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MAESTRI SARDI DEL GIALLO 

L’isola la scopri a Telévras

L’isola la scopri a Telévras

Per la settima uscita della collana “Maestri sardi del giallo” è in edicola con La Nuova Sardegna “Ora pro loco” di Gesuino Némus, a 7,50 euro più il prezzo del quotidiano. Piccoli e grandi...

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Per la settima uscita della collana “Maestri sardi del giallo” è in edicola con La Nuova Sardegna “Ora pro loco” di Gesuino Némus, a 7,50 euro più il prezzo del quotidiano.

Piccoli e grandi sconvolgimenti stanno scuotendo Telévras e la sua appendice Cuccureddu, che al paese appartiene in tutto e per tutto ma che pare essersi autoproclamata entità indipendente (se paese, regione o addirittura nazione indipendente, non è dato sapere).

SINDACO E BARISTA

Intanto, c’è da sostituire il responsabile della locale Pro Loco Venanzio Oréri, prematuramente trapassato ad appena 82 anni, uno che ha speso «tutta la vita a promuovere il territorio, pubblicizzarne le sue bellezze, decantare le meravigliose virtù dei prodotti tipici, promuovere quelle spiagge da sogno ma… Niente. Di turisti manco l’ombra». Non che ci sia la fila, per prenderne il posto, in una comunità da tempo priva anche di una guida in Municipio. «Manco il sindaco c’è qui, nessuno vuole più fare niente» dice sconsolato Samuele Baccanti, che in quanto barista conta come uno dei notabili locali, al ragionier Franco Farruncas, giunto a Telévras con una proposta clamorosa da sottoporre agli abitanti, che dovranno approvarla o respingerla. Si tratta della possibilità di far sorgere un supercarcere per mafiosi e condannati al 41bis, ovvero: nuove infrastrutture da costruire nell’arco di almeno dieci anni, posti di lavoro, fine dell’emigrazione dei giovani e una montagna di soldi provenienti dall’indotto.

MISTERI

Allettante: ma ci sarà da fidarsi di questo Farruncas? Poi ci sono le morti. Quella di una donna francese, che nessuno sembra conoscere, precipitata con la sua macchina in fondo a una piccola vallata a causa delle pessime condizioni meteorologiche, e quella di Sergiolino Sciafferu, conducente dell’unica corriera che collega Telévras al capoluogo di provincia Narghilé, il quale ha sorpreso tutti suicidandosi in casa sua con un colpo di pistola. Un banale incidente come tanti e una drammatica decisione individuale? Chissà.

DIMISSIONI

Qualcosa, forse, non torna. E proprio da Narghilé arriva allora per provare a sciogliere ogni dubbio Marzio Boccinu, ispettore capo di polizia. Che però, i contorni della vicenda sono destinati a restare poco chiari, qualche settimana dopo rassegna improvvisamente le dimissioni e, ormai disoccupato e senza prospettive, si trasferisce a Cuccureddu: non esattamente il più accogliente degli ambienti, come non lo è del resto Telévras, per chi viene da fuori.

Terza opera di Gesuino Nemus ambientata a Telévras, “Ora pro loco”, pubblicato da Elliot nel 2017, è un giallo decisamente atipico. Animato da una galleria di comprimari a dir poco bizzarri (ad esempio il vescovo Obìscu e un suo misterioso amico che, si dice, è stato in manicomio), nasconde molta della sua essenza nei versi che introducono il diciassettesimo capitolo, quelli, celeberrimi, di Fernando Pessoa: «Il poeta è un fingitore./ Finge così completamente che arriva a fingere/ che è dolore, il dolore che sente veramente». Non aggiungiamo altro: al lettore scoprire quanto, come e perché queste magnifiche parole hanno a che fare con il romanzo.

ODIO E INGANNI

Ha scritto Ermanno Paccagnini nella sue recensione sull’inserto La Lettura del Corriere della Sera che “Ora pro loco” è capace di passare «dal comico al tragico, con punte di malinconia, come si addice a una tragicommedia in cui l’umano si offre in tutte le sue tinte».

Molto interessanti le considerazioni di Maria Rita Fadda, apparse nella sezione Magazine del sito della Treccani: le tante citazioni del libro, scrive la studiosa, allontanano «la scrittura di Némus da qualunque pretesa di solennità: e tale distacco ironico e più spesso persino giocoso, in cui i fatti delittuosi vengono sempre accompagnati da una battuta che smorza la serietà del racconto e quasi lo mette da parte, rivela un approccio alla vita e alla letteratura appassionato ma profondamente e tenacemente antiretorico.»

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