Grazia Deledda, un universo artistico al microscopio

Dal 20 ottobre all’11 dicembre nove giornate di convegno organizzate dall’Isre a Cagliari, Sassari e Nuoro

In questo 2021 che celebra il centoncinquantenario della nascita della scrittrice Premio Nobel, è difficile contare le decine di iniziative ovunque organizzate per renderle omaggio. Ma se è vero che tutti sanno chi è, quanti possono sostenere di conoscere Grazia Deledda? È nella chiave di una conoscenza più approfondita della scrittrice nuorese, ma anche della donna, antesignana di un femminismo moderno, che dal 20 ottobre l’Isre (Istituto superiore regionale etnografico) propone le Giornate Deleddiane. Si tratta di un appuntamento ormai consolidato, all’avvicinarsi di quel 10 dicembre che segna la data in cui l’autrice di Canne al vento venne insignita del Nobel, ma che quest’anno, complice l’anniversario troppo importante, assurge a una luce tutta nuova.

Ecco allora un calendario ricco che sino all’11 dicembre tra Cagliari, Sassari e, infine Nuoro, proporrà nove giornate di convegni internazionali, con novantacinque relazioni di studiosi e accademici da tutto il mondo, divise in sedici sessioni. “Sento tutta la modernità della vita” è il filo rosso che unirà simbolicamente i convegni, frase che una Deledda appena ventunenne scrisse in una lettera ad Angelo De Gubernantis, intellettuale che ebbe un ruolo chiave nell’aiutare l’autrice sarda a emergere, e che rimanda a tutta l’attualità della scrittrice anche a 150 anni dalla nascita. Organizzate in collaborazione con due accademici del calibro di Dino Manca e Duilio Caocci, delle università di Sassari e Cagliari, e di due saggiste altrettanto esperte della Deledda, come Neria De Giovanni e Maria Elvira Ciusa, le Giornate Deleddiane proporranno un excursus che dal mestiere della scrittura porterà all’influenza del Premio Nobel nel cinema e nel teatro, passando per l’analisi dell’uso del sardo e dell’italiano sino a un ritratto della scrittrice in cucina curato dall’antropologa Alessandra Guigoni.

«L’obiettivo è far conoscere Grazia Deledda a tutti – spiega Stefania Masala, commissaria straordinaria dell’Isre –. Vogliamo presentare la scrittrice, ma anche la donna, la madre, l’ostinazione che l’ha portata sino al Nobel. Si tratta di appuntamenti rivolti a tutti e in cui gli stessi cultori potranno ulteriormente approfondire le loro conoscenze». Saranno quattro gli ambiti entro cui si svilupperanno i lavori: quello della Deledda scrittrice, in cui si farà un’analisi della letteratura e della filologia deleddiana, quello improntato sulle tradizioni popolari e sull’antropologia, dove, spiega Dino Manca, «cercheremo di capire perché la Deledda parla di Nuoro o della sua cultura», il linguaggio dell’arte e, infine, cinema e teatro in cui si analizzeranno, ad esempio, i motivi che hanno portato l’autrice nuorese a essere, insieme a D’Annunzio, uno degli autori più sfruttati nel cinema.

Dal 20 al 22 ottobre i lavori si terranno a Cagliari, tra gli spazi del Polo umanistico dell’università e l’ex Manifattura, con un evento speciale il 21 ottobre nel Teatro Doglio dove sarà proiettato il film “La Grazia” del 1929. Dal 25 al 27 novembre ci si sposterà a Sassari per analizzare la vittoria della Deledda nel raggiungimento del suo obiettivo di «creare una letteratura esclusivamente sarda» e dove, attraverso soprattutto le sue numerosissime lettere, sarà ricostruito un ritratto della Deledda donna, madre e amica. Sarà anche affrontato un tema come quello della lingua, con linguisti e glottologi che disserteranno sul rapporto tra uso del sardo e dell’italiano nella scrittrice.

Dal 9 all’11 dicembre giornate conclusive a Nuoro per riscoprire i mondi della scrittrice (su quali grammatiche italiane aveva studiato, da autodidatta?), ma anche la scrittrice nel mondo con la traduzione dei suoi scritti in Giappone, Francia, Argentina e nei paesi arabi. Per la sezione “La Deledda incontra i Nobel” sarà sviluppato un confronto con Luigi Pirandello che con l’autrice non fu particolarmente gentile, quando questa vinse il Nobel. Alla fine sarà restituita una Deledda a tutto tondo perché, come osserva Duilio Caocci, la scrittrice non è solo quello che dice ma «quello che rappresenta, con la sua vita leggendaria che ha disegnato una parabola di emancipazione».

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