Mogol racconta il suo legame con Battisti: «Io e Lucio? Poesia»
Il grande autore ospite di due importanti festival ad Alghero e a Ulassai
Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi le tue calzette rosse. Che ne sai tu di un campo di grano, poesia di un amore profano. Come può uno scoglio arginare il mare. E respirando brezze che dilagano su terre senza limiti e confini ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini. Tu chiamale se vuoi: emozioni.
Si potrebbe andare avanti quasi all'infinito. I testi di Mogol sono la letteratura italiana del Novecento. Tutti li conoscono, parola per parola, come un tempo si sapevano a memoria le poesie di Pascoli e le odi di Manzoni. Insieme a Lucio Battisti il grande autore milanese, 85 anni compiuti pochi giorni fa, ha scritto le più belle pagine della musica italiana, e non solo. E quelle pagine saranno protagoniste di due serate d'eccezione - giovedì a Lo Quarter ad Alghero e venerdì in piazza Barigau a Ulassai, entrambe condotte dal giornalista Vito Biolchini - intitolate "Mi ritorni in mente". Un incontro-concerto con al centro i più grandi successi di Battisti scritti insieme a colui che è ritenuto il più importante autore italiano in campo musicale, rielaborati e proposti in maniera originale dall'orchestra Medit Voices diretta da Angelo Valori. Sul palco ci sarà proprio lui, il grande Giulio Rapetti Mogol, ospite di due importanti festival - Musica sulle bocche e Rocce rosse blues - che hanno unito le forze per poterlo avere in Sardegna.
Mogol, cosa l’ha convinta ad accettare questo spettacolo?
«L’idea non è mia, ma di Gianmarco Carroccia, giovane diplomato del Cet (la scuola per giovani talenti da lui fondata in Umbria nel 1992, ndr). Quando a fine corso si è avvicinato a me sono rimasto colpito dalla sua somiglianza con Battisti. Stessa altezza, stessi capelli, anche il modo di cantare è lo stesso. Mi ha invitato ad andare a Sperlonga a un suo concerto. C’erano 3mila persone e lui mi ha chiesto di presentare le canzoni. Io non ho fatto altro che ricollegare i testi a episodi della mia vita o di qualcuno che conosco. Così è nato lo spettacolo. E così la gente scopre cose nuove dai testi, si diverte e tutti cantano insieme».
Ricorda il primo incontro con Lucio Battisti?
«Me lo presentò un’amica parigina. Gli dissi che le sue canzoni non erano granché. Lui mi rispose: sono d’accordo. E sorrise. Avevo detto la verità ma mi era dispiaciuto, perché lui si era presentato in modo simpatico. Allora gli dissi di venire a trovarmi che magari avremmo visto insieme qualche canzone. Ne nacquero tre: la terza era già “29 settembre”».
Il rapporto lavorativo quando diventa il più grande sodalizio della storia della musica?
«È stato un continuo crescendo: la terza canzone era già un successo. Ma forse il vero salto c’è stato quando l’ho convinto a cantare. Lui non voleva, diceva: io sono un autore. Ma io avevo visto i suoi provini e mi avevano convinto».
All’epoca le vostre canzoni erano anche contestate.
«Se un artista non aveva alcuna simpatia politica veniva contestato. Se non eri di sinistra eri un fascista. Noi facevamo canzoni d’amore e non eravamo degni. L’invocazione “planando sopra boschi di braccia tese” era diventata un saluto fascista. Il caso ha poi voluto che rinvenissero la collezione completa di Mogol-Battisti nel covo delle Br in via Gradoli. Ascoltavano le nostre canzoni».
Qual è il suo più grande capolavoro?
«Ma guardi, io non attribuisco a me stesso le canzoni che scrivo. La facilità con cui scrivo mi dà l’impressione di avere un canale aperto. La creatività non è mia ma mi arriva».
I suoi testi sono poesia: crede che un giorno saranno studiati a scuola?
«Quello che ha detto lei, lo hanno detto in pubblico Vittorio Sgarbi, Michelangelo Pistoletto, Marino Bartoletti. Mi hanno definito il più grande poeta del Novecento. Io non cerco complimenti, ma se uno si espone in quel modo è perché ha una competenza per farlo. E comunque so che già in certe scuole studiano i miei testi».
Il sodalizio con Battisti si interrompe nel 1980: quanti altri capolavori avreste potuto fare insieme?
«Sono certo che avremmo potuto fare altri album straordinari. Non ho alcuna incertezza. Ma c’è stata una ragione di principio che ci ha portato a dividerci, non è stata una questione di soldi. Lui insieme alla moglie aveva deciso di vendere la Numero Uno e ci siamo ripartiti equamente le nostre quote editoriali. Ma io mica mi sono fermato...».
Con quali altri artisti ha avuto un sodalizio paragonabile a quello con Battisti?
«Cocciante, Mango, Lavezzi. E Gianni Bella con cui ho scritto “L’emozione non ha voce” cantata da Celentano».
Quante canzoni ha scritto?
«Mi sa 1680, ma non è quello il numero importante. Contano i dischi venduti in tutto il mondo».
Quanti sono?
«Cinque anni fa erano 523 milioni, poi non mi sono più informato».
Nei generi musicali che vanno di più oggi conta molto la parola: lei segue il rap, la trap?
«Tutta questa rivoluzione è dovuta al fatto che la tecnologia ha fatto sì che la promozione possa essere fatta da chiunque. Basta mettere una canzone su un sito e diventa un successo. Ma sono canzoni conosciute soprattutto dai giovani, difficile trovarne una che cantino tutti. Cosa che prima accadeva. Insomma, io rispetto tutti i generi, ma il rap privo di melodia è qualcosa di meno. Dopo che senti una canzone 4 o 5 volte e sai il significato delle parole ti resta poco da scoprire».
Come sta vivendo la pandemia?
«Guardi, io sono per i vaccini. Non vaccinarsi equivale a unirsi a quelli che probabilmente hanno inventato il Covid. In giro ci sono 142mila fake news sui vaccini, è evidente che c’è un’armata di persone che sta lavorando per questo. Non confondiamo la libertà con il non vaccinarsi. Io la penso come il presidente Mattarella: vaccinarsi è un dovere morale e civico».
Se Mogol e Battisti fossero nati 50 anni dopo sarebbero stati rapper, avrebbero fatto un talent?
«Qualsiasi ipotesi è valida. Ma posso aggiungere una cosa: una volta c’erano le radio con i disc jockey, che da veri intenditori sceglievano le canzoni più belle da trasmettere. Oggi la forma più diffusa sono i social. E non so come avrebbero reagito i social a Mogol e Battisti».
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