Dichiarazione d’amore di Bergamin alla Barbagia

Alla Barbagia (meglio: Barbaria) di Luca Bergamin, così come ci viene restituita da questo “Barbagia è libertà. Viaggio nel cuore della Sardegna”, pubblicato da Ediciclo, si potrebbe avanzare una...

Alla Barbagia (meglio: Barbaria) di Luca Bergamin, così come ci viene restituita da questo “Barbagia è libertà. Viaggio nel cuore della Sardegna”, pubblicato da Ediciclo, si potrebbe avanzare una sola obiezione sostanziale: quella di aver restituito una celebrazione di questa terra solo positiva, del tutto priva di ombre. Epperò, a questa obiezione c’è una risposta anche facile: il libro di Bergamin, che scrive per Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore e La Stampa, è la dichiarazione d’un amore ancora in corso: e l’amore non conosce le ragioni della ragione.

Del resto, Bergamin l’ha scritto chiaro sin dalla prima pagina: «Questa non è una guida, ma una storia di affetto per la Barbagia soprattutto e un po’ per l’Ogliastra, dalle quali ho sempre ricevuto tanta genuina passionalità, e che ho voluto così, con questo racconto, ricambiare». La mappa pubblicata in apertura di libro (che ha il suo pendant nella sezione finale intitolata “Le immagini”) disegna senza possibilità di equivoci i confini della regione che, sulle tracce d’un entusiasta viaggiatore, andremo a visitare: Nuoro a nord, Ortueri e Ottana a ovest, il Golfo di Orosei (da Cala Gonone a Baunei) a est, Ulassai, Jerzu e il Rio Flumineddu a sud.

A sottolineare il carattere indomito delle genti barbaricine, ci ricorda quello che già scriveva Diodoro Siculo: e cioè che, complice l’asprezza e l’inaccessibilità dei luoghi, nessuna forza militare, compresi i potentissimi Cartaginesi e poi i Romani, era mai riuscita a soggiogarle. Quello dei barbaricini è un sentimento di indomita libertà, cui si deve aggiungere, se stiamo a queste pagine, anche una notevole enigmaticità, la resistenza a ogni facile decodificazione, se è vero che «in Barbagia bisogna un po’ immaginare». Un bel punto di partenza per iniziare il viaggio. Che si conclude con una visita alla tomba della Deledda, ai piedi dell’Ortobene, per portarle dei fiori.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes