Quando Berlinguer giocava a calcio sfidando Aldo Moro

Nel convegno in corso a Cagliari il rapporto con lo sport dei protagonisti sardi della cultura e della politica

CAGLIARI. Enrico Berlinguer giocava a calcio. Una volta l’ha fatto anche davanti agli occhi divertiti e quasi sbigottiti dell’avversario Dc Aldo Moro. Grazia Deledda invece considerava lo sport una pratica moderna e all’avanguardia. Qualcosa si stava muovendo, l’Amsicora Ginnastica a Cagliari ad esempio era stata fondata nel 1897. Troppo poco per lei che ama la tradizione ma vuole anche guardare avanti. E allora, non appena si trasferisce a Roma, nel 1900, la scrittrice si iscrive subito alla società podistica Lazio. No, non era una runner, ma prendeva parte alle attività della sezione “escursioni”. E Antonio Gramsci? Anche lui amava il calcio e in un articolo lo considerava un emblema di democrazia perché le partite si svolgevano davanti agli occhi di tutti. Meglio dello scopone, scriveva in un articolo sull’Avanti di Torino: gioco delle carte bocciato per «clausura, fumo, luce artificiale e pugni sul tavolo o sulla faccia dell’avversario».

Sono alcuni degli aneddoti e degli spunti emersi nella due giorni di “Sport e isole”, convegno organizzato dalla Società Italiana di Storia dello Sport. Su Gramsci e Berlinguer si è soffermato il vicepresidente della Siss Sergio Giuntini. «Berlinguer era solito organizzare nelle sue vacanze a Stintino – ha raccontato – delle Olimpiadi che coinvolgevano le famiglie che si trasferivano al mare d’estate. Celebri le sfide tra la sua famiglia e quella degli Azzena». Giuntini ha ricordato anche il ruolo politico giocato da Berlinguer nella vittoria della Coppa Davis in Cile nel 1976. «All’inizio lui e il Pci erano contrari alla partecipazione della squadra alla finale nel Paese di Pinochet – ha detto Giuntini – ma poi aveva saputo attraverso un ambasciatore che, se Panatta e compagni fossero scesi in campo, sarebbero stati liberati alcuni oppositori prigionieri della dittatura. E allora la sua posizione cambió e il Pci diede il via libera alla partecipazione dell’Italia». Di Grazia Deledda ha parlato lo storico dello sport Mario Fadda: «Lo sport – ha spiegato – era visto favorevolmente dalla scrittrice e faceva parte delle esperienze che in Sardegna non poteva soddisfare. Deledda tra l’altro cita nei suoi romanzi personaggi impegnati in attività sportive come lo studente che torna in paese e cerca di colpire amici e ragazze con una serie di evoluzioni ginniche sulla sedia. In un altro romanzo racconta di una animata partita di calcio tra seminaristi a Roma».

Non solo sport, letteratura e politica. Ma anche racconti e leggende sulle prime società sportive sarde. Come la Torres. Che tutti conoscono ora soprattutto come squadra di calcio. Ma che, come ha ricordato il giornalista della Nuova Sardegna Andrea Sini, ha fatto crescere e portato alle Olimpiadi il pugile Gavino Matta e il velocista Tonino Siddi. Curioso anche lo scenario calcistico-letterario-filosofico tracciato da Gabriele Fredianelli che racconta i viaggi in Sardegna di Luciano Bianciardi, scrittore grossetano di “La vita agra”. E soprattutto le chiacchierate con Manlio Scopigno. Non si parlava di Greatti e Riva, ma di filosofia e pittura. In altri interventi si è parlato anche di campioni figli di emigrati come Eric Cantona e Nicolino Locche. E di Delio Onnis, nato da una famiglia di Nurallao emigrata in Argentina e poi esploso in Francia a furia di gol.

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