Giorgio Spanu: «La nostra casa dell’arte a New York e l’isola nel cuore»

Giorgio Spanu e Nancy Olnick

L'artista partito ragazzo da Masua ha creato insieme alla moglie

Tra i boschi di Cold Spring, lungo l’Hudson a un’ora da New York, sorge un semplice edificio, una ex fabbrica candida con una ala di cemento nello stile brutalista. Si chiama Magazzino Italian Art, é il traguardo di un percorso di arte, condivisione e amore. Queste tre semplici parole, ma con rilevanti significati, ci possono guidare nella storia che ha portato Giorgio Spanu e sua moglie Nancy Olnick a realizzare un luogo unico che promuove l’arte, la cultura e la lingua italiana nella Grande Mela.

«Sono nato a Iglesias per la precisione a Masua, proprio sotto il Pan di Zucchero» racconta Giorgio Spanu, con il nitido italiano dell’accento isolano che non si è disciolto nelle strade del mondo che ha percorso. «Ho lasciato la Sardegna negli anni ’70. Certo il mondo delle miniere del Sulcis non poteva offrirmi quello che desideravo, anche se, come per tutti i sardi, l’isola è sempre nel mio cuore e mi sento profondamente sardo. Tra le cose della mia collezione un posto speciale lo hanno i cestini che mia madre intrecciava. Una costante presenza delle mie radici. Aggiungo che leggo ogni giorno La Nuova Sardegna sul web, dalla prima all’ultima pagina, so tutto sull’isola. Così scegliendo altre opportunità, dopo la laurea in veterinaria, professione che non ho mai praticato, sono arrivato in Francia, dove ho lavorato nel marketing e nella comunicazione visiva per aziende importanti».

Profezia

Sono gli anni in cui la Francia investe nelle immagini digitali unica in Europa a fare concorrenza agli Usa. Questo aggiunge un particolare al ritratto dell’imprenditore: il segno dell’innovazione, della comprensione dell’attualità, l’atteggiamento creativo che spesso accomuna l’arte del fare alla creazione artistica. E aggiunge una quarta parola come segnale del tragitto: profezia. «Certo, io sono profondamente convinto che gli artisti abbiano la capacità di cogliere prima degli altri i mutamenti. Magari sono particolari che possono apparire marginali, ma che si rivelano in seguito essenziali. Come imprenditore è la mia filosofia: curiosità e creatività, per questo all’epoca acquistai uno dei primissimi pc dell’Ibm. È per questo che ci occupiamo di arte contemporanea, siamo interessati allo sviluppo lineare delle idee, alla comprensione del domani attraverso il gesto artistico. Comunque volevo percorrere altre strade, ero giovane, vendetti l’azienda, feci qualche soldino e arrivai negli Usa. Dove avvenne la svolta più importante della mia vita: conobbi Nancy».

Amore

Le informazioni carpite agli amici, raccontano che Giorgio non conosceva Nancy ma che un’amica comune insistè per farli incontrare. Nancy si presentò a cena nella sua casa di New York con una bottiglia di un grande vino italiano: Ruché dì Scarpa. «Nancy è un’americana innamorata dell’Italia, di cui ama e conosce profondamente l’arte e la cultura e parla molto bene l’italiano. Proprio in questi giorni festeggiamo l’anniversario, era il 2 di ottobre di 29 anni fa – ricorda Giorgio Spanu –. Eravamo trentenni con delusioni alle spalle e tanta voglia di ricominciare in un modo migliore. Tutto il mio percorso è legato a questo incontro. É stato il momento in cui ho scoperto l’amore, ti confesso che non abbiamo mai comprato un’opera, un oggetto da soli. Ogni cosa è il frutto germogliato da quella sera. Nancy ama il design italiano e ha un occhio straordinario. Si andava da nella galleria Fifty/50 per scovare pezzi di Gio Ponti, Tobia Scarpa, Guido Gambone. La svolta avvenne su un volo che ci portava in Italia, sul magazine Ulisse trovammo un articolo che parlava dei vetri di Murano. Da lì cominciò la nostra collezione ma inizio anche tutta una serie di eventi, conoscenze e amicizie che ci portò fino a Magazzino Italia».

La collezione Olnick Spanu di Vetri di Murano è stata protagonista di diverse esposizioni e confermata come una delle più interessanti del mondo, un corto di Anton Giulio e Siretta Onofri con le musiche di Ludovico Einaudi la racconta. Collezionare significa cercare, trovare e incontrare. «I nostri viaggi alla ricerca di mobili e vetri ci portarono a passare diverse estati a Venezia. Con parecchio dispiacere dei nostri tre figli, che si annoiavano parecchio. Pensavano che il Lido fosse l’unica spiaggia italiana – ricorda sorridendo Giorgio Spanu –. Ma ci fecero incontrare Sauro Bocchi, un gallerista che ci guidò nel mondo dell’arte contemporanea italiana.

