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VENEZIA 

Il kolossal di Mainetti tra commedia fantasy e dramma

Alessandro Pirina
Il kolossal di Mainetti tra commedia fantasy e dramma

Leone d'oro alla carriera per Jamie Lee Curtis

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Era il film più atteso, perlomeno tra gli italiani. E non ha deluso le aspettative, anche se forse manca l’effetto sorpresa di Jeeg Robot. A sei anni dal film che lo aveva lanciato Gabriele Mainetti è tornato dietro la macchina da presa con “Freaks out”, presentato ieri in concorso alla Mostra di Venezia. Un film kolossal che mischia più generi, passando dalla commedia al fantasy, dal dramma allo storico. Una pellicola ambiziosa, ricca di omaggi al cinema, dalla lavorazione lunga e travagliata - le 12 settimane di riprese sono diventate 26 e il budget è inevitabilmente lievitato - realizzata da Mainetti, in tandem con il suo sceneggiatore di fiducia, Nicola Guaglianone. «Dopo Jeeg Robot Nicola mi chiese: e ora che famo? – racconta Mainetti –. Abbiamo buttato giù tutti i film che avremmo voluto fare, poi li abbiamo messi insieme. A un certo punto lui mi fa: famo la seconda guerra mondiale. Ci piaceva l’idea di accostare un freak a un qualcosa di conflittuale qual è un nazista». «Quando glielo ho detto in Gabriele ho visto la stessa scintilla che gli vidi quando nacque l’idea di un supereroe a Tor Bella Monaca», aggiunge Guaglianone. Il film ha per sfondo la Roma occupata del '43: Matilde, Cencio, Fulvio e Mario, quattro fenomeni da baraccone, lavorano nel circo di Israel, un ebreo che a un certo punto scompare. Nella città occupata dai nazisti cercano di restare inseparabili e provano a trovare lavoro nell'unico circo attivo, quello del pazzoide Franz che testa personaggi con superpoteri per far vincere a Hitler la guerra. «Quando ho letto la sceneggiatura ho detto: finalmente – dice Claudio Santamaria, l’Uomo-cane che ogni giorno aveva necessità di quattro ore di trucco –. Se Jeeg Robot era stato lo scavo preliminare questa è la diga che sancisce lo spartiacque di un cinema che può anche divertire». «È un film spettacolare – aggiunge Pietro Castellitto, che nella pellicola è un albino che governa gli insetti –. Nel senso che affronta lo spettacolo e non scappa, come invece si fa quasi sempre in Italia. Dentro questo enorme spettacolo variopinto c’è un equilibrio incredibile. È una delle sceneggiature più belle che ho mai letto. Ogni personaggio ha un suo orizzonte. Per me è stato un master di recitazione e regia. Tanto che l’anno dopo le riprese ho diretto il mio primo film (“I predatori”, nel 2020 a Venezia nella sezione Orizzonti, ndr). Senza questa esperienza non lo avrei mai fatto». Al fianco dei due attori la 19enne Aurora Giovinazzo (ne aveva 15 durante le riprese), Giancarlo Martini, Max Mazzotta, Franz Rogowski, Giorgio Tirabassi e la sassarese Astrid Meloni.

Una poltrona per Jamie

La giornata di ieri è stata anche quella di Jamie Lee Curtis. La grande attrice americana ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera. «Mi sembra così difficile pensare sia un premio alla carriera, non sono mai stata attiva come in questo momento – dice la figlia di Tony Curtis –. Ma allo stesso tempo non posso che essere onorata di ricevere il Leone d’oro». Quando le viene chiesto di indicare i suoi tre film più importanti lei non ha dubbi: «Halloween, Un pesce di nome Wanda, True lies». Ma poi quando viene a sapere che in Italia da più vent’anni il 24 dicembre va in onda “Una poltrona per due” aggiunge anche un quarto film. «Quando l’ho scoperto sono rimasta sorpresa – racconta Curtis –. Adoro quel film, fa ancora ridere dopo tanti anni, ci sono delle performance fantastiche. Sono molto grata a John Landis per avermi scelta, perché dopo “Una poltrona” sono arrivate tutte le cose più importanti che ho fatto». Ieri Jamie Lee Curtis ha anche presentato, fuori concorso, “Halloween Kills” di David Gordon Green, secondo episodio di una trilogia. «Io adoro il mio mestiere – conclude la star hollywoodiana –. Mi piace il lavoro di squadra. Io amo la crew, e loro adorano me. Questa è la magia del cinema che mi ha fatto sua dalla prima volta che ho messo piede su un set».
 

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