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Martari: «Stregato dall’isola»

Martari: «Stregato dall’isola»

Lo sguardo e la voce sono da perfetto cattivo, Matteo Martari se lo sarà sentito dire spesso e forse sul fascino del tipo ombroso ci gioca anche un po’ su. Eppure, fuori dal set, è quel fare gentile...

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Lo sguardo e la voce sono da perfetto cattivo, Matteo Martari se lo sarà sentito dire spesso e forse sul fascino del tipo ombroso ci gioca anche un po’ su. Eppure, fuori dal set, è quel fare gentile e un po' timido a risaltare.

Vincitore del premio Bracco nella serata inaugurale del Figari film fest, l’attore è tra i volti attuali in ascesa grazie alle tante produzioni Rai di questi ultimissimi anni e quelle già pronte ad arrivare presto sul piccolo schermo. 37 anni, rientra ancora nella categoria giovane ma il percorso è lunghissimo. «Lavoro da quando ne avevo 13», racconta. Non solo attore. Panettiere, cameriere, modello. «Esperienze che hanno aiutato i miei personaggi a essere più pratici, più veri».

Da pochi giorni è uscito su Raiplay “Il giorno e la notte”, film di Daniele Vicari dove lei è tra i protagonisti. È un unicum: si tratta di un film nato a distanza durante il lockdown 2020, com’è stato?

«In un certo senso un esperimento ben riuscito, al netto del fatto che possa piacere o meno. Con Daniele stiamo consolidando un bel rapporto e quando mi ha proposto il progetto ero entusiasta. Mi permetteva di evadere da quella situazione. A quel periodo sono legate immagini che saranno di repertorio per la storia. Il messaggio che porta con sé il film è di non fermarsi a problemi effettivamente grossi, non lasciar spegnere le idee».

Di fatto lei e gli altri siete andati oltre il solo lavoro attoriale, avete dovuto seguire indicazioni precise.

«Sì, e prendi in considerazione aspetti di cui normalmente non hai diretta responsabilità. Quello che c’è “dietro” è interessante, ma anche molto complicato».

Riguardo al sodalizio con Vicari, lei è stato protagonista della recente serie Rai “L’alligatore” da lui diretta, tratta dai romanzi di Carlotto. Per lei, il primo grande ruolo in prima linea.

«L’alligatore è un progetto a cui mi sono legato molto. Parla del mio Veneto, mi ha concesso la possibilità di lavorare sulla mia radice e conoscere meglio il posto dove sono nato. Parlo di luoghi bellissimi, che però neanche conoscevo. La Laguna veneta uno dei più belli… ma non in estate, che ci sono certe zanzare… (ride)».

A proposito di territori e scoperte, è la prima volta che viene in Sardegna?

«Sì, mi dispiace. Mi sento in colpa per aver perso tanto tempo. Devo recuperare. Il primo giorno, venerdì, sono stato a Stintino e poi per rientrare ho percorso la parte interna della Gallura. Che dire, paesaggi lunari, si passa dalla montagna al mare ed è tutto così bello. Sai, quando vedi le foto con quei colori, quell'acqua, pensi che ci sia qualche filtro. E invece…».

Torniamo al suo lavoro, ha ricoperto tanti ruoli in progetti targati Rai (tra cui ne “I Medici”, “Non uccidere”, “I Bastardi di Pizzofalcone”, ndc), non crede il livello si sia notevolmente alzato anche perché influenzato dalle produzioni Netflix e Amazon?

«C’è stato un grande investimento economico e di tempo, poi sì la competizione porta a dover migliorare per rimanere vivo. In generale, credo che proprio tra cinema e televisione la qualità ora sia simile, non si percepisce più una differenza netta».

Uno dei personaggi da lei interpretati che è piaciuto al pubblico è stato Luigi Tenco nel film “Fabrizio De André – Principe Libero” (2018), che ricordo ne conserva?

«È stato molto affascinante e molto difficile. Per via del poco materiale video, sono partito dalle sue canzoni. È stato un viaggio incredibilmente profondo perché Tenco lo è. Pensa a “Vedrai, vedrai”: con la pancia e col cuore ha scritto canzoni tra le più belle della storia».

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