Il caso Tuvixeddu, una battaglia vinta nel segno della cultura

“Infinita contesa” di Carlo Mannoni: la tutela del paesaggio prevalente sugli interessi economici dell’imprenditore

È appena uscito il libro “L’infinita contesa” (Alfa Editrice), nel quale l’ex assessore della giunta Soru, Carlo Mannoni, ricostruisce il caso Tuvixeddu, di cui è stato diretto protagonista. Pubblichiamo l’introduzione dell’autore. Con la sentenza della Cassazione pubblicata il 5 febbraio 2021 la vicenda si è definitivamente conclusa.

* * *di Carlo Mannoni

Il caso Tuvixeddu è stato un intreccio politico amministrativo e giudiziario di notevole complessità che si è protratto dal 2006 sino ai giorni nostri. Noto anche a livello nazionale – la Repubblica lo ha definito «una spirale avvocatesca senza fine e una vicenda fra le più tormentate della tutela in Italia» –, dopo 14 anni è arrivato all’epilogo con le ultime sentenze del Consiglio di Stato e della Corte di Cassazione, dopo numerose decisioni e sentenze amministrative, civili e penali che hanno segnato la cruenta disputa di questi anni tra Regione, gruppo imprenditoriale, Comune di Cagliari e organi statali di tutela del paesaggio dello Stato in Sardegna. Un dato è oggi definitivamente acquisito: le norme di tutela del paesaggio sono prevalenti sugli interessi urbanistici dell’imprenditore, per un certo tempo affiancato nella sua azione dal Comune di Cagliari.

Dal novembre 2006 al luglio 2007 sono stato assessore regionale ad interim dei Beni Culturali, con competenza in materia di paesaggio, nella giunta regionale presieduta da Renato Soru. Si è trattato del periodo di maggior tensione politica e giudiziaria del caso, trovandomi nell’epicentro di una sorta di uragano-tornado politico e giudiziario, se posso prendere in prestito gli eventi estremi della natura. Fu, infatti, una mia direttiva a bloccare i lavori a Tuvixeddu nel gennaio del 2007. Sono stato quindi uno dei protagonisti e diretto testimone del sorgere, prima, e svilupparsi, poi, del caso.

Perché ne ho scritto e con quale modalità mi sono cimentato in questo non facile compito? Mi sono deciso a farlo perché, oltreché protagonista, sono stato un testimone privilegiato della vicenda e della mia testimonianza, per la conoscenza approfondita che ho avuto del caso, volevo lasciare traccia. Una testimonianza utile a tutti, non solo a coloro che su questa storia si sono divisi, schierandosi pro o contro il costruttore o la Regione del Ppr (Piano paesaggistico regionale) di Renato Soru, che senz’altro ancora oggi permangono, ma anche al limbo della conoscenza che si è nutrito, in questi anni, di notizie frammentarie e talvolta fuorvianti sul caso. È un libro utile anche agli studenti universitari, non solo nelle discipline tecniche, che studiano o studieranno il diritto del paesaggio nei suoi rapporti con l’urbanistica. La vicenda relativa al colle di Tuvixeddu è infatti un caso di scuola dove gli istituti giuridici si calano nella difficile realtà del rapporto tra politica e società, tra interessi pubblici e privati, tra poteri dello Stato e quelli della Regione e del Comune. Al centro di ogni ragionamento l’articolo 9 della Costituzione che tutela il paesaggio come bene primario della nostra collettività.

Le modalità con cui ho scritto il resoconto sono quelle di un cronista che ricostruisce fedelmente una storia sul filo della memoria che gli riporta avvenimenti vissuti, attenendosi strettamente ai documenti ufficiali (gli “alligata et probata” del praetor romano). Essendo stato parte in causa, ho cercato di evitare, sperando di esserci riuscito, di esserlo anche in quest’opera di ricostruzione storica. Il resoconto dà voce a tutti, dalla Regione all’imprenditore, dal Comune di Cagliari alla Direzione regionale e alla Sovrintendenze ai beni culturali. Parlano i magistrati amministrativi, civili e penali attraverso il linguaggio asettico delle sentenze e degli atti di loro competenza, ma parlano anche irritualmente (...). Parlano i politici con le formalità e le astuzie tipiche del loro ruolo, ma anche in libertà con disinvolta sfrontatezza, come le intercettazioni telefoniche hanno messo in luce. C’è poi il capitolo del rapporto tra autorità di governo e le strutture della burocrazia, che per un momento ha caratterizzato con non poco clamore il “caso”, sul quale mi sono soffermato essendo la questione sorta in occasione della mia direttiva ai dirigenti per la sospensione dei lavori a Tuvixeddu. Ci sono, infine, i retroscena del “palazzo” che ho raccontato per averli vissuti o che ho ricostruito attenendomi fedelmente ai documenti ufficiali.

La struttura del libro ha le cadenze di un romanzo giallo così come tutta la storia, del resto. Come nei romanzi gialli la trama è fitta di capovolgimenti di fronte e l’assassino della prim’ora verrà poi dichiarato innocente. Il libro era pronto da tempo, dal 20 agosto 2018, perché gli avvenimenti erano ormai storia e il testo avrebbe potuto esser dato alle stampe. Con la sentenza della Cassazione pubblicata il 5 febbraio 2021 è stata scritta la parola fine all’annosa diatriba e con essa anche l’ultimo capitolo di questo libro.

Un’ultima notazione: il racconto-resoconto è lungo. Lo è inevitabilmente per la vastità e la complessità della vicenda. Lo è anche perché nella storia ogni dettaglio, anche tecnico, è importante e senza i dettagli non si comprenderebbe il tutto.

© 2021 Alfa Editrice

WsStaticBoxes WsStaticBoxes