Arte

Con lui cominciò l’avventura al Castello di Rivoli di Torino. Fummo stregati dalle opere di Jannis Kounellis e Michelangelo Pistoletto e dagli altri esponenti dell’ “Arte povera” degli anni Sessanta. Alcune di quelle opere adesso fanno parte della collezione di Magazzino Italia, come gli “Stracci italiani” di Pistoletto o “Amore e Pische” di Giulio Paolini, e poi “Mappa” di Alighiero Boetti». In questa instancabile ricerca saltano fuori gli incontri. L’architetto Gae Aulenti, i designer e grafici Massimo e Lella Vignelli. «Massimo e Lella partecipavano ai barbecue che organizzavamo nella semplice casa di legno di Spring. Un giorno ci dissero: “questo posto è magnifico, dovete costruire qui la vostra casa”, così ci fece vedere un libro sull’opera di Alberto Campo Baeza. L’architetto spagnolo maestro della purezza stilistica, fu nostro ospite e con i nastri che usavano i giardinieri cominciò sul prato a tracciare la pianta della nostra futura casa. Dopo poco arrivò il progetto, era semplice e bellissimo, una casa di cristallo inadatta però a conservare una collezione d’arte».

L’idea è ancora nell’aria, stabile ma non concreta. «L’impulso arriva dall’artista Giorgio Vigna – racconta Giorgio –. Per l’anniversario avevo regalato a Nancy una preziosa perla nera di Tahiti, era bellissima, un vero peccato incastonarla. Fino a quando ci imbattemmo nelle opere di Vigna, tra cui una piccola gabbia che conteneva una pietra preziosa, ecco la soluzione!». Così anche Giorgio Vigna entra a far parte della creativa cerchia di amicizie. «Esatto fu nostro ospite nella casa di legno, mentre andava avanti il cantiere della nuova abitazione. Rimase bloccato con la moglie per un black out e cominciò a esplorare la proprietà di 27 ettari imbattendosi in un grande serbatoio di cemento abbandonato che avevo fatto ricoprire per sicurezza, “è un basamento ideale per una scultura, ne voglio realizzare una”. Detto così sembrava un po’ azzardato, ma decidemmo di farlo. Tornò in Italia e dopo poco arrivò la scultura. Ecco quello fu il momento in cui nacque l’idea di arte site specific nel nostro parco». Dall’arte in giardino all’idea della galleria sotto casa. «L’idea c’era, la collezione cresceva e la meravigliosa casa progettata da Campo Baeza era uno spazio aperto sul parco, tante vetrate e poche pareti. Però costruire una galleria, un museo qui nel nostro terreno era troppo complicato. Convenimmo con i vicini di casa che il traffico i parcheggi avrebbero infranto la tranquillità del quartiere. E ci mettemmo a cercare. Quello che trovammo poco distante dalla casa era una ex fabbrica dove si costruivano i pc per l’esercito. Ma fu anche uno dei primi centri di raccolta degli agricoltori della zona. Aveva una storia e sembrava l’ideale, c’era lo spazio e il parcheggio e affidammo il progetto a un giovane assistente di Campo Baeza: Miguel Quismondo».

Condivisione

La collezione trova casa, ma trova anche il suo senso, perché spesso l’arte viene intesa come investimento, chiusa nei forzieri o, anche, ostentata come certificazione di potenza finanziaria. Qui c’è l’altra, magica, parola: condivisione. «Fin dai primi giorni il progetto prese la forma che speravamo, prima di tutto architettonica perché assecondare il progetto visionario di Miguel ha creato un’opera riconosciuta come funzionale e bellissima. A pochi giorni dall’inaugurazione ci chiedemmo: Verrà qualcuno? Arrivò tantissima gente, 2000 persone, tanti giovani e il numero è sempre cresciuto. Posso dire che l’obiettivo di Magazzino Italian Art è stato raggiunto. Far conoscere l’arte italiana di oggi, l’Italia non è solo Rinascimento e Barocco, come sostiene Vittorio Calabrese direttore del museo che ha creato lo staff di 15 persone che cura Magazzino. Oggi possiamo annunciare l’ampliamento col nuovo padiglione». Sin dall’apertura nel 2017 Magazzino ha commissionato nuove opere agli artisti inoltre, organizza un festival cinematografico e di arti performative.

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