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Esposito nell’inferno di Harlem

Esposito nell’inferno di Harlem

L’attore famoso per “Breaking Bad” ritorna nella nuova serie di Disney Plus

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ROMA. «Era un leader, ma anche un prete, un ministro del culto, un uomo che amava allo stesso tempo musica jazz, donne e anche fumare e bere. Tra le sue molte passioni il suo quartiere, Harlem, per il quale cambiò le leggi al Congresso». Ecco chi era Adam Clayton Powell (primo afroamericano eletto a New York alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti), o almeno come lo racconta in collegamento remoto da L.A. Giancarlo Esposito che lo interpreta nella serie “Godfather of Harlem” in onda su Star di Disney Plus.

L'attore statunitense che è diventato meritatamente famoso per uno dei villain più belli di sempre, Gustavo «Gus» Fring nella serie televisiva “Breaking Bad” e nel suo spin-off “Better Call Saul”, ora in “Godfather of Harlem” fa un personaggio complesso, dalle molte facce. Esposito con Forest Whitaker, Vincent D'Onofrio, Nigel Thatch e Ilfenesh Hadera è uno dei protagonisti di questa serie basata sulla storia del noto boss del crimine Bumpy Johnson (Whitaker), che all'inizio degli anni '60 tornò, dopo dieci anni di prigione ad Alcatraz, nel quartiere di New York che un tempo governava, ormai in rovina e fuori controllo. Gli sforzi di Johnson per riprendere il quartiere lo portano in contatto con il predicatore radicale Malcolm X (Thatch) e appunto con il ministro e membro del Congresso Powell. Nel primo episodio, diretto da John Ridley (“American Crime”), c'è un po’ già tutto: un omaggio a “Il Padrino” con Johnson alle prese con aggiornamenti sui depositi di armi e sulle attività degli italiani di Vincent Gigante (D'Onofrio) durante la sua prigionia.

«Mi sento una responsabilità in più quando interpreto un personaggio storico reale – dice Esposito –. Così faccio tante ricerche. Ogni ruolo deve essere pieno e completo, ma ancor di più quelli basati su persone reali». Il successo mondiale di “Breaking Bad”? «Dipende – risponde Esposito – dalla scrittura. È una serie scritta bene come pochissime altre».

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