terminato gli studi a Cagliari sceglie come seconda casa Torino, città frizzante e vivace che appare da subito il luogo ideale per soddisfare le sue giovani ambizioni. Grazie all’illustratore cagliaritano Giovanni Manca, Sini inizia a lavorare per la testata satirica “Pasquino”, fino a diventarne direttore nel 1912. In questi anni la sua mano instancabile produce centinaia di copertine e illustrazioni. Tra queste, alcune verranno accolte tanto positivamente da comparire anche su giornali satirici europei.

Lo stile di Tarquinio Sini è violentemente satirico, sonoro e irriverente. Ne è un esempio clamoroso un’edizione speciale di “Pasquino” del 1913 dedicata alla lotta delle donne per ottenere il diritto di voto. In un contesto politico e sociale attivo e impegnato, l’artista svuota la protesta delle suffragette di tutti i nobili connotati, puntando il suo sguardo tagliente sulle povere manifestanti ridotte a un gruppo deforme di vecchie “befane”. L’esito è senz’altro esilarante.

Guidato da un’indole indomabile, il suo slancio creativo punta gli occhi sul mondo del cinema. Lo stesso artista confessa: «Non so con precisione perché mi appassionai all’Arte, cosiddetta, cinematografica, ma quel flusso e riflusso di donne esotiche nonché (per esigenza di mestiere) fatali, credo abbia influito non poco». Ben presto si trasferisce a Roma, dove realizza manifesti per i film più popolari del momento e dove collabora con prestigiose riviste cinematografiche. In questi anni continua a muoversi nell’ambito della grande industria grafica realizzando anche numerosi manifesti pubblicitari.

Nonostante gli anni trascorsi “in continente” Sini mantiene un profondo attaccamento all’isola. Questo legame si traduce in una profonda insofferenza verso la retorica del folclore locale, che è alla base di uno dei capitoli più riusciti della sua carriera, la coloratissima serie di piccole tempere intitolata Contrasti.

ACUTO OSSERVATORE

Il successo di pubblico è tale da spingere l’autore a tornarvi a più riprese negli anni successivi e a riciclarne i soggetti per cartoline, illustrazioni di riviste e persino per mattonelle decorative e ceramiche. Acuto osservatore del suo tempo, l’artista rappresenta con divertente irriverenza una aperta contrapposizione tra le tradizioni della Sardegna e la modernità delle città. E lo fa con un tocco di squisita ironia, proponendo sì motivi tratti dalle usanze locali, ma tenendosi ben lontano da un puro esercizio di folclore. Egli stesso, che dichiaratamente aveva ammesso di non credere in un’“arte sarda”, confessa anche di non voler passare per un «mangiatore del colore locale». Ed è così che i severi stereotipi rurali dell’isola vengono sapientemente mescolati alle disinvolte conquiste moderne, proprio come accade nel breve componimento narrativo “A quel paese… Romanzo moderno (ad imitazione di molti altri) per uso esterno”, che Sini pubblica nel 1929. Il tema di quest’opera illustrata è assai prossimo a quello dei Contrasti. Nelle serie dipinta che raffigura cittadine modaiole alla scoperta dell’isola riecheggiano, infatti, le parole dell’autore: da un lato ingioiellate turiste del continente «con le vesti così succinte, modernissime, senza filo, chissà quale fanatismo susciterà fra i viveurs di quel paese…»; dall’alto rudi pastori sardi, giovani e pudiche isolane in costume tradizionale che scatenano l’ilarità più sfrenata: «Ma non sai che in Sardegna, le donne, non si vedono mai? O se, raramente, riesci a incontrarne qualcuna non vedi che sottane, sottane, sottane… Sottane sotto, sottane sopra, sottane giù».

IRONIA PICCANTE

È proprio nei Contrasti che l’indole scherzosa dell’artista raggiunge la vetta più alta: con spirito di ironica polemica, Sini passa in rassegna tutti i luoghi comuni sulla Sardegna, esasperandoli umoristicamente con uno stile fresco e piccante.

Dietro questa divertente frivolezza si cela una dirompente modernità capace di cogliere le sfaccettature più profonde della polemica, in parte ancora in voga, tra tradizione e modernità. Ma in fondo che cos’è il folclore? È lo stesso Tarquinio Sini a dare una risposta attraverso dei simpaticissimi versi degni di una mente divertente e brillante: «Salsicce di Tempio, di Bosa i filets / e i canti di Fonni, folklore quest’è!».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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