La romantica colorata sardità di Melis Marini

Dal 19 febbraio con La Nuova il quarto volume I colori e le idee dell’artista cagliaritano

La serie dedicata ai Maestri dell’Arte Sarda prosegue con il libro di Maria Grazia Scano dedicato a Felice Melis Marini, artista cagliaritano che agli inizi del Novecento affronta la modernità con spirito romantico. Esponente della buona borghesia di Cagliari, Melis Marini è un frenetico sperimentatore: dalla pittura a olio alla grafica editoriale, alla xilografia, il suo talento muta e si trasforma in base ai media utilizzati. È però nell’incisione all’acquaforte – tecnica di cui è pioniere in Sardegna – che dà il meglio di sé. Nel clima di rinnovamento culturale di fine Ottocento che spinge artisti come Biasi, Delitala e Ciusa ad interrogarsi sull’identità sarda, Melis Marini trova l’essenza della Sardegna nel potere evocativo dei suoi paesaggi.

Formazione e gusto liberty


Conosciuto come pittore soprattutto per le vedute di Cagliari dipinte per il Gabinetto del Sindaco del Palazzo Civico, Melis Marini ha da sempre un legame viscerale con la sua città. Già suo padre, Enrico Melis, lascia il segno nel capoluogo quando nel 1872 fa costruire il mercato coperto di largo Carlo Felice – demolito negli anni Cinquanta – in qualità di capo dell’ufficio tecnico del municipio. Come per la maggior parte degli artisti sardi dell’epoca, però, la formazione di Melis Marini avviene lontano dalla Sardegna. Il suo percorso inizia nel 1893 a Roma, sotto la guida di Francesco Jacovacci – esponente della pittura di genere – e prosegue a Venezia al fianco di Guglielmo e Giuseppe Ciardi, abili paesaggisti. Grazie ai suoi maestri, Melis Marini entra in contatto con le tendenze artistiche del momento: dal divisionismo degli italiani Segantini e Previati, agli echi delle secessioni provenienti dal resto dell’Europa. È dal decorativismo francese e belga dell’Art Nouveau che l’artista trae ispirazione per le sue illustrazioni. Durante tutta la sua carriera, infatti, realizza cartoline, copertine e manifesti per eventi culturali e riviste mondane. Linearismo ed equilibrio compositivo fanno da padroni nello stile grafico di Melis Marini, dove appare centrale il ruolo decorativo degli elementi naturali. Un genere popolare, quello dell’illustrazione, che dimostra l’interesse dell’artista per il modernismo e l’innovazione.

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Un artista tutto d’un pezzo

Eppure, nonostante la sintonia con la modernità rivelata dalla sua attenzione verso la grafica editoriale, Felice Melis Marini resta un conservatore nella sua visione artistica, di stampo ancora ottocentesco. Anche i suoi autoritratti, composti e posati, sembrano suggerire l’immagine di un uomo all’antica, fiero e tutto d’un pezzo.

Tradizionalista è di certo la sua pittura. Vedute di Cagliari dallo scorcio prediletto di Monte Urpinu, paesaggi lagunari, scene di vita campestre e popolare, qualche ritratto in costume: l’artista predilige la pittura di genere. Il suo stile è vicino a quello dei macchiaioli e degli impressionisti. Le pennellate sono evidenti e decise e cercano di catturare la realtà dal vero attraverso la sovrapposizione del colore.

Apparentemente, il suo stile non viene scalfito dall’esperienza della guerra ed è poco influenzato dall’avvicendarsi delle tendenze artistiche del primo Novecento. Quando in Sardegna artisti come Giuseppe Biasi, Francesco Ciusa, Antonio Ballero e Filippo Figari – quest’ultimo un suo caro amico - cercano di dare una risposta sul piano figurativo alla questione dell’identità regionale sarda, Melis Marini si pone controcorrente. La ricerca della “sardità” da parte di questi artisti è infatti influenzata da una visione primitivista: l’identità sarda viene da loro associata all’unicità e al carattere ancestrale delle tradizioni popolari e del folclore.Melis Marini, per contro, ricorre a un linguaggio diverso per valorizzare la Sardegna: lo dimostrano le sue acqueforti, dove la natura è protagonista assoluta.

Identità sarda nel paesaggio

I paesaggi di Melis Marini sono incisi con tratti marcati e decisi. Il chiaroscuro diventa un colore a tutti gli effetti e la modernità è suggerita da inquadrature fotografiche. La figura umana è spesso assente o rimpicciolita, mentre gli alberi – i soggetti più ricorrenti – sembrano parlare direttamente all’artista con linguaggi segreti. Vedute di campagna e scorci lagunari sono resi in maniera realistica ma, come sostiene Scano, ciò che Melis Marini ricerca non è la sola verosimiglianza. L’artista reagisce alle incertezze della modernità come un romantico: utilizzando la natura come metafora del sentire. Questo risalta ad esempio, nelle acqueforti che ritraggono il cipresso, dove i tratti che definiscono linee e contorni sono nervosi e vibranti e dalle quali sembra affiorare uno stato di malinconia e trepidazione. Non di rado poi irrompe nelle acqueforti un vento reso con linee vorticose che stravolgono il paesaggio. Un elemento di caos ma anche di energia vitale. È il caso della serie di acqueforti che ritraggono i nuraghi: i profili delle strutture in pietra risaltano, solidi e sicuri, su sfondi in tempesta. In questi paesaggi è nascosta l’interpretazione che Melis Marini dà al quesito sulla “sardità”: per l’artista l’identità sarda risiede nella complessità del paesaggio, talvolta solitario, talvolta pieno di vita, sempre ricco di similitudini e metafore.

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