Nivola a New York Paesaggi di sabbia per il volto della città

Le grandi sale bianche di Magazzino Italian Art di New York accolgono dall’8 maggio al 10 gennaio la mostra “Nivola: Sandscapes”, in collaborazione con la Fondazione Nivola e il patrocinio dell’Ambasc...

Le grandi sale bianche di Magazzino Italian Art di New York accolgono dall’8 maggio al 10 gennaio la mostra “Nivola: Sandscapes”, in collaborazione con la Fondazione Nivola e il patrocinio dell’Ambasciata Italiana a Washington. Protagonisti i “paesaggi di sabbia” creati dall’artista sardo a New York dalla metà del secolo scorso con la tecnica del sand-casting, un maniera personale, praticamente una sua invenzione, per dare vita a dei bassorilievi colando il gesso o il cemento in uno stampo realizzato nella sabbia umida.

Tecnica che gli permise di realizzare grandi e importanti opere d’arte pubblica e di legare la sua creatività eclettica all’architettura collaborando con diversi e importanti studi di New York. Opera alimentata dai rapporti e dalle amicizie con gli artisti contemporanei (Le Corbusier, Saul Steinberg, Willem de Kooning e Jackson Pollock per citare alcuni nomi) e animate dalla memoria del lavoro dei suoi avi e dai miti arcaici della sua Sardegna.

«Il giardino della sua casa di Springs, nella parte est di Long Island, era un laboratorio dove coinvolgeva artigiani, ma anche la sua famiglia, nella creazione dei suoi sand-casting» ha detto ieri nella conferenza stampa di presentazione la curatrice della mostra Teresa Kittler, illustrando l’azione di Costantino Nivola con una serie di interessanti immagini che documentano il metodo di creazione dei bassorilievi.

«Il suo lavoro fu in parte definito dalle sue amicizie e anche dal suo modo sperimentale di vivere e lavorare. La parte più nota della sua opera ha a che fare con una visione dell’arte moderna e dell’architettura che si confronta con la società, si arricchisce di collaborazioni e coniuga arte e architettura. Da questo processo nasceva la ricchezza del suo linguaggio in cui combinava figure totemiche, dei di un universo pagano, immagini geometriche e fiori dai disegni delicati – ha spiegato Teresa Kittler –. In tutto questo l’artista doveva immaginare, dal negativo dello stampo, il positivo del risultato finale».

Il protagonista della mostra, che si è potuta “visitare” attraverso un’anteprima video, appare proprio l’interessante meccanismo di creazione di queste opere, nate per essere in dialogo con l’architettura.

“Sandscapes” presenta una selezione di modellini in scala da cui Nivola ha realizzato le sue monumentali facciate di edifici. Le opere finali sono grandi pannelli monocromi pensati per gli spazi esterni e per essere accarezzati dalla mutevole luce solare, certamente complicati da esporre al chiuso. Ma altrettanto affascinate è la testimonianza della loro ideazione: in esposizione i progetti per il murale del negozio simbolo della Olivetti sulla 5th Avenue, il Bridgeport Post, il Bolling Federal Building a Kansas City, la Janesville Gazette e la William E. Grady Vocational High School a Brooklyn e le maquette dei progetti, alcune colorate con sorprendenti tonalità vibranti di giallo e verde e i toni più spenti delle terre. «Colori utilizzati, insieme ai graffiti, da Nivola per evidenziare i particolari» ha sottolineato la curatrice Teresa Kittlker.

Per Giuliana Altea, presidente della Fondazione Nivola: «Questa mostra pone l’accento sulla ricerca identitaria di Nivola e sulla sua visione globale, sulla compresenza nel suo lavoro dell’eredità del Modernismo e di istanze postmoderne, sul suo interesse per la ricerca formale e al contempo per gli ideali della comunità». «Durante la mostra, un filo ideale collegherà Orani e New York – ha aggiunto Antonella Camarda, direttrice del Museo Nivola –. Se la pandemia ha diviso le due rive atlantiche, Nivola ci riunirà insieme».

«Oggi, la visione di Costantino Nivola è più rilevante che mai, visto che con le sue opere ha umanizzato spazi pubblici e paesaggi urbani per creare un senso d’identità civica e di comunità – afferma l’ambasciatore d'Italia negli Stati Uniti, Armando Varricchio –. Questa mostra ci fornisce una nuova, graditissima occasione per promuovere ulteriormente gli scambi culturali tra individui e comunità in Italia e negli Stati Uniti».



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