La mostra di Maria Lai al Quirinale

Sarà dominato dai fili e dagli intrecci sardo-universali di Maria Lai quest'autunno e il prossimo Natale d'arte in Italia. Il genio di Ulassai (1919-2013), sempre più studiata dalla critica internazionale, si conferma ambasciatrice della Sardegna e dell'Italia Oltretirreno ma anche OltreOceano. Col nuovo anno ne sentiremo parlare a New York dove – tra Manhattan e Long Island - la ammirava il suo amico Costantino Nivola che le regalerà una fontana nella terrazza della casa tra il mare e le vigne di Cardedu. In questo ottobre è presente alla mostra “Contemporaneo” al Quirinale in compagnia di Lucio Fontana, Michelangelo Pistoletto e altri “grandi”. La piccola donna che “teneva per mano il sole” si staglia in mezzo a “duecento capolavori di autori eccellenti che abitano il Palazzo degli italiani, Palazzo riaperto al pubblico”. Il critico Cesare Biasini Selvaggi scrive: «Al Quirinale parte tutto dallo sguardo per Maria Lai. Occhi che attingono alla tradizione della terra sarda, comprendono antiche leggende, riflettono la natura primordiale delle stupende montagne che minacciano ed esaltano la natia Ulassai, nell'Ogliastra». Prosegue con “quella creatività che rivela quotidianamente al femminile nel gioco perenne tra telai e tele cucite, fate, janas con i racconti popolari, caprette applicate sui libri di stoffa con spartiti musicali e magie».

Ancora la cronaca. Il 25 ottobre alla Galleria M77 di Milano (via Mecenate 77) viene inaugurata la mostra “Il tempo dell'incalcolabile” e durerà fino 25 febbraio. Il titolo prende vita dalla lettura delle opere di Salvatore Cambosu – scrittore-professore al quale Maria Lai era estremamente legata essendo stata sua alunna. Tra i racconti dell'autore di “Miele Amaro” proviene “Cuore mio”. Da qui è tratta la figura senza età e senza tempo di Maria Pietra e «una dimensione del narrare che pervade il lavoro di Maria Lai». Dove si staglia “l’immediata connessione tra la dimensione del sacro, quella delle origini, dell’identità e della nascita”. Maria Lai, del resto, diceva esplicitamente che nei suoi lavori «l’uomo di tutti i tempi guarda alla propria vita interrogandosi sul mistero del prima e del dopo. Come un bambino gioca, inventa, propone, dà voce ai fantasmi che popolano la sua ansia di assoluto. Nella vastità del viaggio nascono le religioni e le ragioni dell’arte».


Si parla anche a Cagliari dell'artista che ha battezzato “l'estetica relazionale” con un convegno alla facoltà teologica di Cagliari su “Arte e teologia. I Presepi e la Via Crucis di Maria Lai, silenzio e vuoto di uno stupore”. Col preside Francesco Maceri, con la curatrice per l'arte contemporanea dei Musei Vaticani Micol Forti, con docenti di Brera, della Cattolica e dell'università di Cagliari interverrà anche Antonello Mura (Gran Cancelliere della Facoltà Teologica, vescovo di Lanusei e Nuoro, presidente della Cei sarda), monsignor Mura dice: «Maria Lai, con la sua arte, è stata anche una maestra di etica. Ed è piacevole constatare quanto questa donna-artista stia contribuendo alla conoscenza della nostra isola nel mondo». Elena Pontiggia: «Il presepio ha un evidente significato religioso, diventa una siepe leopardiana che può suggerire la meditazione sull’esistenza, il destino, la nascita, la conoscenza, gli affetti, ma anche sul rapporto terra-cielo, uomo-natura. È la storia di un legame con l’infinito che non poteva non affascinare l’autrice di Ulassai». A Natale presepi made tra Ulassai e Cardedu anche a La Spezia, Museo Lia. Ma molte iniziative sono previste nel resto del mondo («stanno per essere ultimati i preparativi a New York») si limita a riferire Eva Bolzoni, direttrice del dinamico Archivio Storico. La mostra della città ligure, a cura di Lara Conte e Alberto Salvadori, si avvale della consulenza scientifica di Giuseppe Appella e Andrea Marmori. Sarà corredata da un catalogo con testi di approfondimento di Giuseppe Appella, Alberto Salvadori e di XXX, e l’illustrazione di tutte le opere esposte.

Nel catalogo di La Spezia si legge: «Durante la sua lunga vicenda creativa Maria Lai ha fatto della Natività uno dei temi centrali della sua ricerca, reinterpretandola con materie diverse, come stoffe, sabbia, pane, pietre e terracotta, tra favola ed epica». Diceva: «Amo il presepe come esperienza di qualcosa che, più ne indago l’inesprimibile, più trovo verità, più divento infantile e ingenua, e più rinasco. Amo il presepe perché ci raccoglie intorno alla speranza di un mondo nuovo».

Angela Maderna, nella rubrica d'arte su “Domani” ha scritto: «A ciquant'anni dalla realizzazione di Legarsi alla montagna, vale la pena di continuare a riflettere sull'importanza di un lavoro che potremmo leggere come una grande summa dei tanti e diversi aspetti che la ricerca di questa artista racchiude. È stata l'opera anticipatrice di quella che, anni Novanta, venne teorizzata da Nicolas Bourriaud come estetica relazionale, arte che ha la capacità di innescare relazioni fra le persone».

Forse sta proprio qui la grandezza di Maria Lai: aver avuto l'umiltà e l'intuito di coinvolgere in manifestazioni d'arte gente semplice, vecchie e bambini, felici – con i nastri celesti – di fare di Ulassai un laboratorio universale.
 

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